Luigi Tenco
di Leo Spanu
Nato nel 1938, figlio di padre ignoto ( la madre ironia della sorte, di cognome faceva Zoccola) era uno dei principali esponenti della “scuola genovese” insieme a Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e altri. Il suo primo 45 giri di un qualche successo fu I miei giorni perduti del 1961. A me sembrò subito una canzone straordinaria; allora avevo quindici anni e mi innamoravo in continuazione di tutte le ragazze che incontravo e delle canzoni dei cantautori; per dirla con De Andrè, “m’innamoravo di tutto”. Quasi subito Tenco cominciò, aiutato da una bella presenza, anche una carriera parallela di attore: primo film “La cuccagna” (1962) di Luciano Salce. Nello stesso anno uscirono due tra le sue più belle canzoni d’amore, Angela e Mi sono innamorato di te con quei versi all’inizio “Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare”. Una bomba tra tante canzoni d’amore caramellose. Dello stesso anno è Cara maestra subito censurata per il testo: una canzone che darà inizio, nelle opere di Luigi Tenco, ad una serie di testi che anticipano la contestazione. Il 68 è ancora lontano ma per i giovani dell’epoca c’è qualcosa di sbagliato nel sistema, c’è un malessere ancora senza nome che irrita le coscienze più sensibili, qualcosa di oscuro e indefinito che avvelena il cuore e la mente. E’ anche il tempo del boom economico, del benessere che colpisce larga parte del popolo italiano, fino ad allora costretto a grandi fatiche per risanare il paese dai danni della guerra. I genitori lavorano giorno e notte per raggiungere quel sogno di serenità e benessere a lungo inseguito, ma i giovani, che non hanno conosciuto povertà e paura, sono pieni di dubbi e guardano lontano con inquietudine. Luigi Tenco esprime nelle sue canzoni un pessimismo dove si riconoscono tanti ragazzi. Anch’io, nella ricerca di un equilibrio, mi sentivo rappresentato dalle sue canzoni poi, col tempo e l’esperienza, ho trovato la mia strada ma mi porto dietro, dei miei anni giovanili, un fondo di pessimismo che ormai non ha più nessun valore per la mia vita: mi preoccupa il futuro dei miei figli e dei miei nipoti, mi preoccupa il futuro dei figli e dei nipoti degli altri.
Nel 1967 Muore Luigi Tenco. Titoli di giornali, retorica e altre cianfrusaglie; nel 1976 Francesco De Gregori scrive una canzone dedicata a Tenco, Festival e si domanda ” chi ha ucciso il piccolo principe che non credeva nella morte”. Con la sensibilità di un poeta vero riporta nei giusti confini un racconto e una persona che tutti hanno usato per i comodi loro. Non so e non mi interessa come andrà a finire anche questa storia, siamo sommersi di commissari e di poliziotti televisivi, tutti a frugare dentro il marcio della nostra società come se non ci fosse più niente di bello da dire.
Luigi Tenco era un ragazzo triste, un musicista che ha scritto alcune tra le più originali canzoni degli anni 60: Quando; Vedrai, vedrai; Guarda se io; Se stasera son qui; Ho capito che ti amo; Se sapessi come fai; Io si; Tu non hai capito niente; In qualche parte del mondo; Ti ricorderai di me; Se qualcuno ti dirà; Un giorno dopo l’altro; Ragazzo mio; E se ci diranno; Ognuno è libero ma come dice una delle sue canzoni più belle questo è stato tanto tempo fa : Lontano, lontano.

Commenti
Posta un commento