Ricordando un amico: Eugenio Muroni
di Leo Spanu
Oggi mi sono svegliato con il pensiero rivolto al passato, e mi meraviglio di quanti non ci sono più mentre io sono ancora qui: uno, il mio amico Eugenio Muroni, un sognatore vecchio e bambino che amava guardare le stelle. Abbiamo discusso di tutto e di più ma sempre con leggerezza e ironia perchè le cose serie bisogna trattarle con un sorriso poi tutto è finito perchè Eugenio ha cominciato un terribile viaggio senza ritorno. Sono passati 12 anni ma il tempo è solo un fattore relativo e non fa invecchiare i ricordi. Ho scritto due articoli su di lui: ve li ripresento.
Eugenio Muroni, un viaggiatore della dimenticata nave di una patria perduta (Giugno 2018)
Ho scritto di lui, con grande fatica e sofferenza sul Corriere Turritano e oggi vorrei ricordarlo com’era, prima che la solitudine e la malattia spegnesse la sua mente. Eugenio era una persona di intelligenza e sensibilità non comune, grande lettore e dotato di vasta cultura ma con la modestia di coloro che sanno pesare la vita e i suoi valori veri.
Straordinario fotografo marino ( le sue opere sono state pubblicate nelle più importanti riviste del settore), scrittore acuto specie quando raccontava le sue storie di mare, studioso dilettante, nel senso più nobile della parola, di archeologia e astronomia. Attento e smaliziato osservatore degli uomini, più vizi che virtù, aveva una zona d’ombra nell’anima, una storia d’amore finita male che lo aveva segnato per sempre. Non si era mai sposato e viveva da solo in mezzo alla campagna di Bancali, circondato dai suoi libri, dai sui quadri e da tutto quello che aveva raccolto per anni seguendo la sue innumerevoli curiosità.
Qualche volta, per scherzo ma anche sul serio, noi amici cercavamo di convincerlo a trovarsi una ragazza e magari a sposarsi. Temevamo, giustamente, la sua solitudine, la sua esistenza ai margini. Eugenio aveva scelto di fare il custode nell’Antiquarium di Porto Torres, il lavoro più semplice, per sentirsi ed essere libero. La sua competenza, le sue ricerche, le sue scoperte erano degne di uno studioso di rango ma il mondo accademico lo ha sempre ignorato salvo poi “ rubare” molte delle sue idee. Capita in un paese dove il talento viene spesso considerato una colpa.
Il suo libro, Monte D’Accoddi. La dimenticata nave di una patria perduta, si legge come un romanzo e invece è un saggio di un rigore scientifico inattaccabile. Ed anche le teorie che esprime sono molto verosimili. Magari un giorno qualcuno si deciderà a riconoscere i meriti di questo appassionato studioso.
Ho ripreso in mano il libro, pubblicato nel mese di luglio del 2008 dall’Editrice Terzo Millennio di Sassari, dopo tanti anni e così ho ritrovato la simpatica dedica che mi aveva scritto. L’avevo dimenticata.
All’amico Leo, con la deferenza che un allievo deve al suo maestro sommo di ironia! Eugenio
E’ grazie a lui se sono diventato scrittore, la sua insistenza a mettere per iscritto le cose che amavo raccontare, la sua fiducia nelle mie capacità.
Come ha scritto un grande artista sardo, Sergio Atzeni: Passavamo sulla terra leggeri.
Ma tu, amico mio, hai lasciato un segno profondo.
Amico fragile: Eugenio Muroni
“Come ti senti amico fragile, se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te”. Comincia un nuovo anno e ormai non ho più un minuto, neppure per pensarti. Sono qui che colleziono parole per usarle come pietre. Nascosto nell'ombra della mia tana, come un animale impaurito, sono pronto a colpire e a far male invece di raccogliere gli ultimi avanzi della mia umanità per capire quelli come te, amico fragile, quelli che ormai non hanno neanche la forza di parlare o di piangere.
Così il tuo ricordo mi urla nella coscienza come un atto d'accusa. Sono innocente ne sono sicuro, più che sicuro ma perchè mi sento colpevole? Mi confondo e mi perdo nelle storie di tutti i giorni; mi chiudo nel mio metro quadrato di illusoria libertà e mi armo per controllare e combattere il nemico che mi spia. La mia casa è diventata una prigione per lasciare il male fuori. Almeno credo, voglio sperarlo. Ecco perchè non ho tempo per aiutarti, amico fragile. Ho paura di non riuscire a salvarti e di perdermi anch'io in questa strana malattia che uccide la vita mentre il corpo è ancora vivo. Intanto rumori molesti risuonano nel cuore e nella testa mentre cerco di comprendere. La scienza parla di depressione, una parola che non dice niente. Non dice dei sogni e delle illusioni di tutta una vita, non racconta di un passato che ormai si è perduto nelle nebbie della memoria. Non c'è più futuro in questo presente, non c'è più speranza dentro questo male invisibile che regala solo dolore.
Alla fine ti ho lasciato andare sapendo che le mie parole non potevano più sciogliere i tuoi silenzi, sapendo che ormai ti eri perduto in un buco nero. Avrei voluto per te un viaggio verso quelle stelle che amavi per il loro mistero, verso quelle spiagge di pietre, ricche di storie di uomini, dove raccoglievi le memorie del tempo. Ma non ci ho mai creduto e neanche tu avevi una fede che potesse guidarti oltre le acque scure di un mare sconosciuto. Un attimo di solitudine insopportabile, un attimo lungo un'eternità poi più niente. Che la terra ti sia leggera amico mio, troppo intelligente e fragile, come un sospiro del vento.
Nr. 1 Corriere Turritano gennaio 2015

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