Picasso
di Leo Spanu
Tutti ( si fa per
dire) conoscono Pablo Picasso come l’artista che scompone la figura umana e poi
la ricompone secondo una sua personale idea dell'arte, aprendo così nuovi spazi alla pittura non solo del
Novecento ma di tutti i tempi. Ma c’è un Picasso, forse meno noto al grande
pubblico, quello dei cosiddetti periodi rosa e azzurro, quando ancora la
realtà era rappresentata dall’artista secondo i canoni classici della pittura
figurativa.
C’era già una rappresentazione diversa ( ad esempio l'uso di un solo colore nel periodo blu) della realtà, una
realtà ancora definita col disegno e col
colore, poi tutto viene stravolto e l’arte non fotografa più il mondo com'è. L’artista
si mette al centro dell’universo per raccontare se stesso e poco importa quel che gira intorno: la vita è solo un sogno
dentro un sogno è la realtà è un mostro che divora le coscienze. Il mondo moderno con le sue guerre e con i
suoi orrori regala solo incubi e non puoi fuggire al buio dentro di te. L’arte
non è più descrittiva come una cronaca e
non è più consolatoria ma diventa lo specchio dei nostri demoni,
delle nostre paure, della nostra solitudine. Poi Picasso, un giorno, con
Guernica, dipingerà anche la fine dell’umanità.
La bevitrice di assenzio (1901). San Pietroburgo, Hermitage Museum.
L'assenzio era la droga dell'epoca. Si cerca sempre "qualcosa" per sfuggire alla solitudine. E non importa se quel qualcosa finisce con l'uccidere.
Le due sorelle ( L'incontro) 1902. San Pietroburgo, Hermitage Museum.
Secondo alcuni critici si tratterebbe invece dell'incontro tra una prostituta e una giovane madre. C' è una religiosità profonda in queste due figure, che fanno pensare ad antichi affreschi. Una richiesta di aiuto urlata col silenzio.
Vecchio cieco e ragazzo (1903). Mosca, Museo Puskin.
Mendicanti, ciechi, girovaghi, emarginati dalla società. Varia umanità: gente di strada, gente sola
I due saltimbanchi ( Arlechino e compagna) 1901. Mosca, Museo Puskin.
Ognuno dei due personaggi è immerso nei propri pensieri, il vuoto è intorno a loro. Anche i bicchieri sono vuoti. Abbiamo smesso di parlare anche noi; abbiamo smesso anche di guardarci.
Madre con figlio malato (1903). Barcellona, Museo Picasso.
E' il periodo in cui Picasso studia la povera gente, prostitute che, malate di sifilide, abbracciano i loro bimbi malati. Un mondo che vive ai margini, persone alle quali è stato tolto tutto, anche la speranza.
Celestina (1904). Parigi, Museo Nazionale Picasso.
Celestina è una certa Carlotta Valdivia di professione mezzana. C'è una bruttezza che nasce dall'anima e che si incide sul volto. Non è l'occhio malato o la leggera peluria del mento a colpire in questo ritratto ma la mancanza di umanità. Diventeremo anche noi, un giorno, mercanti di carne umana.
Paulo vestito da Arlecchino (1924). Madrid, Museo Picasso.
Il figlio viene rappresentato col costume di Arlecchino, maschera che l'artista utilizza spesso.
Ritratto di Olga in poltrona (1917). Parigi, Museo Nazionale Picasso.
Si tratta della ballerina Olga Koklova che Picasso amò e dipinse molte volte.
Pierrot (1918). New York, Museum of Modern Art.
Altra maschera amata da Picasso e, come spesso accade nell'opera dell'artista spagnolo, sono sempre maschere tristi.
Grande bagnante ( 1921). Parigi, Museo de l'Orangerie.
L'artista si ispira a Renoir ma anche alle statue greche.
Arlecchino (1923). Parigi Museo Nazionale d'Arte moderna.
Ritratto dell'amico pittore Jacinto Salvado.
Arlecchino pensoso (1901). New York, The Metropolitan Museum.
Ritratto di Gertrude Stein (1905). New York, Metropolitan Museum.
Scrittrice, poetessa, amica di Picasso, dichiaratamente e " scandalosamente"lesbica.
Guernica (1937). Madrid, Museo National
Nel 1937 la Germania, alleata della Spagna, durante la guerra civile spagnola, bombarda la cittadina basca di Guernica. Picasso, convinto pacifista denuncia con questa opera, dipinta in monocromia, la ferocia della guerra. Nel 1951 dipingerà " Massacro in Corea"e, citando Goya, mostrerà i soldati americani che fucilano donne e bambini nudi e innocenti.














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