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A Brescia non c'è la nebbia: Cap. 12

  Capitolo 12                 A Brescia non c’è   la nebbia Brescia è una città che corre, un po’ come Milano ma ad una velocità maggiore e con un piccolo complesso di inferiorità. Infatti   se a Milano, durante il Risorgimento, hanno avuto le Cinque giornate   a Brescia non potevano essere che Dieci, il doppio; se a Milano hanno lo smog, nero come la vergogna, a Brescia hanno la nebbia, bianca come la purezza. -Non c’è confronto: il candore dell’innocenza contro l’oscurità del male.-  La frase era tipica di Maurizio e Simone aveva subito replicato: -Questa non l’ho capita. Per caso questo cretino ha bevuto?- - No, è così di suo.- Leo era sempre per la pace. La penosa discussione era avvenuta   una sera di marzo al rientro da una festa da ballo. La casa era quella di Elena, altra compagna di classe, che abitava in una mostruosità,   una specie di   grattacielo che il pad...

A Brescia non c'è la nebbia: Cap. 11°

  Capitolo 11°                        Il Castello Il Castello non è una fortezza medievale arroccata sul colle Cidneo, a ridosso del centro storico. Per gli altri forse ma per i bresciani il Castello è lo spirito della città, come una parte del corpo, tra il cuore e il cervello, è un parente che viene dopo la madre, il padre e i fratelli, un amico che ti accoglie in ogni stagione della vita. Sistemato al centro della città è un insieme di boschi, di viali alberati, di giardini e di sentieri dove perdersi senza dover fuggire lontano. Perché Brescia è sempre là sotto, coi suoi rumori e la sua vita frenetica. Ma basta un minuto per   liberarsi da tutto, immersi nel verde, seduti su una panchina e sognare di essere altrove. Il Castello è anche un insieme di costruzioni antiche, di varie epoche con torri e ponti levatoi e luoghi segreti e gallerie.   Per Leo che ve...

A Brescia non c'è la nebbia: Cap. 10

  Capitolo 10°           Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo Il film   Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo (1963), un capolavoro della commedia americana, fu presentato in prima visone nel cinema Crocera, in corso Zanardelli e Leo preferì andare da solo a guardarlo per non essere disturbato dagli amici. Quasi tre ore di divertimento puro e quando Leo uscì dalla sala aveva le lacrime agli occhi per le risate e gli faceva pure male la pancia. In quell’occasione capì l’espressione “ pisciarsi dalle risate” perché c’era andato molto vicino. Tornò a rivederlo   il giorno dopo, di domenica, perché si era reso conto di aver perso troppe scene per le continue risate sue e   altrui. A pensarci bene aveva visto più di una persona alzarsi e uscire tenendosi la pancia quindi non era stato il solo a necessitare di una seconda visione . Quell’anno, il 1963, era stato un anno molto strano, pieno di avvenimenti importanti ...

A Brescia non c'è la nebbia: Cap. 9

  Capitolo  9°     Cronache liceali Il liceo scientifico Annibale Calini era organizzato come un sistema militare. Ad ogni mancanza seguiva la punizione, guai ad entrare in quella logica o meglio in quel girone infernale perché non esisteva nessuna pietà per gli studenti “sbagliati”. La strada scendeva precipitosamente e alla fine, come traguardo,   c’era la bocciatura   e praticamente l’uscita   o meglio l’espulsione da quella scuola.  La classe dirigente doveva difendere il suo potere quindi la selezione era spietata. Quando il signor Sanna volle iscrivere il figlio a quel prestigioso istituto lo fece per il più semplice dei motivi: lui che aveva preso la terza media da militare sognava un figlio laureato e all’epoca solo i due licei permettevano l’accesso all’università. Leo aveva un buon curriculum scolastico, le tasse pagate per il profitto perché non credere che il figlio di un modesto lavoratore potesse aspirare ad una posizione migliore ...

A Brescia non c'è la nebbia: Cap. 8°

Capitolo   8°     Picnic sul monte Maddalena Quel lunedì dell’Angelo del 1965 fu un giorno diverso, importante per gli effetti ed anche unico ma andiamo con ordine. A Leo non erano mai interessate le feste comandate con tutti gli assurdi e stupidi riti collettivi, anzi le odiava profondamente, figuriamoci poi la pasquetta ma aveva bisogno di staccare almeno un giorno, di liberare la mente dalla fatica. La bocciatura dell’anno scolastico precedente aveva fatto saltare in aria il mondo, tutto il suo mondo. E’ vero, il suo rendimento scolastico non era stato tra i più brillanti, ma la sentenza dei professori obbligati sicuramente dal preside, universalmente noto come “ La Carogna” per la sua abitudine di interferire, sempre negativamente, sul loro giudizio, era stata ingiusta e immotivata.  La condotta, buona o cattiva, era il vangelo del Signor Preside, pronunciato al maiuscolo da docenti e personale della scuola. Erano molti gli studenti caduti sotto la manna...