Due minuti di odio

 di Leo Spanu

Rivisitazione , con minime correzioni di un articolo del 2018.

George Orwell nel suo romanzo 1984 (per i distratti è quello che ha inventato il Grande Fratello) propone due minuti di odio, una pratica a cui, ogni giorno, si devono sottoporre tutti i cittadini: inveire contro i nemici indicati dal governo del popolo.

Può sembrare la fotografia della società di oggi, in realtà si trattava della Russia comunista del 1948. Ma il comunismo non esiste più e allora? C'è una nuova voglia di fascismo in sostituzione. Mi permetto di suggerire ai nostri capi, capetti che amano sfruttare i mal di pancia della gente, almeno cinque minuti di vergogna perchè per l'odio ormai abbiamo superato le più pessimistiche previsioni di Orwell.  

C'è chi invita a sparare alla schiena ai ladri, chi manda in prigione zingare incinte o con neonati, chi brucia le baracche dei migranti (magari con loro dentro), chi difende gli stupratori e altro ancora; c'è un'ampia facoltà di scelta perchè questo è diventato un paese pieno di violenza. In Italia (ma non solo) c'è sempre stata una specie di sudditanza psicologica all'autoritarismo, specie quello che, nelle sue forme più feroci, si presenta come una risposta liberatoria delle nostre paure e delle nostre frustrazioni.

Oggi che è stata sdoganata, come forma di libertà, la violenza gratuita contro tutto quello che ci sembra diverso, assistiamo sempre più spesso a episodi di fanatismo inquietante, la giustizia diventa giustizialismo e, sempre più spesso, vendetta. Non esiste più la ragione degli altri, c'è solo la nostra rabbia, il più delle volte ingiustificata. Perchè non è vero che è in atto la rivolta degli ultimi contro il potere, gli ultimi sono sempre muti, relegati ai margini, rassegnati e incapaci di reagire alle ingiustizie che subiscono. Oggi subiamo, per dirla con Michele Serra, la bile dei secondi, di quelli che hanno avuto tanto ma a cui non basta mai. Il vecchio ceto medio, la piccola borghesia, il  vasto mondo di quelli che non stanno male ma neanche benissimo e che pretendono privilegi e non diritti. Tutte persone che non riuscendo a trovare una propria identità chiedono a gran voce l'uomo forte, l'uomo che garantisca la loro insicurezza, che colpisca duramente tutto ciò che le infastidisce, in definitiva un alibi che possa giustificare l'egoismo dell'antiragione.

Il fascismo in Italia non è mai morto, è stato solo sospeso perchè i nostri padri (ma anche molti di noi) pensavano che la democrazia ritrovata fosse un antidoto efficace per combattere i mostri che ci portiamo dentro. Invece è stato come verniciare una casa vecchia, il tempo sta portando alla luce difetti di fondo ed errori mai corretti.

La cultura ha fallito nel suo compito di educare alla tolleranza, all'idea di una società basata su valori condivisi. Si vuole tornare alla legge della giungla.  La paura non ascolta ragioni, siamo come bambini che hanno paura di quello che si nasconde nel buio. Ma l'unico buio  che dovremmo temere è quello della nostra coscienza.

La storia recente ha mostrato di quali abissi di orrore sia capace l'uomo comune, quello che prima di andare a lavorare faceva una carezza alla moglie e dava un bacio ai figli addormentati. Poi nella calma del suo ufficio, dentro i palazzi del potere, metteva una firma per deportare nei campi di concentramento altre mogli e altri figli.

Si chiamava nazismo. Non è cambiato nulla? Le vittime di ieri sembra siano diventati i carnefici di oggi. E come allora, dentro e fuori di noi solo indifferenza.

 

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