Sardine, triglie e polpi di scoglio
di Leo Spanu
Mi piace l’idea della politica come una zuppa di pesce ma ci
sono alcuni "però" da esaminare.
Io faccio una discreta zuppa di pesce (a tempo
molto perso sono anche cuoco) materia prima permettendo ma, siccome non mi
piacciono le zuppe in genere, non l’ho mai assaggiata per cui mi devo
fidare del giudizio degli altri.
A volte mi sento come quelli (meridionali,
siciliani e sardi) che votano la lega ma da perdonare perchè non sanno cosa stanno facendo. Anche perché
uno che si fa chiamare capitan Findus, sarà pure fresco ma appartiene ad epoche
passate.
E poi le sardine vanno fatte arrosto, in aperta campagna, perché lasciano
un odore che la Protezione mette l'allerta gialla. Si accompagnano bene con i
ravanelli che, fra l’altro sterilizzano bocca e mani, e devono essere mangiate con le mani e in compagnia; vino e birra
a piacere.
Una volta le usavamo per festeggiare le vittorie elettorali (noi
socialisti di Sorso) poi abbiamo cominciato a perdere e le nuove classi al
potere hanno preferito mangiare aragoste.
In ogni caso, spero che le sardine romagnole siano come le
piadine; come le ho sempre mangiate io ti mettono anche di buonumore.
Le triglie si presentano bene per le infinite sfumature di
rosso (non c’entra niente il libro ma sono afrodisiache). Personalmente
le preferisco alla livornese specie quando sono di misura medio-piccola.
Molto grandi consiglio di farle al sale. Quando togli “il vestito bianco” ne esce un profumo
inebriante, un po’ come una bella donna che si spoglia: profumo di donna.
Purtroppo nessun politico può essere paragonato ad una triglia perché non
diventerà mai rosso. Non certo per la
vergogna.
Il polpo invece non è un pesce, è un mollusco, uno che
quando si attacca non molla più (specie le poltrone: basta guardarsi intorno che siamo pieni di esempi).
Qualche anno fa mi regalarono una “bestia” di quasi tre chili. Ho provato a
farlo come va di moda oggi, in verde con le patate, poi l’ho portato ad una
festa di prima comunione o cresima (non ricordo). Anche in quel caso non l’avevo
assaggiato e male feci perché sparì in pochi minuti.
A detta degli ospiti
adulti, raramente avevano mangiato una leccornia simile. Quando provai a
spiegare che il cuoco ero io, non ci volle credere nessuno.
E’ un po’ la storia della mia vita, quando provo a
fare qualcosa di buono o di bello, non mi credono. Anche adesso che cerco di fare lo scrittore (e lo so fare), ricevo solo espressioni mute di incredulità.
Fortuna che la mia signora è brava a
curare le ferite.
Molti ma molti anni fa, durante una vacanza al mare (in quelle occasioni mi travestivo da cuoco) avendo ospiti a pranzo mi inventai
un piatto nuovo (poi è diventato un piatto diffuso): moscardini e funghi, mare
e terra.
I piatti furono talmente ripuliti che quasi non c’era bisogno di
lavarli. Qualche anno dopo altri amici che provenivano dal profondo nord mangiarono con grande passione un’orata di quasi quattro
chili. Uno ripulì la testa così bene che
sembrava non avesse fatto altro nella vita.
Perché non ho fatto il cuoco? Perché 30 anni fa essere un cuoco era un lavoro come tanti altri, ma a me piaceva stare in cucina, una tantum, per hobby.
Chi poteva immaginare che sarebbe finita così, divi che più divi non si può. Oggi se li chiami cuochi si offendono, loro sono artisti della pentola. Sono VIP al di sopra del bene e del male come certi
personaggi di oggi che, per un colpo di
culo, sono stati scaraventati in parlamento a fare gli onorevoli e a governare
un paese.
E pensare che il giorno prima erano in fila dal sindaco per un posto da scrutatore o dal parroco per fare il chierichetto perchè non si sa mai. A proposito, li pagano i
chierichetti? No! Ecco una altra categoria di sfruttati.
Ora l’accostamento di razze ittiche con la politica mi
sembra esagerato.
E’ vero che un nostro ex sindaco voleva sistemare in un mausoleo (da costruire) una balena che era venuta a morire sulle nostre spiagge, ma
pensare di combattere un pescecane d'acqua dolce (a Milano non c'è il mare ma lo porteremo) con le sardine mi sembra un’illusione.
Ci sono in giro troppe sogliole. Così piatte. Come il cervello di tanta gente.
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