Andata e ritorno: Giorgia Satta
di Leo Spanu
Non conosco questa signora ma leggo nel libro di poesia che mi ha
prestato il mio amico Piero Murinerddu che, dal 1970, Giorgia Satta dalla
Sardegna si è trasferita in provincia di
Bologna per lavoro. Io invece, nel 1970, sono ritornato in Sardegna. Mi piace il gioco
delle coincidenze: chi va e chi ritorna.
Non ci sono saldi attivi in questi viaggi a rincorrere la vita. Si fugge via non per cercare una vita qualsiasi ma qualcosa che ci faccia star bene, qualcosa che non si trova più dentro casa, tra le persone e i luoghi conosciuti. Io sono nato senza radici, non c’è un luogo dove posso ritrovarmi, ma capisco chi, con la memoria. recupera parole e giorni di un passato prossimo e remoto e li ricompone in ricordi e, talvolta, in poesia.
Non ci sono saldi attivi in questi viaggi a rincorrere la vita. Si fugge via non per cercare una vita qualsiasi ma qualcosa che ci faccia star bene, qualcosa che non si trova più dentro casa, tra le persone e i luoghi conosciuti. Io sono nato senza radici, non c’è un luogo dove posso ritrovarmi, ma capisco chi, con la memoria. recupera parole e giorni di un passato prossimo e remoto e li ricompone in ricordi e, talvolta, in poesia.
Fermati/ che ti
abbraccio i pensieri/ che di parole non ne ho/…….. Fermati che ti tocco le
mani/ per rubarti un pezzo di fame/ uno straccio di sogno…
A volte mi sento come un ladro nella notte ma non ho
più sogni da rubare così vado a spiare nella memoria degli altri.
Le porte della
memoria/ si aprono si chiudono/ e lasciano che entri il vento/ un momento, a
scuotere/ la coperta del letto,/ a misurare una distanza,/ a riportare in vita
una speranza/ morta di stanchezza.
Non mi piace elemosinare niente dagli altri neppure la
speranza che ho buttato via forse per distrazione. Mi piace tuttavia assaggiare l’acqua fresca di una fontana,
le parole dolci di persone vive, recuperare il sorriso di una donna amata un giorno, tempo fa.
Voglio riempire la mia
stanza,/ d’amore la riempirò,/ di te, di noi, d’amore./ Il riso e il pianto/ ci
lascerò/ attaccati alle pareti,/ non chiuderò la porta,/ mai la chiuderò,/ che
entri il vento,/ il freddo e il caldo,/ e tu amico mio/ quando vuoi/ entra/ a
stare con me./ Ancora parleremo/ di quando/ insieme/ andavamo al mare.
Ma torniamo all’idea del viaggio, l’andare e venire del
titolo come il moto ondoso del mare, un
movimento senza pace. Come una continua tentazione di essere e non essere altrove.
I passi nostri dentro
un capire/ in cerca di pianure,/ che sono state tante le salite/ e sulla cima,
a volte/ ci ha accecato il sole.
Quello che ci lascia disarmati ed anche impauriti è il desiderio di tornare a casa se c’è ancora una casa dove ritornare. Come Ulisse si naviga a vista,
forse c’è Penelope alla fine del viaggio o forse si è stancata di aspettare e
non c’è più niente da scoprire. Il tempo
si è consumato cercando l’ultima frontiera.
Per mille mari/ finito
il viaggio,/ riporto a terra/ il mio sogno.
BIBLIOGRAFIA
Giorgia Satta. Andata e ritorno. Editrice La Mandragora. Imola ( BO) 2017

Commenti
Posta un commento