In difesa di Silvia Romano
di Leo Spanu
Ho espresso ieri la mia opinione non su Silvia Romano ma per come la ragazza si è presentata davanti all’opinione pubblica nazionale.
Per me una piccola caduta
di stile per il modo di vestirsi, tipico della parte più integralista del mondo
arabo; anche in Iran, moltissime donne vestono all’occidentale, con un fazzoletto
o un velo in testa. Un errore poi, aver comunicato subito la sua conversione
religiosa.
Cose minime se non fosse che
viviamo giorni strani. Non per la
pandemia che pure sta provocando situazioni di povertà nuove in strati di
popolazione che fino ha ieri godevano di condizioni di benessere; si tratta di situazioni a rischio per le
condizioni non solo sanitarie ed
economiche ma sociali del paese.
Situazioni non facili da gestire anche perché la
classe dirigente del paese (ma anche di tante altre parti del mondo) si sta mostrando impreparata, incerta e talvolta incapace di affrontare la nuova realtà.
L’errore di Silvia Romano, o meglio di chi non ha saputo
consigliarla, è stato quello di presentarsi come una provocatrice o peggio come
una terrorista davanti ad un’opinione
pubblica esasperata da anni di cattiva politica, con la continua ricerca di nemici
da combattere, spaventata da anni di paura e di rifiuto verso tutto quello che è diverso, incattivita da anni di istigazione all’odio.
Da potenziale eroina strappata dalle mani dei cattivi,
Silvia Romano sta diventando capro
espiatorio del malessere nazionale: sulla rete si scrivono cose terribili su
una ragazza che non ha nessuna colpa. La sua scelta religiosa vera o
imposta che sia, è diventata una
dichiarazione di guerra verso una cultura italiana più presunta che vera.
Spiace notare che a questo gioco sporco si stiano prestando
giornalisti e uomini delle istituzioni.
In un tempo in cui si misurano le
distanze tra le persone nei bar, nei ristoranti, nelle piazze, nei giardini e ci manca pure a letto
(per le coppie sposate) un'orda selvaggia di giornalisti (ma lo sono davvero?) assaltano la ragazza mentre rientra a casa sua.
E oggi, al telegiornale, sento che a difesa dell’incolumità
della ragazza è stata predisposta una scorta.
Ma che paese siamo diventati se abbiamo paura di una
ragazzina che dopo quasi due anni di prigionia ( e non credo sia stato un gioco) ha espresso la sua gioia con
ingenuità o se preferite con un
piccolissimo gesto di provocazione, una cosa quasi da bambini?
Ricordate la saggezza dei nostri nonni: chi semina vento
raccoglie tempesta.
Forse è arrivato l’inverno.
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