Alcuni soprannomi di Sorso

di Leo Spanu

Una volta si tendeva, nei paesi, ad identificare le persone con i soprannomi, quasi mai coi cognomi. Alcuni erano di famiglia e venivano lasciati in “eredità”, altri erano strettamente personali e legati a difetti  o caratteristiche particolari.  
Andrea Pilo  nel suo Ammenti di la vidda di tandu ( Ricordi della vita di allora) edizioni Edes Sassari 2004, si è divertito a raccogliere tutti  (o quasi) quelli  del nostro paese che esistono da oltre cent’anni e che sono spesso indicativi di uno spirito ferocemente cionfraiolo. (Per i non sassaresi e dintorni , cionfra significa “presa per  il …. e dintorni”)
Non posso citare tutti i soprannomi  perché sono troppi,  mi limiterò a segnalarne solo alcuni, specie ad uso dei continentali.  Agli altri sorsensi  e no consiglio di leggerli direttamente dal libro perché Andrea Pilo li racconta con piacevole ironia.
Alcuni soprannomi formano delle vere (e grandi) famiglie ad esempio quelle che fanno riferimento alle varie attività corporali. In effetti la “cacca” con tutti i suoi sinonimi, derivati e allegati ha sempre fatto parte della cultura (sic!) popolare e no. Le traduzioni, molto libere, sono mie;  anche alcune spiegazioni sono mie.  In ogni caso  perdonatemi per le uscite fuori tema. Comunque se qualcuno ha diverse  spiegazioni logiche, storiche o quant' altro,  può pure tenerle per se.

Cagga Funtana (inquinamento di fontane, ruscelli ed altre fonti d'acqua);
cagga sangu (sangue; accidenti alle emorroidi); 
cagga tianu (che vuol dire farla in una pentola ma recentemente è stato tradotto in italiano con sporca tegame);
cagga rasoggia (rasoio, forse in origine la persona individuata era un barbiere e, forse, neppure bravo); 
cagabancu (banco di scuola? Forse i maestri di una volta non permettevano ai piccoli alunni di andare a fare i loro bisogni?);
cagga azua (acciuga. Praticamente un pesce piccolissimo quindi uno che non mangiava abbastanza per  scaricare nella giusta  quantità); c'è pure una variante, cagga arringadda, quando si tratta di arringhe, pesce sempre piccolo;
cagga tabaccu (gran fumatore);  
cagga monti (non so se significhi uno sbruffone, uno spaccone,  uno che le spara grosse come montagne); 
cagga marraggiu (pietra. Doveva essere doloroso); 
cagga a la ritta (in piedi, forse perché una volta non esistevano i water. E neppure i gabinetti));
cagga faba (fave); 
caggacittu (centesimo. Uno veramente povero)
cagga i lu freschu (al fresco, all’ombra. Sempre per quando non esistevano i gabinetti e la brezza della campagna accoglieva….. e rinfrescava i pensieri).
caggadesutta (farsela addosso per la paura o altro).

Una variante (all'opposto):
magna mesdha (mangia merda. Non era certo un complemento, probabilmente si riferiva a persone senza dignità);

Nei paraggi (anatomici) possiamo citare:
Piscialettu (fare la pipì a letto da bambini è naturale, da adulti un po’ meno. Però c’è un modo di dire, per indicare una persona fortunata, che è “avere pisciato il letto"); 
piscia sangu (sangue, segno di cattiva salute); 
piscia a longu (piscia lontano. Doveva essere una gara  di ragazzini, arrivare lontano o affogare le formiche);

Troddhiu arresu (scoreggia che non esce e non entra ma rimane sospesa a metà strada. Per indicare una persona indecisa a tutto);
troddhiareddhu (scoreggino. Uomo da poco).

Dui curi (due culi che non significa avere un sedere grande ma avere la faccia come il…); 
curi mannu (questo si che significa grande. Per indicarne le dimensioni si usava la "zimbonia", cioè la cupola della chiesa parrocchiale);
curu a fiaschu (fiasco. Indica la forma del suddetto); 
gratta curu (per via del prurito?); 
frusciacuru (fischia. Non saprei se è una variante di fischia il vento e soffia la bufera).

Mezza piscitta  (probabilmente riferito a qualcuno che  ce l’aveva talmente piccolo da sembrare la metà); 
cazzareddhu (come sopra, cazzuccio da bambino)

Altro tema  dei soprannomi è quello della “testa”. Normalmente il riferimento è sempre quello dell’intelligenza (poca) degli interessati.
Cabbu di marraggiu (testa di pietra);  
cabbu di sura (sura significa soffia - da soffiare-, praticamente una testa vuota, piena di vento);
cabbu du brasgieri (braciere. Forse perché alla fine avanza sola cenere); 
cabbi mannu (grande, un testone nell’aspetto e nella sostanza); 
cabbu uppaddu (testa rossa? Non è la Ferrari.);
cabbu di forru (forno).

Chiudiamo in bellezza (?) con alcuni soprannomi non classificabili in nessuna categoria (dello spirito).
Passu di dama (qualcuno che si muoveva con la leggerezza di un passo di danza);
cazzamoscha (Scaccia mosche, che una volta erano un vero incubo);
fura cuazza (ruba focacce);
maru in campagna (cattivo in campagna cioè un ladro);
brincaparazzu ( salta palazzi, uno che vuol fare il passo più lungo della gamba).

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