Tanto tuonò che piovve


di Leo Spanu

Dopo aver dichiarato guerra alla Tunisia, a Malta e alla Francia; dopo aver intimato l’altolà alla sesta flotta Usa; dopo avere bacchettato i vescovi italiani che stravolgono il Vangelo;  dopo avere ignorato il Papa che, uffa, non si fa i fatti suoi; dopo aver sorriso all’Ungheria patria di Vladislav III detto l’Impalatore ( noto anche come Dracula) per il trattamento che faceva ai turchi invasori;  dopo avere tolto e restituito il biglietto del treno al presidente Conte perché Parigi val bene una messa; dopo avere mandato un EVVIVA a Putin perché la Russia ha vinto la prima partita dei mondiali contro l’Arabia, una famosa potenza calcistica;  finalmente il pirata Barbanera si è preso una pausa di riflessione e, malgrado l’espressione stranita come la casalinga di Voghera che aveva l’utero introverso, si è fermato a prendere fiato e a farsi una resa dei conti. Conte no, quello lo ha già restituito al mittente. Naturalmente senza francobollo come una lettera tassata che pagherà il ricevente. Il ricevente è il suo vice Di Maio che da un paio di minuti comincia a pensare a quanto male fanno gli schiaffi quando si va al potere.
In Italia c’è un esercito di gente che non solo rema contro per gioco, per passare il tempo e per cattiveria congenita  ma, di notte  e di nascosto,  probabilmente va nei cantieri  navali a trapanare le barche che poi rivende ai traghettatori di anime perse ( leggi migranti).
Ed è gente che di solito mangia veleno  per poi sputarlo contro chiunque si trovi, magari per sbaglio, davanti alla loro porta. 
La nave Acquarius passa davanti alle coste sarde col suo carico di sofferenza e di dolore e, per massimo di sfortuna, c’è pure il mare mosso. Chiunque abbia sofferto il mal di mare sa che un viaggio all’inferno è più allegro. Allora un’anima buona dice diamo un  “aiutino” a questi poveracci. Apriti cielo! Sul web parolacce a tutto spiano, la famosa accoglienza sarda si spegne tra urla e improperi da far arrossire e vergognare il peggiore non so che cosa. 
Ma tutto questo Barbanera non lo sa.  Lui ha vinto e si batta il petto coi pugni come fa King Kong. 
E’ giusto che dopo una settimana così  piena di perigliosi avvenimenti si goda il  meritato riposo del guerriero sulle fresche rive del placido Po (era il placido Don!  Maledizione, ormai anche le citazioni sono andate in barca.) e prepari come un novello Giove dalla cime (tempestose) dell’Olimpo nuovi fulmini e saette da scagliare contro tutti quelli che non capiscono il suo pensiero.
Dopo di me il diluvio, non lo disse Noè come pensa qualche politico laureato su Facebook, e neppure un re francese antenato di Macron,  lo dice un lombardo partito con “ le prime crociate” per liberare Gerusalemme e Busto Arsizio dagli infedeli. Ci sonno donnine ( leggere i messaggini in rete) che la notte prima di addormentarsi, danno il bacio della buona notte al marito, chiudono gli occhi e pregano “ Trombami Salvini”. Almeno in sogno.
E Barbanera, da Giove si trasformerà in cigno, in bue  e altri amatori per soddisfare le voglie di casalinghe disperate poi in Barbarossa per liberare l’Italia dagli invasori.
Non so come andrà a finire la storia dell’Italia in confezione giallo, verde e nera ma, minaccia su minaccia , proclama su proclama,  mi sa che finirà come dice un vecchio proverbio: tanto tuonò che piovve.  Per prudenza è meglio comprarsi un ombrello. 

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