Il cliente ha sempre ragione?
di Leo Spanu
Il cliente (cliens), nell’antica
Roma, era il cittadino che, per la sua (modesta) condizione nella società,
doveva adempiere ad una serie di obblighi nei confronti del padrone ( patronus)
che ricambiava con la sua protezione. Il rapporto era definito “ relazione di
patronato”. Per chi ha poca dimestichezza con i congiuntivi e col verbo avere (
h o non h questo è il problema!) era sostanzialmente
una forma di sudditanza fisica, psicologica ed economica.
All’epoca esistevano
anche tabelle tariffarie per definire i
vari gradi di relazione padrone-cliente. Tra le tante curiose abitudine c’era la “ salutatio matutina” ( saluto del
mattino): ogni mattino i clienti si recavano davanti all’abitazione del loro padrone
per omaggiarlo. In cambio ricevano
attenzioni, consigli, ricompense e “ panem et circenses”.
Nel corso dei secoli a ( Roma e in gran parte dell’Italia)
non è cambiato molto.
Nel film Il
marchese del Grillo, uno
strepitoso Alberto Sordi, nel ruolo di un nobile romano del 1800, un
personaggio cinico, sprezzante, cialtrone
ma purtroppo ( per lui) intelligente, regalava, ogni tanto, ai suoi noiosissimi e insopportabili clienti
monete incandescenti a ustionare le loro
mani rapaci. Poi, un giorno di profondo giramento di zebedei, dall’alto del suo
terrazzo spiegò ai clienti e al popolo bue il principio fondamentale del
potere: Io sono io e voi non siete un
cazzo.
Nell’anno del Signore 2018 non c’è più nessun marchese del Grillo
a spiegare il senso della vita e altro agli ignoranti villici; c’è si un Grillo ma di
professione fa il comico anche se non fa ridere. (Chiedetelo ai dirigenti del
Partito Democratico). Ma i due Grillo hanno in comune un elemento fondamentale: il disprezzo per gli altri, per
la gente comune, per le persone che hanno la vocazione ad essere clienti. La
differenza è che il moderno Grillo non si limita a promettere e a lanciare monete
incandescenti ( cambio attuale= reddito di cittadinanza) ma molti clienti li
spedisce direttamente in parlamento a governare altri clienti.
Il clientelismo in Italia, specie al sud, è una costante
storica, l’articolo zero della Costituzione.
Tutti lo rifiutano ma tutti lo pretendono sempre e
ovunque. In Italia perde solo chi non lo applica .
Così ad ogni elezione c’è una corsa continua a chi le spara
più grosse e vince chi regala o promette di regalare l’impossibile. Non esiste
un giudizio vero sull’attività del governo, che abbia fatto bene o male è un
fatto di nessuna importanza anche perché il cliente vota solo contro.
Perché possiamo criticare ad oltranza politici, sindacati,
dirigenti, industriali, burocrati, preti e non possiamo dire una sola parola
sul cittadino-cliente che, il più delle volte, è ignorante, saccente,
presuntuoso, piange e si lamenta sempre, pretende in continuazione , non sa
cosa dice , non sa cosa vota ma urla e
rompe in continuazione?
Perché il cliente ha sempre ragione?
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