Riservata personale
di Leo Spanu
Questo articolo l'avevo scritto all'inizio dell'anno ma ostacoli di vario genere me ne hanno fatto rinviare continuamente la pubblicazione. Avevo cominciato così :
"E’ probabile che i miei articoli, nei mesi a seguire, si ridurranno nella frequenza perché ho altro da fare, pertanto, per non farmi dimenticare ne riproporrò alcuni che molti dei miei lettori, arrivati dopo, non conoscono."
In realtà ho mantenuto una parte dell'impegno per le repliche di vecchi articoli ma mi sembra di essere diventato come la RAI che, quando non sanno cosa fare, riciclano vecchi programmi; da quando c'è il coronavirus non fanno altro. Non sarebbe una cattiva idea visto il loro vasto archivio ma nei fatti ridanno mille volte le stesse cose. Peccato, un'occasione mancata, si potevano far conoscere ai più giovani trasmissioni e personaggi davvero interessanti.
Io non ho nessun patrimonio artistico da riproporre solo le mie piccole storie di ordinaria quotidianità oltre a piccoli sprazzi di cultura.
"E’ probabile che i miei articoli, nei mesi a seguire, si ridurranno nella frequenza perché ho altro da fare, pertanto, per non farmi dimenticare ne riproporrò alcuni che molti dei miei lettori, arrivati dopo, non conoscono."
In realtà ho mantenuto una parte dell'impegno per le repliche di vecchi articoli ma mi sembra di essere diventato come la RAI che, quando non sanno cosa fare, riciclano vecchi programmi; da quando c'è il coronavirus non fanno altro. Non sarebbe una cattiva idea visto il loro vasto archivio ma nei fatti ridanno mille volte le stesse cose. Peccato, un'occasione mancata, si potevano far conoscere ai più giovani trasmissioni e personaggi davvero interessanti.
Io non ho nessun patrimonio artistico da riproporre solo le mie piccole storie di ordinaria quotidianità oltre a piccoli sprazzi di cultura.
Per onestà intellettuale devo dire che talvolta mi viene
la tentazione di chiudere questo blog e magari un giorno, all’improvviso e
senza una ragione specifica, deciderò di
concludere questa mia (bella) esperienza di scrittura. Non perché non abbia più storie da
raccontare ma perché non ho più voglia di farlo.
Lo so, sono sempre stato scorbutico e lunatico
(segno del cancro per chi ci crede), il mio è sempre stato un carattere scomodo per me e difficile
per gli altri. Non sono tra quelli che, al loro funerale, vengono compianti
come ” era un bravo ragazzo”. Almeno lo spero.
Cinque anni (al 27 giugno) di attività col mio blog, circa 1300 tra articoli scritti e raccolte di immagini: il bello è che ci sono persone che continuano a leggermi. Un bilancio positivo direi, visto il
contenuto dei miei scritti.
Certo non ci sono follower a migliaia o a decine di migliaia ad osannarmi ma non lascio incantare da queste nuove forme di comunicazione. Per dirla con Francesco Guccini, questa mi sembra una gloria da stronzi.
Certo non ci sono follower a migliaia o a decine di migliaia ad osannarmi ma non lascio incantare da queste nuove forme di comunicazione. Per dirla con Francesco Guccini, questa mi sembra una gloria da stronzi.
E poi non scambio opinioni, non commento, non condivido.
Il problema è che io sono uno scrittore vecchia maniera, appartengo ad un secolo anzi ad un millennio ormai estinto.
Il problema è che io sono uno scrittore vecchia maniera, appartengo ad un secolo anzi ad un millennio ormai estinto.
Amo la carta
stampata ma ogni giorno vedo chiudere librerie; lo so che interessa a pochi ma
davvero possiamo fare cultura, essere ancora uomini liberi, solo perché tutte
le stronzate le diciamo in televisione o su internet e le diciamo pure in inglese e italo-inglese?
Amo i libri scritti bene, amo gli
scrittori veri, quelli che perdono ore e giorni su una parola o su una frase.
Amo moltissime tante cose che ad altri non interessano minimamente: ad esempio amo il caffè fatto col caffè, amo il suo
profumo non quelle cose di plastica argentata o quelle bustine solubili; contenuto e contenitore, tutto sa di vomitevole.
Non ho neppure voglia di inseguire tutte le meraviglie della tecnologia,
quelle tanto decantate del mondo virtuale, un mondo che non mi vuole lasciare solo neanche quando faccio la
cacca.
Non so per quanto tempo resterò on-line (si dice così?) non
sono un numero di telefono, un profilo sulla rete, uno schiavo del grande
fratello. Sono ancora un uomo, vecchio ma solo per gli anni accumulati, magari un pò stanco e deluso ma sono lo stesso di una volta, almeno per la
curiosità di sapere, di conoscere, di scoprire, di provare emozioni, di riuscire ancora a sognare.
Ma per fare questo devo uscire dal quel paradiso drogato che
è internet: ti fa credere di essere importante anche quando non sei nessuno, ti convince di essere famoso solo
perché ogni tanto qualcuno ti legge e ti dice bravo, ti illude di essere amato
solo perché qualcuno mette un faccino sorridente sotto la tua fotografia.
Io sono nato subito dopo la seconda guerra mondiale e sono
sicuramente figlio dell’amore,
dell’amore dei miei genitori che volevano solo vivere dopo tanta paura.
Ho il sospetto che, per mia fortuna, me ne andrò alla vigilia di una nuova guerra mondiale o di qualcosa di simile; non posso certo pensare di fermare la stupidità dell'uomo ma avrei voluto lasciare, in eredità, qualcosa di me, una parte anche piccola, dell’amore che ho avuto la fortuna di ricevere.
Ho il sospetto che, per mia fortuna, me ne andrò alla vigilia di una nuova guerra mondiale o di qualcosa di simile; non posso certo pensare di fermare la stupidità dell'uomo ma avrei voluto lasciare, in eredità, qualcosa di me, una parte anche piccola, dell’amore che ho avuto la fortuna di ricevere.
Invece mi sono perso,
strada facendo, nei miei problemi, nelle difficoltà dell’esistenza, troppo
preso a lottare per difendere il poco o il tanto che avevo o che
credevo di avere.
Ma, questa è stata la mia vera ricchezza, ho continuato a
scrivere e a raccontare storie.
Poi in età da pensionato, invece di essere
scaricato sulla panchina di un giardino polveroso, mi sono ritrovato scrittore.
Certo il successo non fa parte dei miei trofei e, in verità, non è quello che
cercavo, neppure i soldi; magari, come ho scritto altre volte, avrei gradito appena
più di attenzione ma va bene lo stesso.
Meglio tirarsi fuori dalla “pazza folla” finchè si è ancora in tempo e uscire di scena
al momento giusto come sanno fare i grandi attori. Ma quando è il momento
giusto?
Nell’arco di questi ultimi dieci anni (da quando sono in
pensione) ho pubblicato due romanzi, il primo e l’ultimo che ho scritto, una
specie di autobiografia; in mezzo ce ne sono altri quattro con trame e temi diversi.
Come tutti i lettori accaniti, una volta passati dall’altra parte della
barricata, mi è piaciuto misurarmi coi vari generi e, se mai un giorno i romanzi vedranno
la luce, credo che i miei eventuali lettori troveranno più di un motivo di interesse
ma la mia sfida maggiore era un’altra.
Dieci anni fa ho “buttato giù” mezzo primo
capitolo di una storia che volevo raccontare.
Una storia "importante" con personaggi straordinari vissuti realmente e personaggi di fantasia, un romanzo dove la storia vera si mischia con l’invenzione letteraria, poi ho messo gli appunti in un cassetto e il romanzo è cresciuto solo nella mia mente, scena dopo scena, come un film che raccontavo a me stesso.
Una storia "importante" con personaggi straordinari vissuti realmente e personaggi di fantasia, un romanzo dove la storia vera si mischia con l’invenzione letteraria, poi ho messo gli appunti in un cassetto e il romanzo è cresciuto solo nella mia mente, scena dopo scena, come un film che raccontavo a me stesso.
Finalmente arrivò il momento di mettere nero su bianco. Un lavoro lungo questa volta perché, per la scrittura del romanzo, sono state necessarie ore e giorni di ricerca e di studio delle fonti storiche.
E' stata anche l'occasione per prendere in mano alcuni libri che avevo acquistato tempo fa e che non avevo ancora letto.
E' stata anche l'occasione per prendere in mano alcuni libri che avevo acquistato tempo fa e che non avevo ancora letto.
Il mestiere di scrittore è bellissimo perchè ti porta ad esplorare mondi che non conosci; spesso, quando cominci a scrivere, non sai neanche cosa succederà, ti sembra di avere il
cervello vuoto poi di colpo, per una specie di miracolo, arrivano le parole come
acqua da una fontanella.
Spesso non conosci neppure la trama, hai solo una piccola traccia, un inizio, non conosci i personaggi che incontrerai nel corso della scrittura; ti ritrovi ad essere scrittore e lettore insieme e nessuno dei due sa come andrà a finire.
Dopo aver finito la prima stesura comincia il lavoro di “pulizia”.
Spesso non conosci neppure la trama, hai solo una piccola traccia, un inizio, non conosci i personaggi che incontrerai nel corso della scrittura; ti ritrovi ad essere scrittore e lettore insieme e nessuno dei due sa come andrà a finire.
Dopo aver finito la prima stesura comincia il lavoro di “pulizia”.
Nei miei precedenti romanzi (150-200 pagine) ho impiegato due, tre mesi per scriverli ma il lavoro di
revisione è durato un anno, a volte due.
Ti sembra sempre che non siano mai
perfettamente a posto, neanche dopo che li hai pubblicati (e non mi riferisco
ai refusi), c’è sempre il dubbio che potevi scriverli meglio.
Ho iniziato a scrivere questo romanzo i primi giorni di gennaio e ho completato la stesura della prima bozza all'inizio di giugno, cinque mesi; adesso comincia il lavoro "duro" di revisione e di riscrittura e ci vorrà tempo perchè il romanzo è molto più lungo dei precedenti.
La storia si svolge tra gli ultimi anni del 1100 e i primi del 1200, un periodo ricco di personaggi e di avventure con diverse divagazioni storiche.
Probabilmente sarà l’ultimo romanzo che scriverò per il discorso di ritirarsi nel momento giusto e poi non ho editori che mi corrono dietro per pubblicare i miei "capolavori" .
Verrà il momento di smettere col vizio della scrittura così come ho smesso con altri vizi (il fumo e viaggiare) ma, come sempre, è meglio non mettere limiti alla provvidenza.
Per scaramanzia. Non si sa mai!
P.S.
Domani è il mio compleanno: sono 74. Non so se sono molti o pochi, non importa, mi godo ogni giorno che viene come un regalo. Quando mi capita di essere di malumore penso di essere stato fortunato: ho molti bei ricordi che mi fanno compagnia.
La storia si svolge tra gli ultimi anni del 1100 e i primi del 1200, un periodo ricco di personaggi e di avventure con diverse divagazioni storiche.
Probabilmente sarà l’ultimo romanzo che scriverò per il discorso di ritirarsi nel momento giusto e poi non ho editori che mi corrono dietro per pubblicare i miei "capolavori" .
Verrà il momento di smettere col vizio della scrittura così come ho smesso con altri vizi (il fumo e viaggiare) ma, come sempre, è meglio non mettere limiti alla provvidenza.
Per scaramanzia. Non si sa mai!
P.S.
Domani è il mio compleanno: sono 74. Non so se sono molti o pochi, non importa, mi godo ogni giorno che viene come un regalo. Quando mi capita di essere di malumore penso di essere stato fortunato: ho molti bei ricordi che mi fanno compagnia.
Commenti
Posta un commento