La domenica delle salme
di Leo Spanu
La domenica delle salme è un brano di Fabrizio De Andrè che fa parte del LP “ Le nuvole”. E’ un album del 1990 (che io naturalmente possiedo) dove Fabrizio e compagni danno voce alla loro anima mediterranea: infatti c’è Genova, Napoli, la Sardegna oltre al resto dell’Italia. Ma non è di De Andrè che voglio parlare, anche se starei ore a scrivere di lui e delle sue canzoni, ma del brano del titolo che non ascoltavo da qualche tempo. Ma è stato scritto nel 1990 o ieri sera? L’Italia di trent’anni fa annunciava quella di oggi?
Mentre scrivo sta per finire la seconda domenica in rosso per noi sardi e se tutto va bene avremo altre due domeniche a colori vivaci. Io non esco quasi mai, una volta alla settimana per accompagnare la mia signora a fare la spesa: non siamo dei mangioni ma dobbiamo pur vivere. Ogni volta che facciamo in macchina quei due chilometri per andare al supermercato (nella mia zona ormai non c'è nessun negozio ma ci sono vie che sono più buche che strade) mi stupisco del traffico esagerato e della gente in giro a far niente. La domenica una folla incredibile va alla Marina di Sorso per vedere l’assembramento degli altri. Poi tutti a far fotografie, col telefonino, da postare sulla rete. A vedere certe immagini ti rendi conto che avremo la quarta, la quinta e la sesta ondata, almeno fino a quanto non saremo tutti vaccinati.
C’è un film di Romero e Dario Argento "Zombi" (1978) dove i morti frequentano gli stessi posti che bazzicavano da vivi in particolare i supermercati. Tutti a ciondolare e a comprare niente: stronzi da morti come da vivi. Oggi non è cambiato niente, tutti nello stesso posto così senza ragione solo perché ci vanno gli altri. La pandemia? E chi se ne frega! Non rispettando le regole facciamo un grosso dispetto a Draghi. Dubito che Draghi sia molto interessato alla nostra ripicca ma tagliarsi gli attributi per fare dispetto alla moglie è un’abitudine molto diffusa tra gli italiani. Del resto come raccontava Corrado Guzzanti nella trasmissione televisiva L'Ottavo Nano (2001): Nella Casa delle Libertà ognuno fa il cazzo che gli pare. Certo che la libertà è finita in posti strani!
Le domeniche in rosso dei miei compaesani ma anche degli altri sardi e degli italiani, a guardare i telegiornali, mi sembrano davvero domeniche delle salme. Vediamo come le raccontava Fabrizio De Andrè.
P. S.
A proposito o a sproposito, la campagna anticovid della regione "Sardi e sicuri" quanto è costata e a cosa è servita? Sul "sardi" ci siamo, e sul "sicuri" che ho qualche dubbio.
La domenica delle salme Testo di Fabrizio De Andrè, musica di Mauro Pagani
Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo.
Il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina.
Gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento.
I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare.
I trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
era dispensato nel novantuno.
La scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutti il culo.
La piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista.
La domenica delle salme
non si udivano fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade.
La domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del tua culpa
affollarono i parrucchieri.
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a "Baffi di sego" che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti, cavalli, cani e un somaro
ad annunciare l'amputamento della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro.
Il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni.
Voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo.
A tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi uomini liberi
di questa famosa città civile
perchè avevamo un cannone nel cortile
un cannone nel cortile.
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale.
La domenica delle salme
si sentiva cantare
quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare.
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare.
Voi che avete cantato sui trampoli o in ginocchio
coi pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo.
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia.
La domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante.
Mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.
Abbastanza ermetica ma non più di tanto; vediamo di raccontarla in prosa per coloro che non vogliono capire. Tutto comincia con la caduta del muro di Berlino; è la fine del comunismo e la vittoria della società borghese e fascista. I lavavetri polacchi lavavano agli incroci le macchine dei ricchi; all'epoca era impossibile fermarsi al semaforo senza un ragazzo che cercava di pulirti i vetri o una zingara che ti vendesse qualche cianfrusaglia. I nuovi poveri sarebbero diventati come gli schiavi egiziani, utilizzati per costruire monumenti ai padroni. In effetti la povertà è aumentata in modo esponenziale nel mondo. Sempre più ricchi i ricchi ma sono pochi mentre i poveri sono milioni, forse miliardi. E intanto nei paesi occidentali una specie di droga (il gas esilarante) addormentava le coscienze; la brava gente fa festa spendendo e spandendo (quelli che la colpa è sempre degli altri e intanto frequentano i parrucchieri per truccarsi e farsi belli.). La contestazione del sistema da sinistra è fallita e Renato Curcio brigatista rosso della prima ora, che dall'università di Trento aveva fatto il "carbonaro" ha perso; lo stato, con le mani sui coglioni, ha ripreso il controllo. Anche il ministro dei temporali sembra un ministro di oggi, qualcuno che promette sempre e solo fulmini e saette. Speriamo che tutto vada bene (voglio vivere in una città dove, all'ora dell'aperitivo, non ci siano spargimenti di sangue e di detersivo) anche perchè con la fine delle ideologie (il cadavere di Utopia) non ci saranno più regole da rispettare. E a tutti coloro, artisti e intellettuali che si sono messi a disposizione del potere, De Andrè manda un solenne vaffanculo. Certo che la pace terrificante di oggi, con i morti ammazzati dai vari regimi, a est e a ovest, in tutto il mondo, coi morti che concimano il mare, non mette allegria. Il coro di "vibrata protesta" diventa ironia e sarcasmo, diventa l'elogio dell'ipocrisia di una società cattiva e malata di egoismo. Ma probabilmente sono io che capisco poco e male, altri avranno un'interpretazione diversa della poesia di Fabrizio De Andrè.
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