La razza umana
di Leo Spanu
Quante razze ci sono nel nostro mondo? Come scrisse Albert Eistein nella sua domanda di asilo politico in America: una, la razza umana. Naturalmente il poliziotto di servizio non capì l’ironia dello studioso che, fra l’altro, proveniva da una nazione rigidamente ariana come pontificava all’epoca il caporale Adolfo, e timbrò il lasciapassare. Gli americani hanno sempre avuto problemi coi colori; o sono daltonici o sono stronzi: i nativi erano pellerossa, i giapponesi gialli, gli schiavi rubati all’Africa neri, pardon negri. Per fortuna c’è anche gente in gamba in America: Bessie Coleman, Jesse Owens, Ella Fitzgerald, Malcom X, Cassius Clay, Martin L. King, Michael Jordan, Denzel Washington, Barak Obama….. Cacchio! sono tutti neri!
La grande bellezza della razza umana è nelle sue varianti quasi infinite: il razzismo è una malattia, c'è chi sceglie di uscire dall'umanità e diventare altro. Non animali che seguono le leggi della natura ma demoni costruiti nel buio dell'ignoranza e della paura. Pensare che basterebbe poco per rendere il mondo migliore, basta guardare gli altri con cuore e occhi aperti; anche nella persona più diversa da noi possiamo trovare qualcosa che la rende amico e fratello. Ma forse è più facile inventare nemici da combattere e uccidere senza pensare e capire l'inferno che brucerà la mente e la vita per sempre.
Come mia abitudini cerco nei libri non una risposta, quella, se mai esiste, è solo dentro di me, ma uno stimolo ad imparare e, per fortuna, molti libri mi fanno non solo compagnia ma mi aiutano a guardarmi intorno, oltre i limiti della mia casa, della mia strada e della mia città. Se vogliamo il mondo può diventare più piccolo, tanto da poterlo tenere nel palmo di una mano. Il mondo può diventare una comunità solidale.
E adesso basta con le parole, il mio discorso si ferma qui. Può sembrare stravagante per uno scrittore dare più importanza alle immagini ma ho sempre amato il silenzio, specie quando, da bambino, passeggiavo per le vecchie strade di Treviso o, in bicicletta, mi perdevo nella campagna. Le macchine erano rare e la guerra, appena passata, era una storia che nessuno aveva voglia di ricordare. I colori erano talmente vivi che anche l'inverno metteva allegria. Allora ero troppo piccolo per pensare al male, i bambini giocavano liberi aspettando di diventare adulti.
Poi il mondo ci ha cambiato in modo irreversibile. Se avessi avuto il talento giusto avrei fatto il pittore o il fotografo ma mi accontento di essere quello che sono: un granello di curiosità e di intelligenza che sogna nell'universo. E per chi mi ama lascerò solo la pagina scritta, la parola come un suono.
NOTE
Dove mi è stato possibile ho citato gli autori delle fotografie. Internet è ricchissimo di materiale interessante ma spesso è presentato in maniera anonima. Non sempre i miei libri mi aiutano a trovare l'identità degli artisti specie quelli che non riescono a salire su nessun palcoscenico. E non è giusto, un nome sotto una fotografia o sotto una poesia sono spesso l'unico compenso per chi racconta i suoi sogni.


















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