Pillole di storia: Portella della Ginestra
di Leo Spanu
Il 1 maggio 1947, a Portella della Ginestra, in Sicilia, ci fu il raduno annuale del movimento dei contadini, circa 2000 persone. Provenivano da varie località, chi a piedi, chi in carretto, chi a dorso dei muli; portavano bandiere rosse ma anche cibo e bevande per festeggiare la presa delle terre dopo anni di potere feudale. Gli uomini della banda del bandito Salvatore Giuliano (1922-1950) fecero fuoco sulla folla uccidendo 11 persone tra cui due bambini e ferendone 40: alcuni persone morirono in seguito per la gravita delle ferite riportate. Il bandito Giuliano era l'espressione degli interessi tra mafia siciliana, organi di stato e servizi segreti americani, tutti insieme appassionatamente per controllare le tensioni sociali nell'isola. Il PCI e il PSI insieme avevano vinto le elezioni regionali e i latifondisti locali temevano l'avanzata delle sinistre. Il bandito Giuliano, distrugge alcune sezioni dei partiti di sinistra e sedi di sindacati e appoggia la DC nelle elezioni. Una volta scaricato dalla mafia perchè diventato troppo ingombrante, Salvatore Giuliano è braccato dalla polizia; viene ucciso il 4 luglio 1950, nel suo nascondiglio, probabilmente dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta. Il corpo fu poi consegnato ai carabinieri che fecero credere di averlo ucciso in un conflitto a fuoco. Le tensioni non si spensero anzi reparti della Celere spararono sulla folla provocando tre morti a Melissa. Ministro degli interni era Mario Scelba.
Ancora oggi non si conoscono i mandanti della strage di Portella della Ginestra.










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