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Visualizzazione dei post da agosto, 2017

Benevento 1996. (R) La notte dei vivi morenti

Da " Cartoline e dintorni". Storie di atletica leggera Benevento 1996 A Benevento sono andato per tre anni di seguito dal 1996 al 1998. La prima volta con i miei atleti del CCRS Sorso, le altre due con le ragazze prestate all'atletica Porto Torres.  L' anno della nostra formazione, finimmo in un albergo fuori città, appiccicato ad una collina come un polpo allo scoglio. Aveva un bel nome, che non ricordo, che faceva pensare alle delizie del paradiso di Allah. Si presentava anche bene. Una specie di torre multicolore di un numero imprecisato di piani e piante rampicanti come i giardini pensili di Babilonia. Una volta dentro l'inferno, o meglio il caos, come nella torre di Babele. Venne subito l' ora della cena, dopo un viaggio durato un giorno. Piatto unico: una salsiccia lunga un chilometro e sottile come una matita che doveva sfamare circa duecento persone (c' erano altre formazioni sfortunate come noi). Dopo una accanita trattativa col propr

Gente di strada (R)

Da Cartoline e dintorni Pagine della memoria:  Gente di strada Milano. Alla stazione del metrò di piazza Repubblica salgono tre ragazzi armati di chitarra e fisarmonica. I due maschi avranno diciotto anni o poco più, la ragazza ha un volto e un fisico da dodicenne. Attaccano con una vecchia canzone del repertorio folk americano. Lei ha una voce sottile e roca, quasi si perde tra i rumori del treno. Trenta secondi di esibizione, un barattolo di coca cola tagliato a metà circola tra i pochi passeggeri. Qualche moneta rimbalza con un suono cupo. Alla stazione successiva i tre scendono e spariscono velocemente come sono apparsi. Bologna. Portici di via Indipendenza: due ragazzi, ben vestiti, non fanno niente. A turno fermano i passanti e chiedono una monetina. Lei è vestita come l' assemblaggio d' un cieco, il volto è un campionario di piercing. E' molto giovane ma ha l' espressione dura come un vecchio senza speranze. Lui, sdraiato per terra, fuma e pensa ai fatt

De gustibus (R)

Da Cartoline e dintorni Pagine della memoria:  De gustibus Ho conservato anche diverse ricevute dei ristoranti dove ho mangiato. Il pranzo migliore è stato a Montalcino. Il locale era deserto, abbiamo chiesto al proprietario che pisolava in piedi all' ingresso: “ E' troppo presto?” “ No, l' è che non c' è nessuno.” Ottimi i pici fatti in casa e la tagliata di chianina alla rucola, il tutto accompagnato da un rosso (manco a dirlo) di Montalcino. Anche il Lido Solitario di Castiglione del Lago si difende bene malgrado un aspetto da Rimini che inquieta. Anche il costo si difende bene ma i tagliolini primavera con pomodorini, mozzarella fusa, funghi e basilico sono un piatto da provare. Ordinaria amministrazione ad Arezzo all' osteria dei Mercanti, il cupo proverbio in fondo alla ricevuta (che invita a diffidare di chi non ha i denti e ha provocato una “ vibrata protesta “ da parte delle categorie odontotecnici, usurai e banche) è compreso nel prezzo.

Viaggio in Toscana (R)

Da Cartoline e dintorni Pagine della memoria:  Viaggio in Toscana Più che un viaggio è un continuo ritornare in luoghi che non fanno parte della mia storia. La prima volta che sono stato a Firenze avevo 19 anni. Una visita così veloce che non è rimasta traccia nella memoria. Durante il servizio militare stavo sempre con alcuni commilitoni toscani, la loro vivacità ed esuberanza contro la mia scontrosità e riservatezza. Mi trovavo a mio agio con loro. Ogni volta che vado in Toscana è sempre la prima volta anche quando ritorno in posti già visitati. Mi piace la lingua e, come la parlano i toscani, è una musica che mette allegria. Anche le bestemmie sembrano più lievi. Confrontatele col turpiloquio dei veneti o dei lombardi, pesante come un macigno. Ogni volta che ti scappa una madonna subito devi andare in pellegrinaggio a Padova o a Caravaggio per ripulirti l' anima e la bocca. In Toscana una risata assolve tutto. Anche il Padreterno sembra prendersela di meno, maledetti

Strade (R)

Da Cartoline e dintorni Pagine della memoria:  Strade Mi è sempre piaciuto camminare. Soprattutto di notte quando le case perdono i loro contorni e le strade si aprono alla fantasia. Di giorno, i colori volgari delle facciate disturbano i pensieri, da anni c' è una corsa sfrenata al cattivo gusto. Le città moderne sono costruite contro l' uomo. Si usano e poi si cerca di vivere fuori, dove non importa, ma fuori. Le macchine, i rumori, i manifesti della pubblicità, la gente che ha fretta. La strada sparisce nel vortice della vita frenetica dei nostri giorni, forse si nasconde e aspetta la notte. Invano. Le città di notte si aprono ad un mondo ancora più frenetico. La parola d' ordine è divertimento. Moto che sfrecciano, automobili che gareggiano, discoteche che sparano luci e colori impazziti, bar chiassosi dove ammazzare il tempo e le parole. Ogni tanto qualcuno muore. E ancora sirene e polizia e ambulanze. E venditori di sogni artificiali e giovani donne disponibili,

Viaggiare (R)

Da Cartoline e dintorni Pagine della memoria:  Viaggiare Ho scoperto di essere un viaggiatore nato quando avevo 12 anni. Da qualche giorno abitavamo a Brescia in un piccolo appartamento in via Milano, in attesa delle case INCIS ( appartamenti costruiti dallo Stato per i suoi dipendenti). Via Milano è una strada lunghissima, comincia in piazza Garibaldi e finisce direttamente nella val Brembana. Mai vista la fine. Il centro della città era lontanissimo. Sul giornale locale avevo letto che proiettavano un film che dovevo assolutamente vedere: Il corsaro dell' Isola Verde con Burt Lancaster. Ma dove si trovava il cinema e chi conosceva la città? In queste situazioni si vede il vero viaggiatore. Nel giro di un' ora mi trovai davanti al cinema in questione. Istinto o pura fortuna. Felicità assoluta poi la delusione. Il biglietto d'ingresso costava 250 lire, un' enormità per le mie tasche che non ne contenevano neanche la metà. Così mestamente mi avviai verso v

Alberghi (R)

Da Cartoline e dintorni Pagine della memoria:  Alberghi Ho conosciuto alberghi di tutt' Italia. Stili, atmosfere diverse e camere sempre tristi. Odiavo ed odio rimanere chiuso in una stanza d' albergo. Non importa se si tratta di un buco in un quartiere periferico di Roma con gli scarafaggi che ti guardano storto o il liberty di un pretenzioso palazzo di via Veneto (Hotel Flora) dove gli scarafaggi, più discreti, t' ignorano. Oppure si va dai paesaggi mozzafiato dell' Hotel Capotaormina con l' Etna di fronte che sfida i colori allegri della Sicilia al due-metri-per-due di Rimini, con finestrino tipo carcere che inquadra pochi centimetri di cielo. Ricordo che per pisciare dovevo uscire dal gabinetto almeno con una gamba. I gabinetti sono la vera unità di misura degli alberghi. Sull' autostrada, al casello di Firenze, ti regalano le ciabatte (di carta) e una musica di sottofondo che favorisce la concentrazione durante la seduta. A Verona, con la scusa

Lontano, lontano

di Leo Spanu Ripubblicando le mie cronache liceali ho citato l'amico Cesare e m’è venuto in mente di cercarlo sulla rete. Non si sa mai che lo trovo, si ecco è proprio lui, non può essere che lui: stesso anno di nascita e poi la moglie Luisa. Luisa?  Ma non sarà quella nostra compagna di classe che  Cesare ha iniziato a corteggiare da subito. Qualche anno di attesa e poi si sono messi insieme. Cesare è sempre stato un ragazzo testardo, quando aveva degli obiettivi  da raggiungere non si fermava davanti a nessun ostacolo. Si sono sposati poi.  Non lo sapevo ma la notizia non mi sorprende e mi dà un immenso piacere: erano una coppia adorabile e … no, questo no, davvero no. Luisa è morta nel 1993. Grande strumento di informazione questo internet ma non sono queste le cose che volevo sapere. Mi ricordo benissimo di Luisa, una ragazza molto riservata, con qualcosa di malinconico nello sguardo. L’esatto contrario di Cesare con la sua esuberanza, la sua allegria. Forse è un errore fr

Brescia 1965. (R) Cronache liceali 2

Da Cartoline e dintorni Brescia 1965. Cronache liceali 2 Maria Paola (nome di fantasia) era la “ bruttina” della compagnia. Quando compì 18 anni, la famiglia non organizzò un semplice ballo. L'ingresso in società doveva avvenire attraverso il classico ballo delle debuttanti. Fu una cerimonia con scarsi quarti di nobiltà ma con molto lusso buzzurro. Maria Paola si vide regalare dal padre una Mercedes e lei non aveva ancora la patente.  Io che avevo un anno più di lei e la patente fresca di conio, per poter utilizzare la Prinz di mio padre (macchina sempre tedesca ma grande quanto una scatoletta di Simmenthal) almeno due volte al mese dovevo lucidare tutte le maniglie (d'ottone) delle porte di casa con il Sidol. Infatti mia madre decideva, col ricatto o dietro prestazione lavorativa  casalinga, il mio utilizzo della macchina.  Maria Paola abitava in un paese  a trenta chilometri da Brescia, più fabbriche che abitazioni.  Allora l'industria bresciana tirava a tutta ve

Brescia 1961. (R) Cronache liceali 1

Da Cartoline e dintorni Brescia 1961. Cronache liceali 1 Mi ero iscritto al liceo scientifico Annibale Calini, una scuola frequentata prevalentemente dai “ricchi”. Mio padre sognava un figlio laureato e, all'epoca, si poteva accedere all'università solo attraverso i licei (classico e scientifico). Eravamo due i “poveri”: c'era anche il mio amico Cesare L. figlio di un macellaio e noto come “Ciccio” (forse) per il suo eterno foruncolo sul naso. E' diventato un affermato ingegnere. Non mi sono trovato male in quell'ambiente anzi sono stato accolto come uno di loro dai nuovi e facoltosi compagni. Quando si è molto giovani i soldi non hanno molta importanza, c'è ancora un mondo da scoprire. Naturalmente noi dell'elite (sic!) non frequentavamo gli stessi ambienti dei nostri coetanei meno fortunati. Eravamo una casta che non si mischiava col popolino. Le feste da ballo, praticamente ogni sabato sera, si svolgevano nelle case private dell'uno o dell'

Il mistero della pagina scomparsa

di Leo Spanu Apro il giornale e leggo che…… non leggo niente!?  Ricominciamo da capo. In prima pagina, La Nuova Sardegna di oggi 22 agosto dell’anno del Signore 2017, grande fotografie centrale con gente che guarda e scatta  foto da postare su FB, paura a Sorso per un incendio. Giuro che non mi sono accorto di niente e si che l’incendio era vicino a casa. Non ho sentito neppure le sirene dei Vigili del Fuoco. E’ vero che sono mezzo sordo ma non a questo punto. Peccato, una cosa è assistere ad un fatto in diretta, altro è leggerlo sul giornale. Vediamo, servizio di Salvatore Santoni a pagina 18. La pagina 18 non esiste o meglio c’è ma è interamente riempita dalla pubblicità de La Nuova Sardegna: Un ventaglio di opportunità  per migliorare l’impatto della comunicazione .  Si, va bene ma dov’è finito l’incendio di Sorso. Controllo rapido di tutto il giornale. Non solo è sparita la pagina 18 ma l’incendio non c’è più.  Sogno o son desto o sono “cecato”? Chiamata d’urgenza la sign

La contestazione (R)

Da Cartoline e dintorni Pagine della memoria:  La contestazione La prima volta fu una riunione segreta degna dei carbonari. Bisognava dare una lezione al professore di educazione fisica, un fanatico, che ci trattava come materassi da sbattere. Alla fine di ogni ora di lezione (due ore alla settimana) rientravamo in classe come dei profughi che avevano attraversato il deserto del Sahara in una sola tappa. Le nostre compagne ( all'epoca la lezione di  educazione fisica si faceva separatamente; maschi e femmine non potevano stare insieme) ci prendevano in giro e questo rendeva la situazione ancora più umiliante. Alla fine “ l'assemblea” prese una decisione  e una delegazione di studenti si presentò davanti al preside per denunciare il trattamento da lager nazista dell' insegnante. Mai nel corso della storia del nobile e aristocratico liceo scientifico Annibale Calini si era verificato una simile e grave contestazione ad un docente. Il professore fu convocato in presiden

Storia di un insegnante (R)

Da Cartoline e dintorni Pagine della memoria:  Storia di un'insegnante La mia insegnante di lettere (italiano e latino) delle medie era una donna piccola e minuta, di età indecifrabile tra i trenta e cinquant' anni. Di aspetto insignificante, anzi decisamente bruttina; le rare volte che sorrideva rassomigliava in modo impressionante ad un teschio. Amava totalmente il suo lavoro, non aveva altro nella vita. Nubile, viveva con la sorella in un piccolo appartamento vicino alla sede centrale della scuola. Un' esistenza molto riservata e solitaria. Si era messa in testa che io fossi un ragazzo con un' intelligenza superiore alla media. Ero il suo allievo preferito, il migliore che avesse mai avuto. Mi voleva bene come  una madre triste. Una volta mi regalò un libro (costoso) di speleologia. Era il periodo in cui  mi ero appassionato a quella materia. Quando rischiai di essere espulso da tutte le scuole d'Italia (avevo buttato fuori dalla finestra un ragazzo, banco

La triste storia dell'uomo che morse il cane (R)

di Leo Spanu Siccome è domenica e non ho niente da fare e neanche voglia di fare niente mi è capitato di rileggere un mio articolo scritto, evidentemente quando il sole d' agosto scioglieva i miei quattro neuroni e quindi erano giustificati i miei incubi estivi. Ma perchè  oggi, 2 febbraio, con i miei neuroni al fresco,  mi sembra che il tempo non sia passato. Ogni uomo aspira (credo) all'eternità: solo gli artisti e i geni con le loro opere d'arte e le loro scoperte scientifiche ci riescono,  gli altri, le persone comuni come noi, vengono dimenticate un attimo dopo che sono morte. Molte anche prima. Mi viene però un dubbio: che anche le stronzate siano eterne? Pubblicato il 20 agosto 2017 E’ un classico del giornalismo: un cane che morde un uomo è zero, ma un uomo che morde un cane è una notizia. Vediamo come la racconta “ Un Giornale”  o “ La Televisione”. Ieri,  19 agosto, ad Abbiategrasso, in piazza Stretta, il signor Mario Rossi, di anni 44, emigrato dalla

Noterelle di viaggio di un uomo comune (R)

Noterelle di viaggio di un uomo comune  Scritte tra il 2000 e il 2011  di Leo Spanu  E' il sottotitolo di "Cartoline e dintorni" la mia autobiografia semiseria ( o poco seria a scelta) che, come avevo promesso in " Corsi e ricorsi", ripresenterò in piccoli  assaggi. Comunque non si tratta di un atto di presunzione anche  se la modestia non è fra i miei peggiori difetti; lo so che le biografia si scrivono solo per i personaggi storici, per i grandi uomini ( pochi) e specialmente per  i VIP cioè ladroni e puttanoni . Noi piccoli uomini non meritiamo dunque neanche una riga di attenzione a parte quelle su una lapide tipo " quant'era era bello e quant'era buono"?  Che certe parole, se ce lo dicessero da vivi ci farebbero pure piacere anche se non è vero.  Così ho deciso di parlare di me ( argomento che conosco molto bene anche se ancora mi sfugge qualche particolare) spiegandone le ragioni nella presentazione.  "Cartoline e dinto

Giovanni Baraca (R)

Giovanni Baraca. Poesie politiche di Leo Spanu Giovanni Baraca.  “ Chi era costui?” direbbe il don Abbondio di turno. In effetti alcune corrispondenze inviate dalle Poste Italiane in via Largo Baraca, con Largo che diventa un nome proprio, possono ingenerare qualche dubbio. Non è il caso dello studente sassarese che, al professore che gli poneva una domanda “facile, facile” come  Dimmi il nome di Garibaldi? rispose felice e contento: Questa la so: Emiciclo ! Giovanni Baraca ( con una c) non è neppure l’aviatore (Francesco Baracca con due c) precipitato con l’aereo durante la prima guerra mondiale (come sempre, morire è un buon metodo per diventare eroi e famosi!). Più semplicemente era un poeta e scrittore di Sorso. Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo artista consiglio la lettura di un bel saggio uscito sulla rivista la Frisaia ( marzo- aprile 2006)  opera di Giampiero Congiata, un giovane studioso di Porto Torres. In questo articolo mi limiterò a ricordare e

Libera nos a malo

di Leo Spanu I più giovani non lo sanno ma è una frase del Padre Nostro, quando si imparavano le preghiere in latino e significa semplicemente  “Liberaci dal male”. Una frase che vorrebbe essere molto più di una speranza o un pio desiderio. Infatti dovrebbe essere la strada da seguire per stare bene ma, come è noto, la strada per l’inferno è più comoda perchè  è sempre in discesa. Malo, in provincia di Vicenza,  è il paese di nascita di uno scrittore italiano, Luigi Meneghello (1922-2007)  che nel romanzo autobiografico “ Libera nos a Malo” ( 1963) gioca nel titolo  col finale della preghiera e racconta cose e gente del suo paese, dagli anni del fascismo con le sue miserie agli anni del dopoguerra con la voglia di rivincita.  Storie comuni, anche tristi. Anch’io tendo a giocare con le cose e la gente del mio paese, Sorso; racconto  storie che vorrei versare dentro un bicchiere per  poi vuotarlo tutto in un Sorso. Ma non riuscirei certo a liberami dal male che sento dentro. 

Petronio Pani: ricordo di un amico (R)

di Leo Spanu La nostra amicizia risale al 1980. Avevo appena preso possesso della mia carica di assessore comunale quando Petronio Pani si presentò nel mio ufficio con  una serie di proposte da “ mandare avanti”. Proposte, non richieste: Petronio non chiedeva mai, dava per scontata la disponibilità dei suoi interlocutori. Fu  un'incontro tra due persone completamente diverse. Petronio era nato nei dintorni di Modena ma era un sorsense DOC; io invece sono nato a Sorso ma provenivo dalle nebbie del profondo nord. Due caratteri opposti: iperattivo Petronio, aperto e trasparente con  gli altri; io più riflessivo, ombroso e meno convinto della bontà del  genere umano. Fu naturale decidere di fare qualche pezzo di strada insieme. L'archeologia fu il primo campo che andammo a frugare. Confesso che allora non avevo un grande interesse per questa scienza anche se poi sarei finito a lavorare, ironia della sorte, proprio in questo settore. Petronio Pani, insieme a Nicola Manzoni, aveva

La fontana della Billellara (R)

La fontana della Billellera: ovvero l’elogio della follia di Leo Spanu In un precedente articolo abbiamo parlato della fontana di Sorso per come la ricorda la scrittrice Carolina Cutolo. In questa sede vogliamo raccontare  qualcosa in più su questa famosa fontana ormai assunta a simbolo di Sorso. Il  motivo di tanta imperitura gloria è dovuta al fatto, universalmente noto, che chi beve l’acqua della Billellera diventa matto (in sorsense: maccu). In realtà il binomio acqua-follia ha una storia lunga e ricca di  esempi più importanti e famosi. Erasmo da Rotterdam (1466-1536) teologo, umanista e filosofo olandese nel suo trattato Elogio della follia evidenzia la necessità vitale dei comportamenti “fuori norma”. Gli uomini, piacciono da bambini  perché hanno “ la grazia che viene dalla mancanza di senno ”. Poi diventano adolescenti, talvolta ancora gradevoli,  e in seguito adulti saggi e noiosi. Infine invecchiano e rimbambiscono. Allora interviene la Follia che prende i vecch

Lo spettacolo deve continuare

di Leo Spanu Guardo sempre più distrattamente la televisione; ormai sopporto solo i film. Ho un abbonamento con una tv a pagamento e, ogni tanto, compro dei DVD in edicola. Qualche buon film, qualche altro meno; in genere i più, specie quelli italiani, sono veramente brutti. Per ridere ascolto un po’ di politica: ormai i comici e i buffoni sono tutti lì. E’ vero che si ride amaro anche perché qualcuno di loro potrebbe essere pericoloso per la democrazia. Molte tentazioni autoritarie attraversano la nostra società. L’ultimo esempio è il Venezuela, forse il paese più ricco del mondo ma con una miseria incredibile per il popolo. Anche nei democratici USA c’è qualche sentore di nazismo ma probabilmente loro hanno ancora degli anticorpi per resistere all’imbecillità crescente. No, non sono i grandi del mondo, a preoccuparmi. I tiranni sono sempre esistiti ma c’è sempre stata, per fortuna,  gente che ha combattuto il potere e la sua violenza. Ne cito un paio a caso: Gesù Cristo e Gand