Grazie dei fiori
di Leo Spanu
Quando finalmente arrivarono le persone importanti (Chissà perchè non dicono mai "Scusate il ritardo". Elargiscono solo un mezzo sorriso di condiscendenza) La Madre Superiora fece il suo bel discorso. Disse tante cose sulla festa della Madonna, sull'importanza dell'educazione religiosa, sui valori della famiglia cristiana. Disse dei bellissimo fiori che i bambini avevano portato, fiori che avrebbero ornato magnificamente l'altare della cappella. Perciò: Grazie dei fiori e ancora, Grazie!.
Poi disse tante altre cose, sicuramente importanti, distribuendo sorrisi a destra e a manca da slogarsi le mascelle ma i bambini erano distratti dalla favolosa visione di una grande tavola imbandita di leccornie. Finito il discorso, tutti applaudirono, anche i bambini, per quel che costava e, finalmente, venne l'ora del rinfresco.
Leandro si riempì le tasche di wafers al cioccolato, cacciò via quell'appiccicoso di suo fratello e, poichè non c'erano bambini della sua età con cui giocare, se ne andò in giro per le stanze del convento. In una camera vicino alla cappella, trovò i mazzi di fiori accatastati e ordinati. Tutti insieme erano uno spettacolo incredibile di colori e i profumi erano talmente intensi che anche i santi appesi alle pareti avevano un'espressione stordita. Visitò diversi ambienti abitualmente chiusi al pubblico ma le suore erano tutte impegnate nel salone delle feste. Era libero di girare ovunque.
In una stanza, una specie di sgabuzzino, Leandro trovò i fiori del fratello. Ancora avvolti nella carta da regalo, erano stati infilati dentro il bidone della spazzatura. Il bambino tornò indietro, cercò la madre che stava chiacchierando con le altre signore e la tirò per un braccio:
-Mamma voglio tornare a casa.-
- Vai a giocare con gli altri bambini. Prendi qualche altro dolcetto.-
Leandro aveva ancora qualche biscotto in tasca, li tirò fuori, li appoggiò sul tavolo e in silenzio uscì in cortile. L'aria grigia era una coperta che rendeva tutto uniforme. La città sembrava una cartolina in bianco e nero. Il freddo era pungente ma il bambino non se ne accorse. Chissà, forse avrebbe nevicato.
da I ragazzi delle case INCIS, edizioni EDES Sassari, 2012.

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