Un a canzone per te (R)
di Leo Spanu
Una canzone può raccontare valori e sentimenti con semplicità, con le parole di tutti i giorni. Talvolta racconta la vita, quella banale, noiosa e ripetitiva poi, in un giornata come tante altre, qualcosa che non sai ti illumina d’improvviso, come un piccolo fuoco d’artificio per una sensazione, per un'emozione che ti colpisce la mente e ti occupa il cuore. Una canzone può raccontare momenti dolci e dolori, magari mascherati dietro un sorriso di circostanza. Ma la musica ti accompagna anche quando tutto sembra perduto. Un volto, un ricordo smarrito nel tempo, un amore che un giorno ti ha fatto ridere, un gioco che facevi da bambino e una canzone, sempre quella vecchia canzone.
E adesso silenzio: una canzone per te e per me.
Alexanderplatz. 1982. Canzone di Franco Battiato resa importante dall’interpretazione di Milva, al punto di entrare nella classifica di hit parade anche se nelle zone basse. Proprio quell’anno mi recai a Berlino est e, in un negozio di Alexanderplatz, comprai un’ambra per mia moglie.
Bartali. 1979. Autore e interprete Paolo Conte. Altre valide interpretazioni sono quelle di Bruno Lauzi e di Enzo Jannacci. Ho sempre amato questa canzone per via di quel toscanaccio che, durante la guerra, portava documenti nascosti nella bicicletta, documenti per salvare la vita di tanti ebrei.
“ Quanta strada nei miei sandali/ quanta ne avrà fatta Bartali/ quel naso triste come una salita/ quegli occhi allegri da italiano in gita.” E poi quelle sue vittorie al Tour “ coi francesi che s’incazzano/ che le palle ancora gli girano.” Storie minori di un’Italia vera.
Canzone dei dodici mesi. 1972. Autore e interprete Francesco Guccini. A parte la mia ammirazione per Guccini, in questa canzone c’è una strofa che solletica la mia vanità.
“Giugno che sei maturità dell’anno/ di te ringrazio Dio/ in un tuo giorno, sotto al sole caldo,/ ci sono nato io, si sono nato (anch’) io. / E con le messi che hai fra le tue mani/ ci porti il tuo tesoro/ con le tue spighe doni all’uomo il pane, / alle femmine l’oro, alle femmine l’oro.”
Cosa volete di più da Francesco e da me?
Donne. 1985. Autore e interprete Zucchero Fornaciari. “Famosa “ per essersi piazzata al penultimo posto del festival di Sanremo di quell’anno, divenne poi un vero successo internazionale. Da questa canzone inizia anche la fama di “plagiaro” di Zucchero. Sono stati citati Lucio Battisti e a Bob Marley ma lui ha sempre sostenuto di aver chiesto un “prestito” a John Lennon.
E’ la pioggia che va. 1966. Interpreti i Rokes. Canzone americana, I Remember the rain di Bob Lind, malamente tradotta da un Mogol prebattistiano. A me piacevano quei quattro inglesi dall’italiano improbabile che si erano fatti conoscere col brano “Ma che colpa abbiamo noi”. In realtà neanch’io avevo nessuna colpa quando andai ad ascoltarli al teatro Verdi di Sassari (1965 o 1966, boh!). C’era un casino tale che la maschera del teatro, abituata a Verdi e Puccini, emigrò in Africa, nel deserto del Sahara dove c’è molto silenzio e non piove mai.
Fotoromanza. 1984. Autrice ed interprete Gianna Nannini. Avevo subito ammirato la Nannini che con la sua canzone America aveva scritto un inno in favore della masturbazione femminile. Dopo tante Marie Goretti finalmente una che “ allunga la mano e si tocca l’America”. Io l’avrei chiamata in maniera diversa ma va bene anche così.
Brava Gianna che con Fotoromanza raggiunse un successo meritato. Una domanda: ma quest’amore “ è una camera a gas” o “ un gelato al veleno”?
Generale. 1978. Autore e interprete Francesco De Gregori. Tutto è perfetto in questa canzone, parole e musica, immagini e paesaggi. E poi quei bambini che piangono “e a dormire non ci vogliono andare”. Secondo me è una canzone di Natale, da cantare quando ti illudi e fai finta che Natale sia davvero una festa. E aspetti, aspetti. Magari “ tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore.”
Hey, Paula. 1963. Interpreti chi se non il duo Paul ( 22 anni ) e Paula (20anni). Uno dei tormentoni più terribili della mia giovinezza, tipico brano da ballo della mattonella, un lento da distendere i nervi che neanche la camomilla. Altro che limonare. Eppure fu un successo interplanetario da due milioni di copie (dischi a 45 giri) venduti. Alzi la mano chi, della mia generazione, non l’ha mai ballato almeno una volta con un’espressione da pesce lesso (i maschietti) mentre la ragazze, dai capelli supercotonati, si facevano stringere un po’ di più commosse da tanto romanticismo (della canzone). Comunque ho riascoltato la canzone di recente: E’ gradevole e leggera come una menta fresca quando sei accaldato.
Impressioni di settembre. 1971. Interpreti la PMF (Premiata Forneria Marconi). Uno dei migliori prodotti del rock progressivo italiano, ispirato da gente come i Genesis. Tra gli autori l’eterno e sempre presente Mogol.
Kriminal Tango. 1959. Canzone del musicista svizzero Hazy Osterwald reso famoso in Italia da Fred Buscaglione. L’incipit era: “Allacciamoci nel tango/ bella pupa fior del fango/ questo tango galeotto/ all’amor ci legherà”. Naturalmente nel mondo studentesco era preferita la parodia: “Allacciamoci nel letto/ io ti slaccio il reggipetto/ tu mi levi le mutande/ e farem tremar le brande”. Lo so, è triste riconoscerlo ma noi ragazzi di ieri ci divertivamo anche così.
Lontano, lontano. 1966. Autore e interprete Luigi Tenco. Se sapessi e potessi scrivere una canzone, una sola in tutta la mia vita, sarebbe questa. In quattro strofe Tenco racconta com’era lui e com’ero e come mi sentivo io a vent’anni. In quella canzone mi sono riconosciuto e anche se il tempo ha cambiato molti pensieri e modificato il carattere, mi capita talvolta di tornare indietro.
" E lontano lontano nel mondo,/ in un sorriso sulle labbra di un altro / troverai quella mia timidezza / per cui tu mi prendevi un po’ in giro”.
Mi manchi. 1979. Autore ed interprete Roberto Vecchioni. Storia di un amore finito. Niente di più triste di un “ E’ tardi, devo andare.” Ma non sempre il tempo riesce a cancellare passato e ricordi.
....“ gli anni sono solo dei momenti/ tu sei sempre stata qui davanti.”
I politici se la cavarono meglio, ben 262 fecero un’interrogazione al ministro dell’Agricoltura che non sapendo distinguere una spiga di grano da un cavolino di Bruxelles si fece eleggere eurodeputato e adesso sono cavoli nostri.
Intanto sto cercando anch'io di mettere in fila per sei, canzoni, giorni, ricordi, impressioni, maledizioni, stronzate e carabattole, il tutto col resto di due. Ho provato a mettere in riga anche gli imbecilli ma ne avanzano sempre più di due.
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