Colonne sonore

di Leo Spanu

Che musica ascolto quando lavoro? Bella domanda: se il lavoro è impegnativo, ad esempio la stesura di un romanzo, solo silenzio, non voglio nessun rumore intorno a me (spengo anche il telefonino).  
Se invece si tratta di articoli per il blog va bene la musica leggera, canzonette. Per le ricerche, sempre musica leggera ma senza parole, qualche volta anche musica classica, dipende dal mio umore.
Il problema è che la composizione del programma lo fa il computer utilizzando (dice lui) le mie scelte: lo chiama “il mio mix” ma io non sempre mi riconosco. 
Ci sono canzoni che io metto sempre ma lui si rifiuta di registrarle, al contrario inserisce altre canzoni mai scelte da me; talvolta neanche le conosco specie quando si tratta di musica americana. 
E’ vero che gli yankees fanno buona musica oltre che buon cinema ma ci sono anche i francesi, che evidentemente il mio computer odia specie quando li propongo in lingua originale (dato che la conosco). 
Per non dire poi delle donne; non capisco cosa gli hanno fatto ma le evita come la peste a parte Nancy Sinatra, Cher e la moretta degli Shocking  Blues. 
Oggi ho provato ad imbrogliarlo: niente "mio mix" ma Champs e altri. Risultato: una sola canzone degli Champs e poi via come gli pare. Ecco l’elenco.

The Champs. Train to nowhere (1958). Strumentale. Insieme agli Shadows, i migliori gruppi (allora si chiamavano complessi) strumentali di sempre. E gli Champs avevano anche il sassofono.
Ennio Morricone.  C’era una volta il West (1968). Strumentale. La più bella colonna sonora mai scritta per un film. Ma è firmata da un "certo" Ennio Morricone.
Le Orme. Uno sguardo verso il cielo (1971). Il miglior gruppo italiano di sempre, Molti non lo hanno ancora capito.
" La maschera di un clown in mezzo a un gran deserto
un fuoco che si spegne, uno sguardo verso il cielo,
uno sguardo verso il cielo dove il sole è meraviglia
dove il nulla si fa mondo, dove brilla la tua luce"

Shocking Blues. Venus (1969).  Il brano è stato riproposto dal gruppo femminile Bananarama nel 1984 con uno straordinario successo ma la versione del gruppo olandese è decisamente superiore anche per la voce (e la bellezza) della cantante Mariska Veres.
Kate Bush. Wuthering Heigts (1978). Ispirata al romanzo Cime tempestose della scrittrice inglese Emily Bronte è stato il più grande successo della Bush. In realtà è un brano di straordinaria bellezza  e la voce di Kate Bush è celestiale.
The Tornados. Telstar (1962). Strumentale Telstar era un satellite, il primo per le telecomunicazioni. Talmente famoso (e importante) da farci una musichetta, peraltro gradevole.
The Shadows. Wonderful Land (1960) .Strumentale. Gli Shadow sono un mito specie per chi ama la chitarra.
Alunni del Sole. E mi manchi tanto (1973).
"La tua immagine nel pianto
che si mostra senza orgoglio
scivola leggera nei miei occhi."

Los Bravos. Black is black (1966). Un gruppo spagnolo che cantando in inglese raggiunge il primo posto nelle classifiche di quasi tutto il mondo.
Ninì Rosso. Il silenzio (1966). Strumentale Chiunque abbia fatto il servizio militare (leva) sa cosa significa il silenzio. Specie quello fuori ordinanza.
The Animals. The House of the Rising Sun (1964). Si tratta di una canzone tradizionale che ha avuto molte versioni, questa è la migliore (opinione personale). In italiano divenne La casa del sole è fu interpretata dai Marcellos Ferial, quelli del tormentone estivo Quanto calienta el sol (il sole doveva, per contratto, essere sempre presenti nelle loro canzoni?)
Sergio Endrigo. Lontano dagli occhi (1969). Di Endrigo si può dire una sola cosa: era un Grande con la G maiuscola.
" C'è nell'aria qualcosa di freddo
che inverno non è."

Alberto Fortis. La sedia di lillà (1979) Una storia difficile, un caso di di suicidio (eutanasia?) raccontato con molta delicatezza.
"Stava immobile nel letto con le gambe inesistenti
e una piaga sulla bocca che seccava il suo sorriso
mi parlava rassegnato con la lingua di chi spera
di chi sa che è prenotato sulla sedia di lillà."

The Shadows. Apache (1960). Strumentale. Musicalmente per me c'è stato un prima e un dopo Apache. Ma avevo 14 anni.
Ricky Nelson. Hellò Mary Lou (1961). In realtà la canzone  è di Gene Pitney e dai giudici americani è stato considerato un gran bel plagio.
Michele. Ti ringrazio perchè (1964). Quando non faceva l'imitazione di Elvis Presley, non era male come cantante.
The Rubettes. Sugar baby love (1974). Il più famoso falsetto della musica pop.
The Moody Blues.  Nights in White Satin (1967) In Italia è diventata famosa come "Ho difeso il mio amore", interpretata da tutti i complessi dell'epoca. La migliore era (ed è) quella dei Nomadi.
Paul Mauriat. Love is blue (1968). Strumentale
Scott Mckenzie. San Francisco (1967). Molti non lo sanno ma questa canzone è utilizzata ogni volta che si ambienta un film a San Francisco. Ormai è diventato un marchio di fabbrica. La canzone è sempre piacevole malgrado l'età.
Aphrodite’s Child. Rain and Tears. Lacrime  e pioggia (1968). Rivisitazione di un brano di musica classica (Pachekbel, XVII secolo) da parte di Vangelis per la voce di Demis Roussos.
Petula Clark. Downtown-Ciao ciao (1964). La cantante inglese la interpretò anche in italiano perchè all'epoca i cantanti stranieri se non cantavano in italiano non vendevano un disco. Oggi la canzone, che ha vinto tutti i premi possibili, e la cantante sono praticamente dimenticato  ma quella musica è diventata una specie di prezzemolo; te la ritrovi in continuazioni in film e pubblicità. Ahi! Destino crudele.
The Chordettes. Lollipop (1958). Canzone tormentone che ha avuto molte versioni. Questa, eseguita da un quartetto di ragazze, è la migliore.
Nancy Sinatra & Lee Hazlewood. Summer wine (1968). Canzone tipo country a due voci, molto gradevole. Ha avuto molte cover.
Barry Mcguire. Eve of distruction (1965). Tipica canzone di protesta bandita dai media americani perchè contro la guerra in Vietnam e contro tutte le guerre. La traduzione letterale è La vigilia della distruzione ma L'inizio della fine rende meglio lo spirito. La canzone è stata citata e utilizzata in film e documentari.
Ivan Graziani. Agnese (1979). La melodia è tratta dalla sonatina in do maggiore di Muzio Clementi (1751-1832) un brano riutilizzato da molti artisti utilizzando testi diversi.
Righteous Brothers. Unchained Melody (1965). In realtà la canzone è del 1955 ma probabilmente è la canzone che ha avuto il maggior numero di interpretazioni (almeno 500); questa è la più famosa perchè è diventata la colonna sonora del film Ghost (Fantasma).
The Knack. My Sharona (1979). Il riff di questa canzone è uno dei più famosi del rock. Se non lo conoscete è un problema vostro.

Non è neanche male come compilation. Comunque ecco la versione di oggi de“Il mio mix” è altra cosa  ma citerò solo alcuni brani. Poche variazioni rispetto ai giorni precedenti; il mio computer è un conservatore fa ed ha aggiunto solo Stefano Rosso, forse per via dello spinello. O dell'ombrello? Intanto fuori il tempo è incerto, forse piove. Per essere il mese di giugno non è il massimo ima tanto io al mare manco ci devo andare.

Robert Miles. Maresias (1997). Un grande artista, italo-svizzero (si chiamava Roberto Concina) non molto conosciuto in Italia,
Alain Barriere. Vorrei (1965). Anche i cantanti francesi dovevano cantare in italiano se volevano aver successo da noi. Come cambiano i tempi.
Timi Yuro. Smile (1961). La cantante italo americana Timi Yuro (Rosemarie Timotea Aurro) è stata una delle più belle voci femminili: spaziava dal pop, al soul, al R&B. Smile, colonna sonora del film Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin, che è anche autore delle musiche, è diventata in seguito una canzone interpretata da molti altri artisti. Ottima la versione di Nat King Cole ma io preferisco quella di Timi Yuro.
Santo & Johnny. Sleep walk (1959). Strumentale. I due fratelli Farina, di origine italiana, inventarono un nuovo suono (chitarre) che ha fatto da colonna sonora a film ed altro. Musica di alto livello ma qualche volta effetto camomilla.
Stefano Rosso. Una storia disonesta (1977). Certo che mettersi a cantare di "spinelli" in quei tempi non era male,
" Che bello, due amici, la chitarra e uno spinello
e una ragazza che ci sta
e tutto il resto che importanza ha?"

Sonny & Cher. Little man (1966). In Italia, ma in tutto il resto del mondo, ha avuto decine di interpretazioni. Fra quelle di artisti italiani da ricordare quella di Milva e dei Corvi, un gruppo non banale che ha avuto un'esistenza troppo breve. Non ho mai capito perchè.
Rosanna Ruffini. L’amore quanto vale (1984). Le rare volte che l'Italia esprime autrici di valore, il pubblico, allevato a canzoni di Orietta Berti e di Albano, manco se ne accorge. Tutti esperti di musica, allenatori di calcio, poeti e adesso pure virologi.
" Ah l'amore, ah l'amore!
Forse è la luna, forse è il cacciatore
forse è la lepre che ha saltato il fosso
o una bambina che se ne va a spasso
e gira gira si perde nel bosco
come nella favola di Cappuccetto Rosso."

Conway Twitty. Its Only Make Believe (1958). Ci sono cantanti che si guadagnano un posto fisso nella storia della musica solo con una canzone. Questo è uno dei tanti casi.
Robert Miles. Children (1995). Strumentale. Un capolavoro.
The Shadows. Blue star (1960). Strumentale. Altro pezzo favoloso.
Gilda Giuliani. Serena (1973) Una delle più belle voci italiane. Qualcuno l'ha paragonata alla francese Mireille Mathieu ma la nostra cantante era decisamente superiore.
" La pigione della stanza da pagare
la foschia dell'autunno sopra il mare
il saluto del mattino era il grido di un gabbiano
troppo in alto o troppo solo, chi lo sa.
Pane e sogni tutti dentro un caffellatte
i pudori e le paure ormai disfatte
i tuoi inni all'amore eran grida di dolore
ma io stavo tanto bene insieme a te."

Per molti (specie i più giovani) saranno canzone sconosciute o quasi. Per chi invece ha qualche competenza di musica leggera sa che in mezzo ci sono molte perle. Su youtube si possono  ascoltare tutte.
In realtà la compilation che io avevo suggerito al mio computer era formata anche da altre canzoni (e cantanti) non banali. Ma essendo costruito (il computer) fuori dell'Italia, non sopporta la musica italiana specie quella degli anni 60; ci sono cantanti che io "metto" ogni giorno apposta. 
Niente, sordo come una campana. Si vede che appartengo ad un'altra generazione, quando bastava "Un soldino per il Juke Box" (Gene Pitney, 1962).

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