Momenti strani
di Leo Spanu
In seconda Liceo (una vita fa) non stavo molto bene di testa, i miei pensieri fuggivano in tutte le direzioni sbagliate e il mio rendimento scolastico era veramente scadente. Lo capivo benissimo ma io mi crogiolavo nella mia confusione mentale, a quindici anni vivi solo del presente e il futuro è un traguardo lontano. Allora non c'erano famiglie, scuole o psicologi di sostegno, crescevi e ti educavi da solo, anche le informazioni sul sesso erano scarse: qualche (raro) giornalino porno e il solito amico che diceva di sapere tutto.
In classe mi capitava spesso di sonnecchiare (ero nell'ultimo banco in fondo, coperto da un compagno più grosso di me) e la mia fantasia vagava, come quella di Francesco Guccini, tra la via Emilia e il West.
Una volta, durante le due ore d'italiano, con un'insegante metà megera e metà stronza, davanti all'ennesimo noioso tema da svolgere in classe proposto dall'accanita fumatrice di Nazionali (mezzo pacchetto in due ore) decisi di dare libero sfogo alla fantasia. Il tema proposto era la critica di un film appena visto. Allora non era ancora nato Fantozzi e vendicare generazioni di studenti obbligati nei Cineforum a guardare e a giudicare La corazzata Potiomkin ma io nel mio piccolo decisi di scrivere di Maciste il gladiatore più forte del mondo. So che lo feci con leggerezza e con ironia ma quando la megera mi consegnò il mio compito, sul foglio c'era un 4 meno meno ed un giudizio feroce, " immaturo, incapace di esprimere un giudizio che non sia banale".
Parole che si incisero nella memoria visto che ne parlo oggi a distanza di 65 anni. Come sempre non dissi nulla, la mia faccia rimase di pietra quando l'insegnante mi consegnò il compito corretto con un'espressione di estremo disprezzo. Dentro di me pensai qualcosa di simile a quello che avrebbe raccontato un bel film del 1969: Non si uccidono così anche i cavalli?
Qualche mese dopo la vecchia (ma se una non ama il lavoro che fa perchè non cambia mestiere?) si mise in malattia e la supplente che la sostituì era giovane, simpatica e carina.
Non mi ricordo il titolo del tema ma ricordo che parlai di una lavatrice, elettrodomestico nuovo in casa nostra e in guerra continua con mia madre che aveva qualche difficoltà ad utilizzarla. Non ricordo cosa scrissi, probabilmente un racconto surreale e umoristico.
Così una mattina fresca di primavera la giovane supplente si mise a leggere il mio compito. Mi aveva dato un bel 9 ed io, rosso di vergogna come un pomodoro maturo, cercavo di farmi più piccolo possibile nascondendomi dietro la schiena del mio compagno davanti. Il mio tema invece piacque anche ai miei compagni.
Fu un momento strano della mia giovinezza (la megera in pratica mi aveva definito un perdente) così mi capitò di pensare a cosa avrei fatto da grande. Non certo lo scrittore.
Ragazzi! Non arrendetevi mai. Per nessun motivo.
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