I santi toccasana
I santi
toccasana. Come curarsi con incanti, orazioni e scongiuri
di Leo Spanu
Un curioso libro firmato da Francesco Fort (non ho trovato
sue notizie) ed edito da “ Il Vespro” edizioni di Palermo nel 1979 spiega, con
dovizia di particolari e molte illustrazioni talvolta straordinarie, come
curare le varie malattie che affliggono la nostra tribolata esistenza, evitando
la medicina classica e tradizionale ( in effetti in questi tempi c’è più di un medico che rassomiglia troppo agli
antichi apprendisti stregoni) per rivolgersi al cielo e relativi abitanti. In
realtà la religione ha sempre avuto molta attenzione per la salute del genere
umano anche se spesso è stato difficile separare la scienza (?) dalla
superstizione. In questo libro si raccolgono tradizioni popolari di varie
regioni, credenze , preghiere e tutto un armamentario che non solo mischia
sacro e profano ma , a volte, ha effetti
(involontari) comici che finiscono col “curare” il nostro stato psichico
( ridere fa sempre bene alla salute). Sullo stato fisico non mi pronuncio. Ed
ecco a voi alcune “cure”.
Invocazione per guarir
febbri continua, terzana, etica e quartana:
Inghiotti molte
pillole di carta su ognuna delle quali avrai scritto così:
Santa Margherita da
Cortona/ voi che foste una gran puttana/ guarite dalla febbre quartana/
quest’anima porca e buggerona.
L’invocazione risale al XIX secolo e proviene da Viterbo
Mi sono dimenticato di dire che spesso quando il popolino
non era soddisfatto nelle sue richieste di miracoli poi passava alle imprecazioni
verso i santi “sordi”.
Oracione buona al male
di denti ( Siena XIV secolo)
Questa è una buona
oracione a dirla e portarla addosso: La beata Apollonia fue della città de’ re
d’Alessandria; tutti li denti le furono tratti a lei, per la fede di Cristo. E
ella pregò sempre il Signore che qualunche il suo nome sopra porterae, che sia
liberato dal male di denti. Così vi degnate liberare il servo, overo la serva
tua o tuo. Amen.
E fa digiunare la
vilia di sancta Apolonia la quale è a dì 8 febbraio
Molte le ricette per
il Mal Matrone. Con questo termine in molte regioni d’Italia si intendeva
indicare il meteorismo e la timpanite flautolenta ( per chi qualche problema
con i termini medici stiamo parlando di scoreggioni all’ultimo stadio). Questa
risale al XVIII secolo e viene da Acerra.
A incantare il mal
matrone.
Agios Agios Agios
Chirielleison-Chirielleisin
Christe salvi nos.
Iddio che liberasti
Susanna dal falso peccato/ Santa Chiara de tormenti/ santa Caterina dalle mani
di Nascenzio imperatore/ Santa Margherita dal dimonio/così libera il servo tuo
dal male di madrone e di fianco/ pell’amore che ebbe Iddio agli uomini e alle
donne./ Amen
Certo che il Padre Eterno con gli impegni che si ritrova e dopo le tante imprese di rilievo che debba
pure interessarsi dei mal di pancia della gente fa un po’ di tristezza.
A Torino invece ( secondo la testimonianza di Alberto
Virgilio nel libro “Torino ai torinesi) non hanno bisogno di rivolgersi
direttamente a Dio perché hanno una sfilza e di santi e reliquie da supplicare.
Vediamo l’elenco. Cominciamo dai corpi interi dei santi: Avventore, Botonto,
Ciriaco, Clemente, Faustino, Giovenale, Gozzelino, Innocenzo, Lorenzo da
Revello, Martiniano, Ottavio, Pietro da Ruffia inquisitore, Sebastiano Valfrè,
Secondo, Solutore, Teodoro, Trazone, Tigrino, Valentino, Valerico e Vittorio.
Senza dimenticare le sante: Basilissa, Ciriaca, Costanza, Deodata, Dula,
Esuperanzia, Felicita, Giuliana vergine, Maria degli Angeli. Ognuno di loro è
specializzato in una parte anatomica che manco alle Molinette.
E se non vi
basta ( agli amici torinesi. A proposito: bellissima città) avanzano anche dei
pezzi come: il cranio dei santi Lorenzo martire, Lazzaro e Lucillo; una
mandibola di san Giovanni Battista; un dente di santa Apollonia; il femore
della coscia sinistra di san Rocco; alcuni capelli della chioma con la quale
la Maddalena asciugò i piedi del Redentore; l’osso di un braccio di san
Maurizio e, in più, la sua croce, la sua spada e il suo anello ( ora
scomparso); il rosario di san Filippo Neri; il sasso su cui fu decollato san
Solutore; l’impronta delle pedate di santa Giuliana; il rocchetto cardinalizio
di san Carlo Borromeo; il berrettino di san Vincenzo Ferreri; la pianeta si san
Francesco di Sales; il velo di santa Maria Maddalena dei Pazzi.
Con tutta questa ricchezza credo che i torinesi siano la
popolazione più sana d’Italia. Si aspettano conferme.
Non come in Abruzzo dove la gente aveva poca fiducia nella
generosità dei santi in particolare di sant’Antonio. Si racconta infatti del “
porco di sant’Antonio” cioè dell’usanza di ammazzare il maiale nel giorno
dedicato alla festa del santo nella convinzione che ogni piccola parte dell’animale
preservasse dalle malattie. La richiesta veniva cantata così:
Sand’Antonie de la
Rocche/ Haie sapute ca sci ccise lu puorche/ E non di li po’ nigà/ Ca l’haje
indise strillà
( traduzione mia e speriamo sia giusta: sant’Antonio de la
Rocche/ ho saputo che hai ammazzato il maiale/ e non lo puoi negare/ perché l’ho
sentito strillare).
Poi la strofa si faceva più minacciosa:
Sand’Antonio de la
Rocche/ Damme ‘na piega de savicce/ E si mi la vò dà/ Te si pozzi fracicà
( continuate voi con la traduzione).
Per chiudere in santità e in salute alcune illustrazioni del libro.






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