Memorie-2
di Leo Spanu
ASCOLI PICENO
BARI
La città vecchia nei pressi della chiesa di San Nicola
BENEVENTO
Via del centro storico
BOLOGNA
Chiesa dei Servi: facciata. " ... al portico dei Servi, credevo che Bologna fosse mia..." (Eskimo. Francesco Guccini)
BOLZANO
Case dipinte
In un angolo seminascosto del Duomo hanno messo questa Crocifissione. Perchè?BOMARZO (Viterbo)
Parco dei Mostri: la Tartaruga
BRESCIA
Liceo Scientifico Annibale Calini
Orribile visu!
Eccolo l' l'orrido girone dantesco della mia giovinezza.
Il luogo dove giovani incolpevoli pagavano anticipatamente, con sudore e stridor di denti, il loro debito con la società. Il tempo poi ha fatto giustizia di quelle piccole paure, ben altri conti da pagare ci avrebbe riservato la vita.
Rivedere la mia scuola è stato come bere una bibita fresca in una giornata afosa. Non so perchè, ma mentre io sono invecchiato la scuola sembra sempre uguale. Un buon lavoro di manutenzione o sono io che guardo con altri occhi?
(Questo articolo è stato scritto nel 2001, poi sono ritornato a Brescia nel 2015.
Mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto i miei compagni. Non di tutti, di alcuni non ricordo neppure il nome ma Cesare e Luisa sono ancora insieme (ho scoperto poi che si sono sposati ma lei è morta troppo presto per un tumore. Mi ha fatto male scoprirlo).
E Carlo il primo della classe, antipatico e emarginato per un biennio fino a quando capì che si può essere bravi senza essere stronzi (so che è diventato un bravo architetto).
Titti era la più bella ragazza che abbia mai incontrato, l'avevo già notata alle scuole medie, poi ci siamo ritrovati nella stessa classe: 1° B. Siamo diventati, strano a dirsi, molto amici anzi un confidente visto che qualche volta sono dovuto intervenire a mediare nella sua lunga storia con Luciano. Non so se si sono sposati, non so niente di loro.
Con Luciano abbiamo diviso tutto, più che fratelli e poi le lunghe ore di studio per recuperare la nostra bocciatura, la maturità da privatisti. Molti anni dopo ci siamo incontrati per caso, mi ha salutato quasi con fastidio chiamandomi col mio cognome. Che tristezza!
Luigi è l'unico con cui sono ancora in contatto.
Avevamo molti sogni allora, alcuni anche talento, insieme eravamo una forza della natura. Nessuno di noi, credo, lascerà un segno nella storia e probabilmente neanche nella memoria. Solo io, forse, sono qui a scavare nei ricordi per capire perchè e quando ci siamo persi.
Le finestre con la bandiera davano sulla mia classe,1°B. Un giorno appendemmo sull'asta portabandiera una gigantesca mutanda sporca. Fummo tutti (35) sospesi, ragazze comprese, per una settimana ma (carogne!) con l'obbligo di frequenza. Era il 1960.
Via Vittorio Veneto: case INCIS
Casa mia
Ha la forma di un grosso ciambellone mal riuscito. Vado a memoria: più di cento appartamenti divisi su dieci scale, tre appartamenti per piano (a volte meno a seconda delle dimensioni), quattro piani, soffitte cantine, un grande cortile interno. Al palazzone, di epoca fascista, si accedeva attraverso un ingresso monumentale, dove c'erano gli appartamenti più importanti, quelli che si davano alle Loro Signorie. Noi entravamo dall'ingressi secondario, una specie di galleria per l'accesso delle machine.
Vi abitavano dipendenti dello stato, dal giudice d'appello, all'insegnante, al piccolo funzionario, all'usciere come mio padre. La grandezza dell'appartamento era in rapporto all'importanza. Un serraglio di varia umanità che non si conosceva neanche se abitava gomito a gomito.
Scoprii solo quando frequentai il liceo che quel signore che abitava al primo piano della nostra scala, era il preside della scuola: professor Paganuzzi.
Noi studenti cantavamo in coro un successo di Domenico Modugno: "Stasera pago io". La canzone, modificata divenne: " Stasera pago io, domani Paga-nuzzi". Un vero tormentone.
Chiesa di San Francesco
San Francesco era la chiesa della gente bene di Brescia. La domenica mattina era un traffico interminabile di macchine di lusso, pellicce e cappotti di cammello. Noi studentelli senz'arte nè parte andavamo a caccia di ragazze. Qualche volta si rimediava un sorriso, raramente un appuntamento, più spesso uno sguardo sprezzante. Era 1961, in Germania Ulbricht faceva costruire il muro di Berlino.






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