Carne da macello
di Leo Spanu
Come definire diversamente quella povera gente gettata in mare nel Mediterraneo o sbattuta contro il filo spinato ai confini con la Polonia? Nel primo caso sono mercanti di schiavi, criminali senza scrupoli che si arricchiscono sulla pelle di uomini, donne e bambini: torture, violenze, stupri come bagagli di un viaggio che potrebbe finire in fondo al mare. Un muro di silenzio attorno a loro: Malta chiude i porti e l'Europa ha altro da fare. Rimangono gli italiani (sui politici preferisco non esprimere giudizi) che si lanciano nelle acque agitate e, come una catena umana, portano a riva persone terrorizzate. Mi ha colpito vedere quei poliziotti con l'acqua fino al petto aiutare, a rischio della vita, chi chiedeva aiuto. Magari qualche ex ministro non avrà gradito ma per me è la conferma che, malgrado tutti i nostri guai, siamo ancora della bella gente. Ai confini della Polonia invece la storia è diversa. Uno dei tanti dittatori, democraticamente eletti, ha deciso di dichiarare una sua guerra personale contro l'Europa, per distrarre l'attenzione del suo popolo dal fallimento della sua politica, e come armi ha scelto uomini, donne e bambini in fuga dalla Siria, dall'Iraq, dall'Afganisthan e da altri "paradisi terrestri" governati da belve umane. Dalla padella nella brace o per usare una metafora meno delicata, da un inferno all'altro.
Mi chiedo come l'orrore della seconda guerra mondiale con i lager nazisti, con scelte politiche che neanche nel più profondo girone dell'inferno sono sopportabili, non ci abbia insegnato niente. Eppure siamo in una società con una tecnologia che fino a pochi anni fa non era neppure immaginabile, un livello di benessere (nei paesi industrializzati) che ci permette abusi e sprechi di beni che potrebbero invece andare ai paesi poveri. Abbiamo livelli di informazione tali, che il mondo è diventato piccolissimo: pochi istanti per sapere cosa succede dall'altra parte dell'emisfero. Anche il livello di scolarizzazione è alto, sempre più diplomati e laureati. Eppure ci sono comportamenti che neppure i barbari della storia di ieri. A fronte di certi leader di oggi (ne citiamo uno a caso, Erdogan, il capo della Turchia) Attila potrebbe essere candidato per il Nobel per la pace.
La Bielorussia è in mano ad un fanatico, uno dei tanti errori della storia dell'est Europa. Il crollo dell'impero comunista della vecchia Unione Sovietica (dicembre 1991) ha creato danni ancora da curare e forse incurabili. I tanti stati nati dalla dissoluzione dell'URSS, sono ancora faticosamente alla ricerca di un equilibrio democratico; per alcuni la strada è giusta, altri, come i gamberi, si muovono all'indietro. Purtroppo le tentazioni di un ritorno nostalgico al passato comunista sono tante e pericolose. La Bielorussia sta utilizzando esseri umani per le sue rivendicazioni ma anche stati più democratici come la Polonia e l'Ungheria non brillano viste le loro leggi liberticide.
Difficile capire come andrà a finire. L'unica cosa certa è che a pagare sono sempre i più deboli. Mi tornano alla mente i versi di "Sono una creatura" di Giuseppe Ungaretti:
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede.
La morte
si sconta
vivendo.
Commenti
Posta un commento