I tigrotti della Malesia

 di Leo Spanu

A raccontare le imprese e le avventure dei ragazzi delle case INCIS c'è da perdere la ragione. Comunque questa è la cronaca di una storia qualunque.

A monte del Little Bigiorn (- Si, buongiorno!) si era schierato il 7° Cavalleggeri comandato dal generale Caster (Renato), più arretrato il reparto mobile della Legione Straniera con i cammelli (Ma quante gobbe hanno i cammelli?- Due, ignorante, come le emme e le palle). Delle lunghe canne, con dei pezzi di spago come redini, erano a scelta cammelli, cavalli o altri animali a piacere.

Dietro i monti Appalacchiacani (- Ma sei sicuro che si chiamano così? Certo, l'ho letto nell'Intrepido.-) i lancieri del Bengala capitanati da Gari-Cuper (Lucianino, lo spilungone del gruppo) erano di riserva pronti ad intervenire.

Sul fronte avversario Toro Seduto (e chi se non Bove), Cavallo Pazzo (Matteo) con gli indiani Seminoles e Apaches, l'ultimo dei Mohicani (Danilo con cinturone e pistole), Sandokan coi pirati della Malesia e della Giamaica (tre ragazzini del palazzo dall'altra parte della strada perchè: O ci fate partecipare come vogliamo noi o vi rompiamo le palle) e infine due bambini molto piccoli (Giuseppe ed Alessandro) che non si sapeva mai dove mettere. Comunque loro si portavano sempre il pallone appresso perchè tifavano per la Juventus e dovevano allenarsi.

Appena le ragazze della Croce Rossa suonarono il gong (in realtà un segnale che era una via di mezzo tra il guaito di un cane a cui avevano pestato la coda e il fischio di un treno merci, uno strano rumore che solo Domenica riusciva a fare) gli indiani cominciarono a  scaricare sul 7° Cavalleggeri frecce, sassi, grida , sputi, scoregge poi, con un rapido dietro front, fuggirono tutti dietro la piramide di Cheope (l'ultimo palazzo).  Il generale Casterfece suonare i tre regolamentari squilli di tromba:

PEREPE'-PEREPE'-PEREPE',. Era sempre Domenica, la rumorista del gruppo.

Troppo tardi si accorsero di essere finiti in un agguato. Una tribù di Piedi Neri (Matteo aveva arruolato di nascosto alcuni ragazzini di un'altra zona con la promessa di alcuni giornalini: due capitan Miki e un grande Blek) armata di canne e stecche di cassetti di legno, uscì dalle rovine di Costantinopoli (la cantina del terzo palazzo) e randellò senza pietà i soldati nordisti. Vi furono pagine d'incredibile eroismo.

Enrico Toti (Giulio Cesare, l'amico inseparabile di Leandro), finite le frecce, tirò il suo arco, costruito con pazienza e amore, contro Bove ma sbagliò mira e colpì in fronte Veronica che, con una retina mezzo sfondata, cercava di catturare una farfalla gialla, finita distrattamente sul campo di battaglia. La bambina pianse molto ma fu prontamente vendicata da Domenica che infilò un dito nell'occhio di Giulio Cesare che dovette abbandonare il fronte.

Orazio Coclite (Lucianino. -Ma non eri Gary-Cuper ? Si, ma non mi piaceva più.-) si fermò da solo sopra il ponte di Brooklin (un asse di legno marcito gettato sopra un fosso) e al  grido di -GERONIMO!-  affrontò le orde di Vandali guidate da Attila (Giacomo, il figlio di miss Venezia, chiamato da tutti Lodicoallamamma).  Quel gesto gli procurò l'ammirazione di tutti e una settimana di punizione. La mamma la prese molto male per quegli stracci che poche ore prima erano state una camicia e un pantalone freschi di bucato.

I fratelli Bandiera ( Claudio e Carlo, due gemelli che non si rassomigliavano per niente), in coerenza col loro nome facevano la staffetta per tenere alto il vessillo della patri, il trofeo più ambito dal nemico. Invano la loro mamma cercò la tovaglia che ricordava benissimo di aver steso insieme agli altri panni.

Finalmente intervenne la Legione Straniera (c'erano due ragazzi che venivano dalla zona di Santi Quaranta) ma sbagliarono strada e finirono col picchiare le Giubbe Rosse di Alan Ladd (sempre Lucianino). Renato s'incazzò moltissimo.

-Così' non si può andare avanti. Non si capisce un'ostia.-

Leandro sosteneva di aver ammazzato centinaia di esquimesi con la sua mitragliatrice ma quelli si rifiutavano di morire.

-Per forza, è un'ora che spara e non ricarica mai l'arma,-

In effetti Leandro si sentiva la bocca completamente secca per il lunghissimo taratatatà.  Giacomo si lamentava che qualcuno gli aveva tirato addosso una cacca di cane.

- E adesso cosa dico alla mamma?-

-Prova ad abbaiare.- Rispose Lucianino. Bove stava strapazzando Matteo.

-A me solo un Tex Willer e mancano anche le due ultime pagine.-

Un ciccione che abitava a Paese (una cittadina a pochi chilometri da Treviso) e che si era trovato lì perchè era in visita ad un parente, tento di abbracciare Nuccia che si era dimessa da infermiera e vagava senza meta, forse alla ricerca di un ruolo che fosse alla sua altezza. Il temerario si guadagnò una ginocchiata  al basso ventre e il suo grido di dolore fu considerato all'unanimità l'urlo più terrificante della serata. Lucianino si controllava un ginocchio sanguinante.

-Qui non va bene un'ostai. Ho appena ucciso un pirata in regolare combattimento e quello risorge e mi aggredisce alla spalle sostenendo di essere un indiano Cheyenne.-

Poi una mamma, dieci mamme, trenta mamme gridarono dalle finestre. Lentamente e di malavoglia i ragazzi cominciarono a rientrare.

E proprio in quel momento, Renato fu colpito alle spalle da Danilo e cadde trafitto da un raggio di sole, un riverbero su un pugnale  di latta ricavato da un barattolo di conserva di pomodoro.  Era solo un graffio ma la maglietta fu aperta  da cima a fondo. Danilo fu sepolto d una gragnola di pugni e calci e per lui fu subito sera.

Tratto da I ragazzi delle case INCIS, edizioni EDES Sassari 2012.


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