Nostra Signora del dolore e della speranza
di Leo Spanu
Una donna di 64 anni si toglie la vita dopo aver ucciso i
due figli malati e invalidi dalla nascita. Quanto amore e quanto dolore ma dopo
quarant’anni forse è stanca; forse la scomparsa del marito le ha tolto le
ultime speranze. Forse morire è un modo di chiudere gli occhi per non vedere
più, mai più.
Non abbiamo bisogno di eroi tristi, non abbiamo bisogno
neppure di eroi. Vorremmo altro dalla vita.
Una strana coppia, una storia che non finirà sulle prime
pagine dei giornali. Lui abbastanza avanti negli anni, alcolizzato, emarginato;
lei, molto più giovane, viene da un
paese troppo lontano e fa la prostituta. I due si incontrano, si sposano. Lui
smette di bere, lei molla un mestiere che non ha scelto. Hanno un bambino: lui
non è Adone, lei non è Venere ma il bambino è bello come le sette meraviglie.
Vederli nella loro quotidiana normalità “
fa bene alla pelle e al cuore” come canta Roberto Vecchioni.
Faccio il dirigente sportivo e il tecnico di atletica leggera da
oltre 30 anni. Mi piace stare con i giovani e i giovanissimi. C’è una bambina di
sette anni ma ne dimostra di meno, è
stata adottata da poco, non so niente di lei ma sorride sempre. Ogni tanto mi
prende la mano, qualche volta mi abbraccia. Un pomeriggio mi ha portato un
disegno fatto da lei e mi ha detto:
-E’ per te. –
C’è ancora molta speranza in questo mondo. E
amore.
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