Se io avessi previsto tutto questo: Francesco Guccini
di Leo Spanu
Ripropongo un mio vecchio articolo del 2019 , tra i vari che ho scritto su questo cantautore, più poeta che cantante. Nei prossimi giorni riprenderò alcune delle sue canzoni perchè il modo migliore per onorare un grande è far parlare la sua opera. Questo articolo parla si di Guccini ma anche d'altro per raccontare come la gloria sia passeggera e superficiale. In un mondo costruito sull'immagine e quindi sul nulla, bisogna morire per avere qualche riconoscimento e per sentirsi dire: era un bravo ragazzo.
Proprio ieri, una coincidenza, ho pubblicato un brano non mio ma di un'artista francese: Noi, quelli che se ne vanno. Ecco con Guccini, un altro di noi se n'è andato e chi rimane si ferma a pensare quello che ci ha lasciato e quello che si è portato via. E' sempre più piccolo lo spazio tra i ricordi da conservare e il domani che si consuma.
Cantava Augusto Daolio, il miglior interprete della canzoni di Guccini: Lasciamo un suono.
Francesco Guccini ci ha lasciato molto di più
RADICI
Francesco Guccini (1940) è un omone che ama la poesia, la musica e, quando è di qualità, anche un buon bicchiere di vino.
Quando venne a cantare a Sorso (anni 80, qualche tempo fa) Bruno Melis, amico nonché collega di giunta nella 1° amministrazione Bonfigli e organizzatore di eventi musicali, pensò che forse era meglio offrire al cantautore di Modena almeno due bicchieri di Cannonau anche per consolarlo del fatto che il pubblico era pochino.
E pensare che il concerto era gratis. Anche Vasco Rossi (sempre gratis) reduce dal successo di “ Vado al massimo” a Sanremo, non riuscì a riempire le gradinate del Madau (campo di calcio per i forestieri).
Andò meglio a Massimo Bubola, coautore e amico di Fabrizio De Andrè; quando il suono della sua chitarra raggiunse la piazza, qualche ragazzo disse:- Questa musica non è male.-
E improvvisamente l’anfiteatro della Billellara si riempì di giovani.
La PFM (Premiata Forneria Marconi) o il Banco (non ricordo più) passò quasi in silenzio nel territorio di Sorso, Piero Marras fu infilato dentro la sagra dei cavoli a merenda e i Bertas hanno paura ad esibirsi a Sorso.
La PFM (Premiata Forneria Marconi) o il Banco (non ricordo più) passò quasi in silenzio nel territorio di Sorso, Piero Marras fu infilato dentro la sagra dei cavoli a merenda e i Bertas hanno paura ad esibirsi a Sorso.
Nei miei anni giovanili (anni 60) ricordo Franco Tozzi (fratello meno famoso di Umberto) che aveva avuto un attimo di successo con “ Gli occhi verdi “. Fu fatto ubriacare da non reggersi in piedi e poi scaricato sul palco (a Cappuccini ?) dove la sua esibizione fu accompagnata da sberleffi e pernacchie. Andò peggio ad una cantante (di cui ora non ricordo il nome) che esibendosi in minigonna (una delle prime del tempo) fu omaggiata di complimenti di gusto discutibile.
Diversi “ bravi ragazzi” si misero sotto il palco per guardarle le mutandine anzi uno, che aveva esagerato con la birra, salì sul palco con l’intenzione di strappare l’ultimo ostacolo ai suoi sogni erotici. Fu fermato in tempo mentre la ragazza si era rifugiata in angolo in preda al pianto.
Decisamente la musica non si addice ai sorsensi.
Ma tornando all’album di Francesco Guccini bisogna dire che è uno dei più belli della sua carriera: Radici (1972) edizioni EMI Italiana. Come spiega l’artista, in questo disco ha rivestito i suoi brani con un arrangiamento musicale più ampio del solito accompagnamento della sola chitarra. In effetti viene valorizzata la musica delle canzoni, talvolta rimasta in sordina perché coperta dalla bellezza dei testi. Invece le canzoni di questo album sono un perfetto matrimonio tra musica e parole, la dimostrazione che, talvolta, si può fare poesia anche con le canzoni.
Naturalmente solo i grandi artisti hanno questa capacità.
Ma in Italia abbiamo avuto sempre dei talenti, in tutti i campi. Solo oggi sembra che il nostro paese sia finito in mano a gente volgare, a musica fracassona, a parole sbagliate. Chissà, forse servirebbe ancora una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro la stupidità e contro l’ingiustizia.
Le canzoni
Radici. “ La casa è come un punto di memoria / le tue radici danno la saggezza / e proprio questa è forse la risposta / e provi un grande senso di dolcezza.” Per chi tende a vivere alla giornata, cancellando memoria e passato. Magari ogni tanto sarebbe opportuno fermarsi a riflettere e a recuperare speranze ed emozioni.
Piccola città. Una canzone che racconta molto per tanti della mia generazione. Magari per chi come me, spostandosi di città in città, cercava le sue radici.
“ Piccola città, bastardo posto, / appena nato ti compresi, o fu il fato, / che in tre mesi mi spinse via; /…..ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, / e tornano visi e dolori e stagioni, / amori e mattoni che parlano. …
Piccola città, vetrate viola, / primi giorni della scuola, la parola e il mesto / odore di religione; / vecchie suore nere con che fede in quelle sere / avete dato a noi il senso di peccato, / e di espiazione: / gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi / le armi e la bilia…..
Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza, / continenza, vuoto mito americano, di terza mano; / pubertà infelice. spesso urlata a mezza voce, / a toni acuti, casti affetti denigrati, / cercati invano……
Piccola città, vecchi cortili, sogni e dei primaverili, / rime e fedi giovanili bimbe ora vecchie; / piango e non rimpiango la tua polvere / il tuo fango, le tue vite, / le tue pietre, l’oro, il marmo, le catapecchie; / così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, / sempre diverso...."
Incontro. Mi sono sempre chiesto come può essere incontrare una persona amica, amata una volta e poi perduta nel tempo. Un’emozione antica o nuova o la nostalgia per qualcosa che non è stato e che poteva essere?
“ E pensavo dondolato dal vagone / cara amica, il tempo prende e il tempo dà; / noi corriamo sempre in una direzione, / ma qual sia e che senso abbia chi lo sa; / restano i sogni senza tempo, le impressioni di un / momento / le luci nel buio di case intraviste / da un treno / siamo qualcosa che non resta, frasi /vuote nella testa / e il cuore di simboli pieno.”
Altre canzoni
La locomotiva; Canzone dei dodici mesi; Canzone della bambina portoghese; Il vecchio e il bambino.

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