Scandalo (al cinema) 2

 di Leo Spanu

La cena delle beffe (Italia 1941) di Alessandro Blasetti (Roma 1900- 1987) Con Clara Calamai (Prato 1909- Rimini 1998) e Amedeo Nazzari (Amedeo Carlo Leone Buffa, Cagliari 1907- Roma 1979)  Tratto dall'omonima opera teatrale di Sem Benelli (Italia 1877-1949) è diventato famoso per il seno nudo della Calamai e la battuta di Nazzari " E chi non beve con me peste lo colga". Il film era interpretato anche Luisa Ferida (Bologna 1914- Milano 1945) e Osvaldo Valenti (Istambul 1909- Milano 1945), coppia nel cinema e nella vita privata, che furono uccisi dai partigiani perchè accusati di collaborazionismo col fascismo. La donna fu accusata di far parte della" banda Kock" (un reparto militare talmente brutale da essere stato sciolto dallo stesso Mussolini)  responsabiledi crimini di guerra e di torture ma, nel dopoguerra, l'attrice fu riconosciuta innocente e alla madre, priva di redditi, fu attribuita una pensione di guerra. L'uomo, membro della famigerata X MAS, e aderente alla Repubblica di Salò, fu invece riconosciuto colpevole. Tornando al film, quando uscì nelle sale,  il nudo, stranamente, non fu tagliato ma fu imposto solo il divieto di visione ai minori di 16 anni.

Rocco e i suoi fratelli (Italia 1960) di Luchino Visconti (Milano 1906- Roma 1076) Con Alain Delon (Francia 1935), Renato Salvatori (Italia 1934-1988), Annie Girardot (Parigi 1931- 2011) La storia di una famiglia meridionale emigrata a Milano in cerca di fortuna, rassomiglia alla storia, di oggi, dei migranti che cercano la fortuna ( e la vita) in Europa. Il film, di grande successo, fece impazzire i benpensanti, c'era di tutto: sesso, stupro, omosessualità, un omicidio passionale e, nota veramente dolente, la polemica contro l'immigrazione quando i meridionali si chiamavano  "terroni" o "Africa" e a Torino e a Milano non si affittavano le case ai meridionali. Le denunce contro il film, dopo la sua uscita nei cinema, furono millanta così il film fu prima sequestrato e poi riproposto pieno di tagli. Ma anche durante la lavorazione il film trovò difficoltà; il presidente democristiano della provincia di Milano non autorizzò  le riprese all'idroscalo in quanto si trattava di opera "non molto morale e denigratoria".

La dolce vita (Italia 1960) di Federico Fellini (Rimini 1920- Roma 1993) Con Marcello Mastroianni (1924- 1996) e Anita Ekber (Svezia 1931- 2015) Altro film che scatenò polemiche incredibili; vietato ai minori di 16 anni (io e i miei amici provammo a barare sulla nostra età e fummo cacciati dal cinema con ignominia) e lungo tre ore ebbe un successo incredibile al punto di organizzare proiezioni notturne dopo mezzanotte per le file che si formavano davanti ai cinema. L'Osservatore romano, giornale del Vaticano definì, parafrasando il titolo, il film "La schifosa vita" e si disse che uno dei tanti articoli contro, fosse opera di Oscar Luigi Scalfaro (sempre lui!) ma non fu mai confermato. Nelle chiese  i parroci minacciavano l'inferno ai fedeli che avessero avuto l'ardire di guardare il film e qualcuno chiese la scomunica per Federico Fellini. Il film fu riabilitato dalla Chiesa nel 1994 ma nel frattempo Fellini era morto.  In Spagna il film fu proibito e fu proiettato solo nel 1981, dopo la morte del dittatore Franco. Il film vinse un Oscar per i "costumi"; certo che questi americani sono perlomeno strani.

Lolita (GB 1962) di Stanley Kubrick (USA 1928- GB 1999) Con James Mason (GB 1909- 1984), Sue Lyon (USA 1946- 2019), Shelley Winters (USA 1920- 2006) Il regista girò il suo film in Inghilterra per evitare problemi  ma l'opera  gli provocò un sacco di guai. Il film tratto dal romanzo omonimo (1955) di Vladimir Nabokov (Russia1899- USA 1977) autore anche della sceneggiatura, narra di un maturo e serio insegnante che si innamora di una ragazzina (dodicenne ma nel film, per motivi di opportunità  e suggerimento della censura diventa quattordicenne) e con lei ha una relazione che diventa sempre più ossessiva. L'attrice Sue Lyon, allora quindicenne, fu condizionata nella sua carriera da quel ruolo, mentre il regista grazie al successo potè , in seguito, girare i suoi film con la massima libertà ma non ritornò più in America dove la critica lo aveva massacrato. Anche il libro ebbe un successo clamoroso con 50 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Il film in Italia fu vietato ai minori di 18 anni. ( Io, sempre per motivi di età me li sono persi tutti i film interessanti quando uscivano al cinema. Ho recuperato molto dopo grazie alla televisione)

Bella di giorno (Francia-Italia 1967) di Luis Bunuel (Spagna 1900- Messico 1983) con Catherine Deneuve (Catherine Dorleac, Parigi 1943), Jean Sorel (Marsiglia 1934),  Michel Piccoli (Parigi 1925-2020) Una agiata signora della borghesia, per  tre ore al giorno, diventa una prostituta in una casa d'appuntamento. La chiesa bocciò totalmente l'opera in quanto " si tratta di una vera e propri antologia della perversione sessuale". La versione italiana ha subito alcuni minuti di taglio. Il film ha avuto il merito di lanciare una giovane attrice, Catherine Deneuve (quella eternamente famosa poi per la frase tormentone "Je suis Catherine Deneuve).


Soldato blu (USA 1970) di Ralph Nelson (USA 1916- 1987) Con Candice Bergen (USA 1946), Peter Strauss (USA 1947), Donald Pleasence (GB 1919-1995) Un film dalla parte degli indiani che racconta il genocidio dei nativi americani con precisa allusione al Vietnam. Si racconta di un episodio vero della storia americane e le sequenze finali sono davvero sconvolgenti. Un villaggio indiano, a Sand Creek, viene attaccato da un reparto di cavalleria; cinquecento  persone, più della metà donne e bambini, vengono massacrati. Il soldato blu del titolo si rifiuta di partecipare alla strage e viene arrestato. In seguito, un capo di stato maggiore dell'esercito americano definì l'episodio " l'atto forse (non ho capito questo forse) più vile e più ingiusto di tutta la storia americana. Fabrizio De Andrè racconta l'episodio in una sua straordinaria canzone. Il film in America uscì  con diversi tagli e fu vietato ai minori di 17 anni. Anche in Europa ci furono tagli e divieti. In Italia nessun taglio e anzi fu considerato da molti un punto di riferimento per accusare l'America di ogni nefandezza. La proiezione del film provocò malori tra gli spettatori per la violenza delle scene del massacro. Io il film l'ho visto nel 1971 a Cagliari, in un cinema di seconda categorie vicino al porto. Ricordo un omone grande e grosso, un marittimo certo, che durante il finale si alzò in piedi e, piangendo come un bambino, si  rivolse ai soldati americani, urlando: Brutti figli di p...

P.S. Molto bella la canzone dei titoli d'inizio.

Cane di paglia (USA 1971) di Sam Peckinpah (USA 1925- 1984) Con Dustin Hoffman (USA 1937) e Susan Hoffman (GB 1950) Un mite professore umiliato dalla moglie e irriso da un gruppo di violenti giovinastri alla fine si ribella  e si trasforma in uno spietato giustiziere. In Inghilterra è un film ancora proibito. Negli altri paesi, Italia compresa, fu presentato con tagli e divieti vari secondo le differenti leggi. Disturba la scena dello stupro dove la moglie del protagonista sembra provar piacere per la violenza subita avallando così le accuse di essere un film antifemminista. Fu accusato anche di essere un film fascista per l'esaltazione del sadismo, per l'apologia della violenza e immoralità varie. Per molti un alibi alla difesa privata tanto cara, da sempre, alla destra americano e ora anche a quella italiana.

Soffio al cuore (Francia- Italia 1971) di Louis Malle (Francia 1932.1995) Con Benoit Ferreux (nessuna notizia) e Lea Massari (Anna Maria Massatani, Roma 1933) Un film che voleva scandalizzare la borghesia (francese) raccontando la maturazione di un adolescente, di una famiglia alto borghese, che scopre l'ipocrisia dell'ambiente in cui vive. Niente è come crede, tutto è falso e costruito ed anche la madre ha un amante. Al ragazzo viene diagnosticato un soffio al cuore. Madre e figlio ritrovano un rapporto così come mai prima, sempre più stretto fino all'incesto. Naturalmente il tema provocò grande scandalo ma diede al regista anche un grande successo rilanciandone la carriera.


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