Domanda ai giornalisti italiani
di Leo Spanu
Roma. Il ragazzo minorenne (15 anni) figlio di carabiniere che ha quasi ucciso un attore, è a casa sua tranquillo: non si conosce il volto, il nome, niente. La sua identità viene protetta. Giusto, corretto, se non sbaglio anche le leggi italiani, proibiscono di sbattere in prima pagina un ragazzo che ha sbagliato come se fosse un mostro.
Milano. Un bambino (11 anni) che ha rotto vetrine e rubato qualche indumento firmato è finito non solo in prima pagina ma su tutte le televisioni, si sa tutto di lui, nome, cognome, indirizzo, si conosce il volto, sono stati intervistati i genitori ( più che altro m'è sembrata una violenza), gli insegnanti, i compagni di scuola, il parroco, uno che passava da quelli parti, la Maria che la sta in via Larga e il palo della banda dell'Ortica.
Per lui le protezioni previste dalle leggi non valgono: uno sputtanamento a 360 gradi.
Ai giornalisti italiani mi permetto di dire, come Cochi e Renato: Bravi! 7 +
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