di Leo Spanu Uno come me, che parla di ballo anzi di tango è come un vegano che disserta sulle parti mangiabili del maiale: in pratica uno che parla di qualcosa che non conosce minimamente. Ma, mentre il vegano pensa con terrore a salame, culatello, prosciutto, porchetta, porcellino al latte (come lo cuciniamo in Sardegna) e ad altri doni mangerecci del porco (nel senso del maiale) io qualche giro di valzer, in gioventù, me lo sono fatto e un paio di volte mi è capitato di rubare, come un urlo di guerra, un vai col tango che, se non è arrivato in Argentina, almeno è passato vicino a quelle parti. Non c’era (per fortuna sua) Astor Piazzolla a suonare per noi, col suo bandoneon, ma molto più modestamente Adriano Celentano col suo Grazie, prego, scusi tornerò , una canzone per tutti quelli scadenti (come ballerini) e perciò rimandati in panchina. Noi ragazzi degli anni 60, affamati di tutto (donne, whisky, avventura, voglia di...