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Canzoniere 1: Fabrizio De Andrè

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   di Leo Spanu Fabrizio De Andrè (1940-1999) Il fannullone (1963) Lei tornerà in una notte d'estate l'applaudiranno le stelle incantate rischiareranno dall'alto i lampioni la strana danza di due fannulloni. La luna avrà dell'argento il colore sopra la schiena dei gatti in amore. Fila la lana (1965) Fila la lana fila i tuoi giorni illuditi ancora che lui ritorni libro di dolci storie d'amore chiudi le pagine sul suo dolore. Per i tuoi larghi occhi (1965) Tutto quello che ricordo di te di quegli attimi amari sono i tuoi occhi chiari. Geordie (1966) Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso non ha vent'anni ancora cadrà l'inverno anche sopra il suo viso potrete impiccarlo allora. Amore che vieni, amore che vai (1967) Quei giorni passati a rincorrere il vento a chiederci un bacio e volerne altri cento un giorno qualunque li ricorderai amore che fuggi da me tornerai. Il testamento (1966) A te che fosti la più contesa la cortigiana che non si dà a tutti ed or...

Pronto chi sparla?

  di Leo Spanu Quando eravamo preistorici la maggior parte delle comunicazioni (da lontano) avvenivano per iscritto. E' vero che qualcuno aveva il telefono fisso in duplex, un apparecchio in condominio per ridurre le spese ma le litigate per l'uso dell'apparecchio erano all'ordine del giorno.  Poi c'erano le cabine telefoniche: qualcuno come Superman le usava per cambiarsi il costume. C'erano pure i gettoni che erano alternativi alle monete; valore ultimo prima di finire nella spazzatura, duecento lire. O facevi una telefonata o ti prendevi un caffè.  Una volta c'erano anche le signorine telefoniste impiegate nei centralini che indirizzavano le telefonate interurbane. Quando scoppiò la tecnologia ci furono milioni di licenziamenti. Così tutti scoprimmo che dietro la voce sensuale e provocante c'era una gentile e anziana signora. In seguito alcune di loro, quelle con la voce più maiala, furono assunte dalle linee porno per sussurrare agli imbecilli: ...

E anche per quest'anno niente mondiali

 di Leo Spanu Non ho mai amato il mondo del calcio ma, come uomo di sport (35 anni di attività come dirigente e tecnico di atletica leggera) apprezzo tutti gli sport. Ritengo lo sport una delle poche attività che  ancora  riesce a regalare, a giovani e a vecchi, occasioni di speranza e di gioia, in un periodo dove troppi signori della guerra stanno seminando nel mondo dolore e paura. Ma ho il sospetto che il calcio italiano, sia in mano a gente incapace e incompetente, che il calcio italiano sia addirittura la brutta copia di un brutto governo, il peggiore nella storia della repubblica italiana. Sarebbero dilettanti allo sbaraglio se si trattasse di una "Corrida" televisiva dove si gioca e si scherza, ma il governo di un paese, la gestione di uno sport che appassiona milioni di sportivi e tifosi non sono temi da  affidare ad apprendisti stregoni, pure scappati casa. Ci sono stati momenti in cui lo sport ha avuto anche importanti e positivi effetti politici, un solo e...

Oh che bel cappello (R)

di Leo Spanu Quando ero giovane (durante i "favolosi" anni 60) mi piaceva andare a teatro, naturalmente in loggione visto che i miei mezzi finanziari non mi permettevano posti nei palchi o in platea. A volte ci si annoiava mentre si aspettava l’inizio dello spettacolo; infatti per trovare un buco decente in piccionaia (leggi loggione) bisognava presentarsi un paio d’ore prima  ed aspettare con fila lunga e paziente che neanche i pensionati alle poste il giorno della pensione. A volte per riempire i tempi dell’attesa si dava un’occhiata verso il mondo di basso dove i ricchi rappresentanti della nuova industria bresciana potevano appoggiare le loro riverite chiappe sui velluti delle poltrone color rosso granato. Noi in alto, studenti squattrinati, operai , e lavoratori con una punta di vera cultura in più rispetto ai loro sottostanti datori di lavoro (allora si chiamavano padroni) si discuteva di tutto un pò. A mio modesto parere il Teatro Grande di Brescia si chiama così non t...

Ricordando un amico: Nicola Tanda

  di Leo Spanu Conoscevo Nicola Tanda da anni, una conoscenza superficiale dovuta alla comune militanza nel Partito Socialista Italiana, poi motivi di letteratura hanno trasformato la conoscenza in amicizia tra allievo e maestro. Non finirò mai di ringraziarlo per avermi dato la possibilità di realizzare un mio sogno di gioventù: diventare scrittore. Su di lui ho scritto qualche articolo. Ve li ripropongo. Nessuno è profeta in patria Leggo sulla Nuova Sardegna del 23/7/2014 la notizia che il professor Nicola Tanda “regala” ad Ozieri il suo ricco fondo librario. La mia prima reazione istintiva è di stupore  poi mi rendo conto, con amarezza, che il professor Tanda ha fatto la scelta giusta. Nicola Tanda è l’ultimo di quattro fratelli che, con le loro attività, hanno onorato la città di Sorso. Pochi cenni indicativi per i più distratti che, a Sorso, sono troppi. Nicola Tanda: docente universitario, filologo, critico letterario, fondatore di vari premi letterari (Ozieri, Romangia)...

Ricordando un amico: Antonio Porqueddu

  di Leo Spanu Sono quasi sei anni che Antonio Porqueddu è morto: devo aver perso la cognizione del tempo perchè mi sembra ieri. E anche Antonio se n’ è andato. Negli anni 60 quando Platamona era una località turistica famosa lui faceva la guida turistica par l’albergo Pontinental e siccome era pieno di ragazze inglesi era diventato Antony Porkins (per i più giovani il riferimento era ad un famoso attore americano dell’epoca, Antony Perkins). Noi ci eravamo conosciuti nel 1970: entrambi candidati nelle lista del PSI (Partito Socialista Italiano) alle amministrative di Sorso con capolista Giuseppe Borio.  Lui aveva una macchina decappottabile gialla a due posti; non ho mai capito la marca, a me sembrava la macchina di Paperino. Ricoperta di manifesti girava per le vie del paese, nella versione moderna di Totò: vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio.  Qualche volta sono salito anch’io su quella macchinetta, Antonio mi aveva preso in simpatia perché io (insieme a Michele M...

Ricordando un amico: Antonio Salis

  di Leo Spanu Non sono un collezionista di amici; sono stati sempre pochi e, qualche volta, con tempeste durante il viaggio. Sono passati sette anni dalla morte di Antonio Salis, il tempo corre ed io aspetto, senza fretta, il mio momento . Troppi amici e conoscenti sono scomparsi in questi ultimi anni: il tempo si è portato via  persone e memorie. A volte mi sento come un sopravvissuto. Questo articolo lo scrissi allora. Lo ripropongo perchè Antonio Salis era una persona che meriterebbe di essere ricordata dalla nostra comunità. Ma, come lamento da sempre, Sorso è una città senza storia perchè non ha memoria della sua cultura e dei suoi figli migliori. Antonio Salis  (31 luglio 2019) Ho conosciuto Antonio a metà degli anni 70 per la comune militanza nel partito socialista. Non fu amicizia a prima vista: Antonio è stato sempre un uomo molto riservato ed anch’io non ha mai avuto un carattere espansivo. Nel 1975, con la giunta guidata dal democristiano Giuseppe Carta, assun...