Le biciclette rosse

 di Leo Spanu

Un pomeriggio che la noia e la canicola scioglievano anche i pensieri, un gruppo di ragazzi partì alla ricerca del fresco. Seguirono la strada principale fino a Paese poi deviarono in un viottolo verso l'interno della campagna. Due filari di faggi, come una galleria naturale, facevano da velo ad un sole dispettoso ed era piacevole pedalare all'ombra di quei grandi alberi. Si fermarono presso un ruscello per bere.

- Non vorrete bere quell'acqua?- La domanda di Domenica esprimeva lo stesso disgusto  della sua faccia.

-Perchè no?- 

- Ma è piena di girini!- continuò Nuccia.

- Avete ragione. Bove preferirebbe delle rane adulte.- Lucianino non perdeva l'occasione per punzecchiare l'amico.

- Non temere, te ne lascerò qualcuno. - A volte Bove sapeva rispondere con le parole non solo coi pugni.

-Io non la bevo.- Giacomo fece sapere la sua opinione e si beccò il solito coro-

-Altrimenti lo dico alla mamma.- Lucianino se ne uscì con un delle sue assurde domande.

-Perchè le rane da piccole si chiamano girini, crescendo ranocchi e da adulti rospi?-

Nessuno gli rispose, solo Domenica lo guardò con un'espressione di compatimento.

Dopo aver bevuto ed essersi tirata l'acqua addosso, i ragazzi ripresero il viaggio senza meta. Girarono per la campagna senza incrociare nessuno. A quell'ora, con quel caldo, anche i contadini preferivano indugiare a casa. Non dispiacevano quella calma e quel silenzio, c'era qualcosa di magico nel verde scuro di quel viale senza fine e nell'oro del frumento, puntinato dal rosso dei papaveri. Il cielo era di un azzurro luminoso e, in fondo all'orizzonte, solo una piccola macchia di nubi.

Si ritrovarono all'improvviso davanti  ad un enorme cancello in ferro, tra due pilastri con sopra statue di pietra così corrose dal tempo da sembrare caricature di uomini. All'interno, un giardino spoglio e incolto faceva da cornice ad un viale con pochi cipressi; in fondo una villa antica, una costruzione a due piani.  La parte centrale sembrava un tempio greco: presentava quattro colonne in stile ionico che sorreggevano un ampio frontone decorato da figure in bassorilievo; lateralmente partivano due lunghi portici. Malgrado lo stato d'abbandono, la villa conservava una sua bellezza fiera che colpì i ragazzi.

- Che meraviglia, sembra una chiesa. -Fu Domenica la prima a riprendersi dall'incanto. 

- Magari sembra più un tempio romano o greco.- Leandro parlava poco ma aveva il vizio  di puntualizzare e correggere gli errori altrui.

-Antipatico! E per definire meglio la sua opinione, Domenica tirò fuori mezzo metro di lingua.  I due non andavano molto d'accordo.

-Non te la prendere- disse Lucianino all'amico- Domenica ha un carattere così scorbutico che sembra più un venerdì.- Anche Lucianino si guadagnò il suo mezzo metro di lingua.

-Scommettiamo che io conosco l'autore e voi no?- Matteo cercava sempre di mettersi in mostra con la sua presunta maggior cultura.-

-Io lo so.- Giacomo cercò d'inserirsi nella discussione ma Matteo ignorò l'interruzione.

-Si chiamava Palladio ed era un architetto.-

-E chi lo dice che questa villa è del Palladio?- Questa volta era Leandro a replicare al saccente.

-Perchè il Palladio ha costruito molte ville nel Veneto. E si è fatto aiutare da un pittore e da uno scultore famosi. Mio padre mi ha comprato l'enciclopedie. Tu ce l'hai l'enciclopedia?-

Nessuno di loro possedeva un'enciclopedia. Quello era un vero colpo basso. Leandro tacque.

-E come si chiamavano i due famosi?- Renato intervenne nell'erudita discussione.

-Il pittore non me lo ricordo, credo fosse veronese o giù di lì. Lo scultore Casanova.-

-Veramente Casanova  non faceva lo scultore.- Leandro tornava all'assalto.

-E cosa faceva?- L'espressione di Matteo era un misto di disprezzo e di superiorità.

-L'amatore.-

-E che mestiere sarebbe l'amatore?-

-Si faceva pagare dalle donne, scemo- l'intervento era di Giulio Cesare- poi le scolpiva nude.-

-Siete i soliti sporcaccioni.- Nuccia e Domenica si allontanarono dal gruppo.

-Vuoi dire che le modelle erano donne poco serie?- Matteo era perplesso, nella sua enciclopedia non c'era scritto niente sull'argomento e anche le fotografie, moltissime, non rappresentavano mai donne nude.

-Certo, la storia della pittura e della scultura è piena di donne poco serie che si spogliavano nude a cominciare da Eva.- Giulio Cesare si godeva tronfio il suo momento.

-Ha ragione Giulio Cesare- anche Bove doveva dire la sua- lo dice sempre anche mio padre.-

-E cosa dice?-

-Puttana Eva.-

-Ma che stronzate state dicendo- a quel punto Leandro perse la pazienza- ma voi i libri li leggete o vi ci sedete sopra?-

In fondo al viale apparve una macchina, un punto scuro dentro una nuvola di polvere.

-Scommettiamo a chi indovina prima il modello?-  La villa scomparve dalla mente dei ragazzi che tornarono a discussioni meno colte. Ma fu una bella passeggiata.

Tratto da I ragazzi delle case INCIS, edizioni EDES Sassari 2012


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