Le 100 canzoni italiane più belle (91-100)
Leo Spanu
91- Il barattolo (1960) Gianni Meccia (Ferrara 1931) Il primo cantautore della musica leggera italiana. La sua canzone Il barattolo fu uno scandalo perchè andava turbare le acque tranquille della melodia popolare tradizionale basata sul binomio cuore-amore. L'arrangiamento è di Ennio Morricone (Roma 1928- 2020) che inserisce nella canzone il rumore di un vero barattolo che rotola. " Tratta il mio cuore così come fosse un barattolo, lo fa girare qua e là, senza nessuna pietà, forse neppure lo sa perchè lo fa. "
94-Senza fine (1961) Ornella Vanoni (Milano 1934)- Gino Paoli.(Monfalcone 1934) Una canzone scritta da Paoli per la Vanoni con la quale, all’epoca, aveva una relazione.“ Sei un attimo senza fine, non hai ieri, non hai domani, tutto è ormai nelle tue mani, mani grandi, mani senza fine.”
95- Come sinfonia (1961) Pino Donaggio (Burano 1941) Canzone di Sanremo che arriva al primo posto nella classifica dei dischi più venduti. Ma il più grande successo di Donaggio è stato “Io che non vivo senza te”, quasi cento milioni di dischi venduti tra la sua interpretazione e le cover. Poi si è dedicato alle colonne sonore per film. “ Ascolto e ti vedo ancora più vicina, la musica che sento è come sinfonia, il coro degli angeli mi fa sognare ancora, io vorrei, io vorrei che questo sogno fosse realtà.”
96- Il cielo capovolto (Ultimo canto di Saffo 1995) Roberto Vecchioni (Carate Brianza 1943) Un uomo che riesce a capire le donne e parlare di loro meglio delle donne? “ Da piccola ho sognato un uomo, che mi portava via, e in quest’isola stretta, lo sognai così in fretta, ch’era passato già. Avrei voluto avere grandi mani, mani da soldato, stringerti così forte, da sfidare la morte, e poi tornare qui. Avrei voluto far l’amore, come farebbe un uomo, ma con la tenerezza, l’incerta timidezza, che abbiamo solo noi.”
97-Maruzzella (1954) Renato Carosone (Napoli 1920- Roma 2001) Carosone ha rinnovato la canzone napoletana come pochi artisti sono in grado di fare: un Maestro. Marruzzella è una canzone intima, diversa da quelle più allegre e famose del repertorio di Carosone. Ne è stata ricavata anche un film nel 1956 con Marisa Allasio (Torino 1936) e Massimo Girotti (Giuseppe Segato, Oderzo 1916- Roma 1989) ed ha avuto molte cover. Marruzzella è un diminutivo di Marisa ma, in napoletano, è anche una lumachina di mare o una piccola ciocca di cappelli. Il testo è del poeta Enzo Bonagura (San Giuseppe Venusiano 1900-Napoli 1980). “ Maruzzella, Maruzzè, t’he miso dint’a ll’uocchie o’ mare, emm’hè miso mpiett’ a me, nu dispiacere, stu core me faie sbattere, cchiù forte e l’onne, quanno ‘o cielo è scuro. Prima mme dice si, poi doce doce mme fai murì.” (Marruzzella, Marruzè, ti sei messa dentro gli occhi il mare, e hai messo nel mio petto, un dispiacere, questo cuore mi fai battere, più forte delle onde, quando il cielo è scuro. Prima mi dici si , poi dolcemente mi fai morire).
98- Guido Piano (1984) Fabio Concato (Fabio Pittaluga, Milano 1953) Una riflessione intima sui valori della vita e le paure, parole semplici ma ricche di poesia. “ Guido piano, e ho qualcosa dentro il cuore, che mistero, non so neanche dove andare, e m’allontano, anche se dovrei tornare, lei mi aspetta. Si potrebbe preoccupare, ma c’è tanto sole, e mi accorgo che ne ho bisogno come un fiore, e ho bisogno di stancarmi e di camminare, di sentire l’acqua, il vento e di respirare. Peccato che qui vicino non c’è il mare.”
99- Cu’mme (1992) Roberto Murolo (Napoli 1912- 2003)- Mia Martini (Domenica Bertè, Bagnara Calabra 1947- Cardano al Campo 1995)- Enzo Gragnaniello (Napoli 1953). Un trio perfetto (Gragnaniello è l’autore) per una canzone napoletana moderna degna delle antiche tradizioni. “ Ah comme se fa, a dà turmiento all’anima, ca vo vulà? Si tu nu scinne a ffonne, nuo o può sapè” (Ah come si fa, a dar tormento all’anima che vuol volare? Se tu non scendi a fondo, non lo puoi sapere).
100- Caffè nero bollente (1992) Fiorella Mannoia (Roma 1954) Presentata al festival di Sanremo 1981 con scarso successo. La canzone di Mimmo Cavallo (Lizzano 1951) un cantautore poco noto al grande pubblico, è stata messa in ombra, anche dalla Mannoia, per il testo considerato audace. “ Voci di strada, all’orecchio tutto è poco eccitante, in questo inverno color caffè nero bollente, ammazzerò il tempo, ma scapperò via di qui, in questa casa galera che mi fa prigioniera, con gli occhi chiusi a mille miglia. Odio la sveglia che mi sveglia, oh mio Dio, ma io come Giuda so vendermi nuda, da sola sul letto mi abbraccio, mi cucco, malinconico digiuno senza nessuno. Io non ho bisogno di te, perché non ho bisogno di te,”










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