Renato Carosone
di Leo Spanu
L’ho fatto per la grande ammirazione che ho sempre avuto per
Renato Carosone, uno dei grandi della musica leggera italiana (non solo
napoletana), un innovatore, un pianista dal tocco delizioso, una bella
persona
Non sono riuscito a finire la visione: il protagonista Edoardo
Scarpetta è bravo e fa onore al suo nome ma è l’unica nota positiva, il
resto è un pianto. Un pianto antico direi visto che da tempo la Rai non riesce
a fare un programma appena decente, sceneggiato o varietà che sia: ormai la Rai (reti
1 e 2 in particolare) è diventata inguardabile salvo qualche sempre più rara
eccezione.
Prima nota dolente: l’eccesso di pubblicità.
Non oso pensare al film
La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson, trasmesso tra un passato di pomodoro e un assorbente
per la perdita di pipì.
Una volta, al cinema, c’era solo una pausa tra il primo e il secondo tempo: oggi
si sono inventati un furbata. Prima di iniziare il programma (uno qualsiasi)
fanno cinque minuti di pubblicità (e fino a qui possiamo sopportare) poi esce
fuori “un’anteprima” un via di mezzo tra
il nulla e il cazzeggio, poi ancora pubblicità e infine il programma principia.
Altra nota dolente: ci sono trasmissioni che durano all'infinito. Malgrado la mia veneranda età, malgrado i pisolini vari dovuti alla noia dei programmi, io a mezzanotte in punto vado a dormire.
Manco Cenerentola era così precisa quando mandò a
quel paese quel pistola del Principe Azzurro. Certo che uno che si ricorda di una ragazza solo provando una scarpa
non è una cima: ma cosa aveva guardato quando
ballava con lei, i piedi?
Tornano alla Rai, confesso che non ho mai visto
la fine del festival di Sanremo, neanche quando ero giovane.
Se dovevo fare le ore
piccole non le facevo certo per quattro
canzonette, quasi sempre brutte.
Ultima nota dolente perché non voglio
infierire, parlar male della Rai è come sparare sulla Croce Rossa: facile e inutile.
Ma i registi, gli sceneggiatori, gli autori in genere da dove li prendono?
Dalla Corrida o da altre trasmissioni di dilettanti allo sbaraglio?
Il cinema
italiano ha fatto scuola in tutto il mondo, Cinecittà era un esempio, gli sceneggiati
televisivi degli anni 60 erano dei gioielli; dove sono finiti il talento, la fantasia, le storie da raccontare?
Certi registi televisivi non sono in grado neanche di dirigere uno spettacolo di bambini a livello parrocchiale. Studiate ragazzi, studiate che c’è sempre da imparare da chi vi ha
preceduto, al cinema e alla televisione.
Però quello che più mi rattrista è che devo pagare anche l'abbonamento.
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