Cenni sul costume di Sorso (R)

Un articolo "vecchio di 14 anni (pubblicato anche su questo blog nel 2015) sta trovando nuovi lettori: mi fa piacere. Lo ripropongo anche per i miei compaesani che, non per colpa loro,  conoscono poco o niente la nostra storia.
di Leo Spanu

Le testimonianze storiche sull'abbigliamento degli abitanti di Sorso sono rare, spesso vaghe e talvolta contraddittorie. Nel Dizionario dell'Angius-Casalis (1) del 1833 troviamo questa descrizione: “I principali del paese, massime i nobili, vestono come nella città, e parimenti le loro donne: gli altri hanno le brache sarde sopra i calzoni di lino, usatti di panno forese, giubba di panno e gabbiano di detto panno con berretto nero o color caffè; le loro donne vestonsi per lo più con indiane, lasciato il panno che già usavano, e imitando le donne dei contadini di Sassari.”
Lo scrittore e pittore francese Gaston Vuillier (2) nel 1893 racconta invece che:” le donne sono vestite di bianco e di rosa, e sovente il loro viso è velato come quello delle africane; le si vede passare, e quasi scivolare nelle strade senza rumore, simili ad ombre diafane, strane sotto questa veste senza ornamenti, senza ricchezze, ma che le abbellisce perchè le nobilita.” 
Una descrizione da romanziere “romantico” infatti, a proposito della “famosa” fontana della Billellara, continua: “Un viale dalla ripida pendenza, ombreggiato da un doppio filare d'alberi e concluso da gradini fatti di larghi lastroni, vi dà accesso. Le donne, velate di bianco, di blu pallido o di rosa, con l'anfora o il bariletto sulla testa, seguivano quest'ombrosa via dove, talvolta, filtrando dei raggi attraverso le foglie, le cospargevano d'oro. “E' la descrizione della cartolina sottostante. 
Cartolina 1980 ca.
Altro inciso: “Davanti alla porta di una casa, se ne stava una giovane donna, acconciata con una sorta di turbamte, la veste carica d'ornamenti. Simili, avevo visto delle ebree nella casbah d'Algeri. La graziosa creatura, minata dalla febbre, s'era adornata a sua insaputa di un costume in perfetta armonia con i tratti africani del suo viso.” C'è un sapore d'Africa e anche nostalgia, che ritroviamo nella fotografia della ragazza col fazzoletto. 
Per gli uomini solo poche righe e un disegno: “Due vecchi stavano seduti ad una casa, su una panca di pietra, incappucciati, scuri, spiccati, in nero, sul biancore del muro.” Sembrano dei banditi, un'immagine tanto cara a certi luoghi comuni, duri a morire fuori e dentro l'isola.
Gaston Vuillier: uomini di Sorso

Francesco Corona (3) nel 1896 scrive: “Il costume muliebre è ricco e consiste in larga sottana di velluto ricamata d'oro all'intorno e sul davanti, giubbetto simile aperto dinanzi e alle maniche per modo che n'esce la camicia di tela finissima. Alla vita cintura bianca ricamata in oro. In testa fazzoletto bianco disposto artisticamente, che ne involge il viso senza annodarsi. Collane e gioielli a profusione.” 
L'unica parte credibile è quella relativa a collane e gioielli, per il resto la descrizione rassomiglia troppo ai costumi di alcuni paesi del nuorese (Bitti?). Forse l'autore si è ispirato ad una cartolina del 1890 che ancora oggi circola tra i collezionisti con la dicitura “costume di Sorso”. (4)
Altri viaggiatori e scrittori continentali scrivono di Sorso ma mai dell'abbigliamento. Si tratta spesso di notizie di seconda mano, quasi veline giornalistiche che raccolgono banalità e sciocchezze ma che contribuiscono a creare dei clamorosi falsi storici, non sempre involontari. 
Citiamo un paio di autori anche se dobbiamo andare “fuori tema” ma le notizie che forniscono sono interessanti e a volte curiose.
Baldassarre Luciano (5) nel 1841 ci informa su “ Sorso, villaggio di quattro mila abitanti quasi tutti agricoltori intenti alla coltivazione del tabacco e delle palme pigmee.” Poi aggiunge che lo stagno di Platamona è” popolato d'acquatici viventi che guizzano e nuotano tranquillamente” mentre tutti i sorsensi sono intenti a zappare. 
Se non fosse per le straordinarie stampe che impreziosiscono il libro bisognerebbe invitarlo a lasciare la penna e a prendere la zappa anche lui. 
Gustavo Straforello (6) invece dedica molto spazio a Sorso: economia, storia, architettura. Sugli abiti niente. Strano perchè si tratta di un comune importante, sede di mandamento. Infatti: “Il comune ottenne dal Governo i due conventi dei Cappuccini e dei Minori Osservanti e vi allogò le scuole, gli uffizi municipali, la pretura, il carcere mandamentale, la conciliatura, la caserma dei R.R. Carabineri e l'ufficio delle commissioni d'imposte dirette.” 
Il comune di Sorso (8919 abitanti) è anche un paese ricco: “I prodotti naturali consistono in granaglie, cereali, piante ortensi, molta frutta, piantagioni di tabacco per conto dello Stato, numerosi palmizi, abbondanza di vini neri e bianchi, comuni e fini, e fra questi ultimi la malvasia, non inferiore a qualsivoglia altra dell'isola, massime se vecchia di alcuni anni; uliveti dai quali si ottiene un olio più pregiato di quello di Sassari; bestiame, formaggio, apicoltura. Calce e terra figulina (7).”
In cinquant'anni Sorso avrebbe avuto uno sviluppo economico che neanche la Cina di oggi. Roba da Guinness dei primati. Evidentemente le informazione di Baldassarre Luciano erano piuttosto generiche. 
Tornando alla nostra narrazione nel 1928 esce il libro di Guido Colucci (8) con due stampe sui costumi di Sorso: famosa quella della diligenza. 
Costume maschile e femminile
Le prime testimonianze fotografiche ufficiali risalgono al 1934. Il principe Umberto di Savoia è in visita ufficiale a Sassari (fra le altre cose inaugura il ponte Rosello allora denominato viadotto Littorio)) . Una delegazione di donne in costume locale è invitata, insieme a rappresentanze di altri paesi, a presenziare ad una cerimonia pubblica. Si tratta di esponenti della borghesia che per l'occasione indossano l'abito di cerimonia. In realtà, a Sorso, fin dalla fine del 1800, la gente benestante veste secondo la moda borghese comune nella penisola. Solo le donne del popolo continuano a indossare abiti più tradizionali.
Foto di gruppo 1934     Collezione Petronio Pani
Il costume della foto è lo stesso che nel 1951 verrà indossato in occasione della Cavalcata di Sassari. 
Un appassionato studioso delle tradizioni locali, Gavino Luigi Spanu, ricostruisce i vari costumi che, nel 2002, vengono presentati nel palazzo Baronale. Si tratta di una mostra ricca di documentazione. Oltre ai costumi originali sono esposti anche quelli ricostruiti, gioielli, tessuti , pizzi e corredi, fotografie e cartoline. La mostra organizzata con la collaborazione del CCRS Sorso e delle Dame di Carità ha uno straordinario successo. 
                                         Sorso, Palazzo Baronale dicembre 2002     
Sorso, Palazzo Baronale dicembre 2002
Le ragazze e i ragazzi che indossano i costumi sono atleti del CCRS Sorso atletica leggera.
Nel 2003 nasce l'Associazione Folclorica che comincerà a portare il costume nelle varie sagre sarde e anche all'estero. Oltre a quello citato, il costume di faja, usato nelle cerimonie o come abito da sposa ( vi sono documentazioni fotografiche risalenti al 1910), c'è la fasdhetta cuvacadda utilizzzata fino a non molto tempo fa.
“Zia” Peppina Fiori, “una ragazza” di 91 anni è l'ultima che continua a indossarla. Questo indumento ha una caratteristica specifica: nella sua semplicità è unico in Sardegna. Non se ne conoscono altri uguali e neppure l'origine. Forse sarebbe il caso di controllare gli altri scritti del Vuillier; il suo accostamento con l'Africa non mi sembra così casuale. Il costume maschile di Sorso invece rientra nei canoni classici della tradizione sarda.

Per dovere di cronaca segnaliamo che, negli anni 80, con il contributo dell'Amministrazione comunale, è stato ricostruito un altro “costume di Sorso”. Si tratta di una fantasiosa invenzione, un colorito contorno per le processioni religiose.

Note
1) Angius Casalis. Dizionario degli Stati Sardi Torino 1833. Edizione anastatica a cura della Editrice Sardegna Cagliari
2) Gaston Vuillier. Le isole dimenticate. La Sardegna. Ristampa Ilisso Nuoro. 2002
3) Francesco Corona. Guida dell'isola di Sardegna. Ristampa anastatica Gia Editrice Cagliari 1991
4) Sardegna tra due secoli.. Edizione anastatica a cura dell'Editrice Archivio Fotografico Sardo. Nuoro 1998
5)Baldassarre Giuliano. Cenni sulla Sardegna. Torino 1841. Ristampa anastatica a cura dell'Editrice Archivio Fotografico Sardo. Nuoro 2003
6) Gustavo Straforello. Geografia dell'Italia. Sardegna. Torino 1895. Edizione anastatica a cura di Progetto Sardegna Quartu Sant'Elena 1997 
7) Figulina= arte del vasaio. La terra figulina è un'argilla utilizzata per fabbricare vasi in terracotta.
8) Guido Colucci. Alla ricerca delle vestiture tradizionali sarde. Raccolta di acqueforti acquerellate. A cura di Flavio Orlando. Carlo Delfino Editore Sassari. 1998

Pubblicato sul Corriere Turritano nr 5 del 1 marzo 2012

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