Si viaggiare: Genova

 di Leo Spanu

Genova, novembre 2002

La prima volta che ho visto Genova avevo dodici anni. Mio padre mi aveva accompagnato per prendere il treno che mi avrebbe portato in Spagna ( un mese in colonia). Due anni più tardi il mio primo viaggio da solo, per le vacanze estive in Sardegna. Mangiai malissimo in via Prè pagando un conto astronomico e il proprietario della trattoria si divertì a sfottermi. A quest'ora si troverà senz'altro all'inferno, girone imbecilli. Poi Genova è diventata una stazione di passaggio.

Invece è una città piena di sorprese. Palazzi e strade colorate che sfidano il cielo troppo lontano dietro i tetti, gente con la faccia di tutti i giorni, allegra o triste ma mai ostile. In via del Campo, un negozio di musica ha costruito in vetrina una specie di museo di Fabrizio De Andrè. Tutti i dischi, gli articoli, le fotografie, la chitarra e le sue canzoni che accompagnano i turisti e i curiosi magari alla ricerca di una graziosa che non c'è  più.


Piazza De Ferrari

Chiostro di Sant'Andrea
Davanti a San Lorenzo
All'interno di Palazzo Ducale
Non ricordo il nome di questa chiesa. Una facciata è dipinta con l'effetto trompe-oeil, una tecnica molto diffusa a Genova, l'altra facciata invece è completamente diversa, una specie di bruttura neoclassica. Notare i magazzini sottostanti; è vero che a Genova lo spazio è vitale ma non avevo mai visto una chiesa costruita sopra un negozio di ferramenta e casalinghi.

Nel Porto Antico

Via San Lorenzo. Artista di strada
Confesso la mia simpatia per tutti gli artisti di strada, in particolare per quelli più sfortunati che continuano a inseguire i loro sogni per le vie delle nostre città. Forse sono persone prive di talento ma con la convinzione di essere degli incompresi. Forse sono solo dei falliti ma, se così fosse, avremmo l'ulteriore prova che questo mondo ha perso l'unica guerra che vale la pena di vincere. Questo mimo che si fa leggere in piazza per una moneta è la fantasia che abbiamo ucciso, è un bambino che non sa giocare, è un sogno che non ci fa più volare. Siamo noi che non sappiamo più vivere.

Nel covo dei pirati


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