Brescia e Bergamo

 di Leo Spanu

Mi era sfuggito che le due città lombarde sono, insieme, le capitali della cultura per il 2023. Sto perdendo colpi forse perchè sto cercando di sfuggire alla valanga di notizie, il più delle volte stupide e false, che i mass media ci stanno scaricando addosso. Ho sempre avuto, per mia fortuna, una mente aperta ma questa non mi sembra una buona ragione per riempirla di spazzatura. Avevo notato l'inizio della fine (mia o del mio mondo non so, ancora non l'ho capito) con l'inizio della pandemia di covid 19: la fila di camion militari che portava via i morti di Bergamo, nel silenzio e nel buio della notte, è stata per me un colpo che mi ha fatto vacillare. Ho avuto qualche caro amico di Bergamo, quando ero militare, e poi la notizia, scoperta per caso e tardivamente, che anche il mio tenente medico di allora se n'era andato, lui che a ottant'anni era rientrato in servizio da una meritata pensione per aiutare chi ne aveva bisogno. 

Troppi imbecilli a dire bestialità in televisione come se una pandemia fosse un gioco da salotto. Poi quando sembrava la fine di un cattivo giorno ecco una guerra vicina a casa; è vero ci sono tante guerre in giro, come mostri infernali a distribuire fiori di morte in ogni angolo povero del mondo ma con la storiaccia dell'Afghanistan si era capito che si stava andando verso il peggio. Un vecchio rimbambito che oggi sembra cercare la guerra mondiale è a capo degli USA; in Russia un nostalgico della vecchia e poco gradevole Unione Sovietica,  per combattere una banda di nazi-fascisti fanatici e criminali (ci sono in tutti gli stati, anche da noi) invade l'Ucraina e si mette a massacrare uomini, donne e bambini. Poi come ciliegina sulla torta ci aggiunge soldatini russi che non sapevano di partire per la guerra.

Mi sembra ovvio che uno come me,  sognatore invecchiato ma non pentito, con qualche anno e qualche acciacco di troppo, cerchi di collezionare giorni più sereni, visto che sono sul viale del tramonto (che spero molto lungo); invece mi sento costretto a chiudermi in casa, spegnere radio, televisione e computer (il telefono no, a quello manco rispondo da tempo)  per non vedere e per non sapere.  Assurdo perchè la curiosità (quella sana, che cerca la bellezza) è sempre stata la mia qualità migliore. 

Ricordate l'ultima frase di Oscar Wilde? Aprì gli occhi, vide le pareti della sua stanza d'ospedale e  disse: "O se ne va quella tappezzeria o me ne vado io." Poi morì.

Per non mostrarvi il mondo rivestito da una tappezzeria di guerra ma al contrario pieno di colori e di bellezza vi propongo alcune immagini: solo di Brescia, per un fatto sentimentale, dato che sono stato bresciano dal 1958 a 1970. Ma entrambe le città, singolarmente, meritavano di essere capitali della cultura.

Le fotografie sono tratte dal sito Brescia e dintorni (FB). 

Angolo tra via Musei e via Beccaria (Daniela Ferretti)

Castello: particolare (Fausto Scaroni). Peccato quelle antenne!

Chiesa del Carmine: particolare (Fausto Scaroni)

Chiesa di san Francesco (XIV secolo): Chiostro maggiore (Ave Rossi)

Chiesa di san Giorgio (Fausto Scaroni)

Dal Castello: Brescia antica e moderna (Fausto Scaroni)

Duomo: particolare (Maria Teresa Crescini)

Duomo Vecchio (Armanda Medani)

Piazza della Vittoria (Massimo Lucidi)

Quartiere del Carmine (Simone Forleo)

Tempio Capitolino (79 d. C.) Armanda Medani

Piazza della Loggia (Mauro Sturla)

Vicolo Urbano (Mauro Sturla)

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