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Ho vinto qualche cosa?

 di Leo Spanu Francesco Paolantoni, quando era un attore praticamente sconosciuto, aveva creato un personaggio comico, un imbranato concorrente di quiz televisivi; il suo tormentone era: Ho vinto qualche cosa? Ecco, una domanda simile vorrei porla al signor Trump: Che cosa hai vinto?  Lo stretto di Hormuz che, prima della guerra era gratuito, grazie alla vittoria degli USA ora è a pagamento. L'Iran che doveva essere cancellato dalla storia della civiltà, ora ha scoperto due cose: primo che quel braccio di mare è un'arma più potente di qualsiasi bomba, secondo che è un nuova e ricca fonte di guadagni. E bravo Trump che non solo ha fatto ammazzare tanta gente innocente ma ha messo in gravi difficoltà mezzo mondo per giocare alla guerra di un altro. Perchè l'unica cosa che ho capito, non essendo laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, è  che il presidente USA ha eseguito gli ordini di un notorio criminale come il premier israeliano. E' vero che questo spo...

Canzoniere 3: Sergio Endrigo

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 di Leo Spanu Sergio Endrigo (1933-2005) Aria di neve (1962) Lungo le strade del nostro amore ho già inventato mille canzoni nuove per i tuoi occhi più di mille canzoni nuove che tu non canti mai. La periferia (1962) Io amo la periferia da quando ho incontrato te  mi piace aspettare la sera seguendo le strade che portan lontano dalla città. Le case in periferia risuonano di grida e canzoni e mille mille panni colorati si muovono al vento bandiere di festa solo per noi. Basta così (1962) Perchè preferisci rimanere sola  e le tue mani e i tuoi pensieri non m'incontrano più. Vecchia balera (1962) Vecchia balera di periferia dove ho passato la mia gioventù là ho perduto Maria e mai ho capito perchè. Era d'estate (1963) Io ti guardavo e sognavo una vita tutta con te mai sogni belli non s'avverano mai. Era d'estate e tu eri con me  era d'estate tanto tempo fa  e sul tuo viso, lacrime chiare  mi dicevano solo addio. Se le cose stanno così (1963) Se le cose stanno ...

Canzoniere 2: Luigi Tenco

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 di Leo Spanu Luigi Tenco (1938-1967) Ti ricorderai di me (1961) Ti ricorderai di me quando perduto mi avrai quando riderò dei sogni che per te ho sognato. Mi sono innamorato di te (1962) Mi sono innamorato di te perchè non avevo niente da fare il giorno volevo qualcuno da incontrare la notte volevo qualcosa da sognare. Angela (1962) Angela, Angela, angelo mio io non credevo che questa sera sarebbe stato davvero un addio Angela credimi, io non volevo. Io si (1962) Io si che t'avrei insegnato qualcosa dell'amore che per lui è peccato io si t'avrei fatto sapere quante cose tu hai che mi fanno impazzire ma ormai Cara maestra (1963) Egregio sindaco mi hanno detto che un giorno tu gridavi alla gente: Vincere o morire. Ora vorrei sapere come mai vinto non hai, eppure non sei morto. Al posto tuo è morta tanta gente che non voleva nè vincere nè morire. Ragazzo mio (1965) Ragazzo mio, un giorno ti diranno che tuo padre aveva per la testa grandi idee ma in fondo, poi non ha concluso ...

Canzoniere 1: Fabrizio De Andrè

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   di Leo Spanu Fabrizio De Andrè (1940-1999) Il fannullone (1963) Lei tornerà in una notte d'estate l'applaudiranno le stelle incantate rischiareranno dall'alto i lampioni la strana danza di due fannulloni. La luna avrà dell'argento il colore sopra la schiena dei gatti in amore. Fila la lana (1965) Fila la lana fila i tuoi giorni illuditi ancora che lui ritorni libro di dolci storie d'amore chiudi le pagine sul suo dolore. Per i tuoi larghi occhi (1965) Tutto quello che ricordo di te di quegli attimi amari sono i tuoi occhi chiari. Geordie (1966) Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso non ha vent'anni ancora cadrà l'inverno anche sopra il suo viso potrete impiccarlo allora. Amore che vieni, amore che vai (1967) Quei giorni passati a rincorrere il vento a chiederci un bacio e volerne altri cento un giorno qualunque li ricorderai amore che fuggi da me tornerai. Il testamento (1966) A te che fosti la più contesa la cortigiana che non si dà a tutti ed or...

Pronto chi sparla?

  di Leo Spanu Quando eravamo preistorici la maggior parte delle comunicazioni (da lontano) avvenivano per iscritto. E' vero che qualcuno aveva il telefono fisso in duplex, un apparecchio in condominio per ridurre le spese ma le litigate per l'uso dell'apparecchio erano all'ordine del giorno.  Poi c'erano le cabine telefoniche: qualcuno come Superman le usava per cambiarsi il costume. C'erano pure i gettoni che erano alternativi alle monete; valore ultimo prima di finire nella spazzatura, duecento lire. O facevi una telefonata o ti prendevi un caffè.  Una volta c'erano anche le signorine telefoniste impiegate nei centralini che indirizzavano le telefonate interurbane. Quando scoppiò la tecnologia ci furono milioni di licenziamenti. Così tutti scoprimmo che dietro la voce sensuale e provocante c'era una gentile e anziana signora. In seguito alcune di loro, quelle con la voce più maiala, furono assunte dalle linee porno per sussurrare agli imbecilli: ...

E anche per quest'anno niente mondiali

 di Leo Spanu Non ho mai amato il mondo del calcio ma, come uomo di sport (35 anni di attività come dirigente e tecnico di atletica leggera) apprezzo tutti gli sport. Ritengo lo sport una delle poche attività che  ancora  riesce a regalare, a giovani e a vecchi, occasioni di speranza e di gioia, in un periodo dove troppi signori della guerra stanno seminando nel mondo dolore e paura. Ma ho il sospetto che il calcio italiano, sia in mano a gente incapace e incompetente, che il calcio italiano sia addirittura la brutta copia di un brutto governo, il peggiore nella storia della repubblica italiana. Sarebbero dilettanti allo sbaraglio se si trattasse di una "Corrida" televisiva dove si gioca e si scherza, ma il governo di un paese, la gestione di uno sport che appassiona milioni di sportivi e tifosi non sono temi da  affidare ad apprendisti stregoni, pure scappati casa. Ci sono stati momenti in cui lo sport ha avuto anche importanti e positivi effetti politici, un solo e...

Oh che bel cappello (R)

di Leo Spanu Quando ero giovane (durante i "favolosi" anni 60) mi piaceva andare a teatro, naturalmente in loggione visto che i miei mezzi finanziari non mi permettevano posti nei palchi o in platea. A volte ci si annoiava mentre si aspettava l’inizio dello spettacolo; infatti per trovare un buco decente in piccionaia (leggi loggione) bisognava presentarsi un paio d’ore prima  ed aspettare con fila lunga e paziente che neanche i pensionati alle poste il giorno della pensione. A volte per riempire i tempi dell’attesa si dava un’occhiata verso il mondo di basso dove i ricchi rappresentanti della nuova industria bresciana potevano appoggiare le loro riverite chiappe sui velluti delle poltrone color rosso granato. Noi in alto, studenti squattrinati, operai , e lavoratori con una punta di vera cultura in più rispetto ai loro sottostanti datori di lavoro (allora si chiamavano padroni) si discuteva di tutto un pò. A mio modesto parere il Teatro Grande di Brescia si chiama così non t...