Italia oggi

 di Leo Spanu

Sto scrivendo queste “pillole di storia” con molta umiltà: non sono uno storico e non pretendo neppure di esserlo però, avendo avuto la ventura di nascere insieme alla repubblica italiana, mi sento sento responsabile come un fratello maggiore di un fratello minore. L’Italia è un grande paese, io l'ho sempre saputo ma ho avuto un'ulteriore conferma ascoltando, l'altra sera, il presidente Draghi: poche parole senza effetti speciali e nessuna ricerca dell’applauso facile; solo la consapevolezza di agire davvero nell’interesse comune. L’invito a non a vaccinarsi è un invito a morire, ha detto. Non ho nient'altro da aggiungere.

L’Italia di oggi è il risultato del lavoro e della fatica di tanti, certo ci sono stati errori e anche gravi responsabilità politiche; troppi misteri irrisolti hanno ferito gravemente questa nazione ma ne siamo usciti fuori malgrado tutto, perché tanti italiani, donne e uomini. hanno tenuto la testa alta e la schiena dritta. 

Nell’ultimo articolo pubblicato, quello dedicato alla vita contadina (Portella della Ginestra) c’è la fotografia di un’anziana donna friulana curva sotto il carico di foglie di mais: non si vede il volto ma a me piace immaginarla con la pelle ancora giovane anche se bruciata dal sole e grandi occhi neri, com'era mia nonna materna che a 80 anni andava ancora  a raccogliere olive e si guadagnava abbondantemente la sua paga.

Sono queste persone che hanno fatto grande l’Italia anche se i loro nomi non appariranno in nessun  libro di storia ed io, in questi miei articoli, voglio solo raccontare dei momenti, minimi od anche importanti, oggi trascurati e dimenticati perché siamo troppo impegnati a rincorrere realtà virtuali. Siamo troppo attenti ad applaudire profeti cialtroni che non hanno niente da dire ma che ci regalano sogni drogati che non portano a nessun paradiso. 

Come cani impazziti che cercano di mordersi la coda, non facciamo che girare in tondo perché qualche famoso influencer ci ha convinto che, così facendo, avremo successo nella vita: avremo milioni di visualizzazioni e di follower! Ma per fare cosa?

Siccome la nazionale di calcio vince gli europei  (e mi fa veramente piacere) dobbiamo tutti scendere in piazza, senza mascherine, senza prudenza, senza buonsenso e ballare, ubriacarci, abbracciarci e contagiarci tutti? Ma siamo diventati matti?

I nostri nonni, i nostri genitori hanno lavorato duramente, molti sono morti per darci un futuro migliore e noi ci giochiamo la vita alla roulette russa.

Ma riusciamo a dire ai ragazzi che la vita non è un cartone animato o un video gioco dove alla fine si resuscita e si ricomincia daccapo?

Riusciamo a capire che dare 100 e lode per un esamino di maturità di un’ora non solo è sbagliato ma è pericoloso perchè stiamo sdoganando un’ignoranza tale che domani può far danno alla comunità? Altro che banchi a rotelle; in due anni di covid 19 stiamo rischiando di rovinare in maniera irreversibile il futuro dei nostri ragazzi. Non si possono regalare illusioni: la vita non è mai una festa continua, prima o poi presenta i suoi conti e se non educhiamo i giovani a lottare, a reagire alle difficoltà, a difendere la loro dignità, a guadagnarsi il futuro con le proprie forze, allora vuol dire che stiamo sbagliando tutto e scarichiamo su figli e nipoti il nostro fallimento.

I Grillo e i Salvini (ma anche altri arruffapopoli) col loro buonismo di comodo, col loro populismo facile sono l’Italia sbagliata; non sono certo quella di ieri che non aveva soldi in tasca ma la speranza e la voglia di farcela e neppure quella di oggi, quella vera non quella televisiva che si nutre di parole inutili e del nulla dipinto e ridipinto.

La pandemia ha mandato un messaggio non solo all'Italia ma a tutto il mondo, ci ha avvisato che la ricreazione è finita. Allora è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e, in silenzio, metterci a lavorare seriamente. Se vogliamo avere un futuro.

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