La fontana della Billellara (Sorso)
di Leo Spanu
Leggo sul sito del comune di Sorso che l'anfiteatro della fontana della Billellara (XVI secolo) è stato riaperto all'utilizzo per manifestazioni pubbliche; mi fa molto piacere anzi oserei dire: era ora!
Il perchè lo voglio raccontare ai più giovani che vivono solo dell'oggi e a cui la storia di Sorso di ieri, è sconosciuta e lontana quasi quanto le piramidi d'Egitto. Chiedo scusa se devo parlare di esperienze personali ma in genere preferisco trattare argomenti che conosco: così evito di fare brutte figure.
Nella prima giunta Bonfigli (1980-1985) fra le tante opere messe in cantiere (ricordo ai distratti che io ero l'assessore ai Lavori Pubblici) c'era il recupero della fontana della Billellara e dell'area circostante. L'incarico di elaborare il progetto fu dato all'ingegnere Bruno Puggioni, sorsense e amico personale, per cui dall'opposizione fui accusato di "favoritismo" (che vuol dire?) e di "nepotismo" (perchè? Non siamo neanche parenti) ma io replicai che potevano fare tutte le polemiche che volevano ma preferivo far lavorare i professionisti locali.
Cito dalla relazione dell' ing. Puggioni: " Dal secolo scorso (1800) a oggi la fontana ha subito varie modifiche e mutilazioni. Se appartenenti all'attuale manufatto, sono scomparsi i simboli e le decorazioni. La muratura in " pietra ordinaria" è stata ricoperta da uno spesso strato di intonaco che nelle parti deteriorate mette a nudo l'andamento di ricorsi regolari e di sagome centinate.
Le vasche di raccolta delle acque in pietra dura con gli appoggi per i piedi, un tempo emergenti dalla quota di terra, oggi non esistono più, sostituiti da una anonima griglia incassata in un pavimento quanto meno discutibile e poco adatto.
Dell'amena valletta, con la rampa d'accesso, segnata da leggere cordonate e dal caratteristico "ciottolato" ben poco rimane; gli elementi scenografici che introducevano all'ambiente sono stati cancellati dalle costruzioni che fanno barriera (l'ex mattatoio) tra il centro abitato e quello che era il monumento più noto di Sorso."
Praticamente ci siamo trovati davanti ad un vero e proprio mondezzaio: prima di cominciare i lavori si sono dovuti fare molti viaggi di camion carichi di terra e di spazzatura. La relazione dell' ing. Puggioni fotografa la stato disastroso del sito ma non è necessario riportarla in questa sede.
Essendo il rapporto tra tecnico e amministratore, oltre che di amicizia, anche di rispetto dei rispettivi ruoli, insieme decidemmo l'uso futuro della località. Per esempio l'idea dell'anfiteatro fu mia (già pensavo a spettacoli teatrali e concerti), la pavimentazione in sanpietrini, la copertura della fogna a cielo aperto e altro, furono scelta di Bruno. Insieme decidemmo invece di costruire anche campetti per il gioco delle bocce, immersi in un giardino alberato, ma purtroppo l'idea non ebbe successo e quella parte del progetto non funzionò.
Trascuriamo le questioni tecniche e veniamo a parlare dell'utilizzo della struttura: l'inizio non fu molto felice, i vari comitati organizzatori di festività (religiose) locali, interpellati da me, risposero picche. Ognuno voleva e doveva fare la festa nel luogo stabilito dalla tradizione. Allora l'amministrazione comunale s'improvvisò organizzatore di spettacoli: l'incarico fu dato al sardista Bruno Melis, assessore allo sport e alle attività turistiche che aveva dimostrato di sapersi muovere nel mondo degli agenti di spettacoli. Un solo esempio; a Sorso, per ad un prezzo molto favorevole, aveva portato Vasco Rossi, fresco reduce del festival di Sanremo con "Vado al massimo". Il concerto si era svolto al campo sportivo Madau (la Billellara non era ancora pronta) ma la presenza di pubblico, malgrado il concerto (gratuito) fosse veramente spettacolare, era stato appena discreto. Vasco Rossi non era ancora quel mito che poi è diventato.
Ci volle qualche tempo per abituare i nostri compaesani alla fontana della Billellara come sede di spettacoli teatrali (in sassarese e in italiano) e di concerti ma alla fine il progetto decollò.
Ricordo il concerto di Massimo Bubola, cantautore e chitarrista di valore, poco noto al grande pubblico ma uno dei principali collaboratori di Fabrizio De Andrè: coautore delle canzoni di "Rimini", di Don Raffaè, Fiume Sand Crek e altre. All'inizio del concerto c'erano molti posti a sedere vuoti ma, in una notte d'estate prefestiva, quando le note della chitarra di Bubola arrivarono in una piazza piena di gente in cerca di fresco, molti, specialmente i giovani, si resero conto che alla Billellara si stava svolgendo qualcosa di magico e cominciarono ad avvicinarsi spinti dalla curiosità. A fine concerto non c'erano posti in piedi neppure sulla scalinata.
Dopo alcuni anni di attività cominciò il declino. L'amministrazione comunale diede la struttura in gestione ad una società privata che la lasciò decadere anche dal punto dei vista della manutenzione.
Negli ultimi tempi l'amministrazione comunale ha recuperato la struttura (e io le sono particolarmente grato anche se non interessa a nessuno) ed ora si può ricominciare. Buoni spettacoli a tutti.
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