Titoli 2
di Leo Spanu
L’anno scorso, durante una giornata di luglio con un caldo afoso che anche le mosche se ne
stavano all’ombra, avevo messo insieme
tutti i titoli degli articoli pubblicati fino a quel momento e ne avevo ricavato
un polpettone di parole e di non-sense che avevo “regalato” ai miei dieci
lettori. Non mi sono arrivate maledizioni di ritorno ( i postini non sono più
come quelli di una volta) per cui deduco un qualche apprezzamento ai miei
sudaticci incubi. In realtà mi ero divertito a giocare con le parole. come chi
si racconta le barzellette da solo e se
le ride pure. E’ vero che sembravo un perfetto cretino ( tanto non mi ha visto
nessuno) ma avete notato quanta gente parla e ride da sola quando cammina,
quando guida la macchina, quando sembra che parlino con te ma i loro occhi e i
loro pensieri sono lontano. Poi mi hanno spiegato che non sono scemi ma sono
solo persone che hanno un auricolare e un telefono trapiantato in qualche parte
del corpo, di conseguenza vivono una doppia vita: quella vera dentro
internet e quella apparente che manda in giro manichini vestiti da
esseri umani. Ogni intanto incontro persone che gli zombi mi sembrano più vivi.
Comunque ripartiamo coi titoli dal 1 agosto 2017 ad oggi.
Poesia è il primo titolo ed è bello pensare che esiste ancora
la poesia, quella strana cosa che ti fa amare una donna come un piatto di
tagliatelle al ragù ma secondo la teoria dei corsi e ricorsi storici
una donna non è una mela che si può cogliere o mangiare come il
pane di Sorso.
Ci vuole un nudo di donna per risvegliare
istinti sopiti e iniziare la battaglia
di Sorso e riportare Elena ( di
Troia) a casa e riempire una strada di fiori per fare festa. Meglio
ancora sarebbe evitare pettegolezzi su Elena ( di Troia) perché la calunnia
è un venticello e con i tempi e i migranti che arrivano ti ritrovi a gridare
mamma
li turchi.
E voi avete un bel dire che il dialetto di Sassari è nato a
Sorso quando in regione approvano una legge su una lingua sarda comune
che non esiste e infatti passeggiando nei vicoli di Sorso non
senti certo parlare campidanese, nuorese
e neppure gallurese ma” sussincu”. Purtroppo i giovani non parlano più il
dialetto anzi non parlano più ( loro digitano) e ci vorrebbe l’aeroplano
di Matusalemme con la pazienza di
Noè per recuperare la vecchia cultura popolare sperando che non precipiti e
contribuisca alla demolizione dei casotti di Platamona sopravvissuti agli anni 80.
Ma lo spettacolo deve continuare,
magari alla fontana della Billellara dove l’acqua ti regala un pizzico di
(necessaria) follia che ci liberi dal male di vivere ( libera nos a malo).
Ho
ritrovato molti ricordi tra le noterelle di viaggio un uomo comune:
a cominciare dalla triste storia di un uomo che
morse un cane: e poi la
storia di un’insegnante; la contestazione di un ragazzo sardo
e infine il mistero di una pagina scomparsa. Doveva essere una pagina
importante perché ho trovato appunti su cronache liceali: Brescia
1961 e Brescia 1965. Non ho potuto inserirli nel mio nuovo romanzo (1)
perchè mi sono perso lontano lontano, tra alberghi
tristi mentre cercavo di viaggiare su strade nuove per
raccontare un viaggio in Toscana.
Lo so che
de gustibus non si può discutere ma almeno la gente
di strada potrebbe smettere di camminare in silenzio. Mi fa paura, come a Benevento nella notte dei vivi morenti quando ho incontrato Biancaneve,
cinque nani, tre megere e un cavallo bianco. E non era
neppure carnevale.
Mi hanno detto che Corto Maltese ha smesso di fumare ed
io ho seguito il suo esempio; da allora tutti gli orologi sono fermi a
ricordarmi quanto ero felice quando ero pieno di vizi.
A volte mi sento come
una barca che non può più navigare; c’era una volta un piccolo naviglio
che si fermato per sempre.
A volte invece mi viene una rabbia ma una rabbia e
non perché sono stato punto dalla zanzara Pikachu e neanche perché
disturbato da donne, gatti e qualche cane: avrei dieci cose (più una) da fare tre giorni prima di morire e non
vorrei resuscitare senza averle fatte.
Ma correva l’anno 1978, inseguiva la ragion di stato a Brescia
2001 e a Treviso 2004 ma senza raggiungerla e capirla ma per favore gli, elefanti restino seduti
è già ingombrante di suo lo stato da
avere tanto da dire anche se è meglio se
oggi
parliamo male di te e di te, di Pompei antica (1990), di
castelli, torri ed altro, di palazzi d’Italia.
No, San Francesco
(2007) non lo cerchiamo, altra storia e altra speranza con lo jus
soli o il diritto di esistere cancellato dal nostro paese.
Del resto sono cresciuto in una piccola città, con scritte
sui muri piene di allegria e non di paura con qualcuna che raccontava una
lurida e tenera storia d’amore, tipo ti amo e non me la dai. A quei
tempi avrei voluto andare a cena con Monna Lisa ed anche con
la prima ragazza disponibile e non perdere
i giorni con i miei amici libri o girovagando per i cortili di Torino e di
tutte le città immaginate. Mi restano memorie di una storia fotografica d’Italia,
di italiani
in viaggio, di italiani nel mondo in cerca di un futuro e ritratti
bellissimi di donne di Sardegna.
Allora cantavo solo le canzoni censurate per protesta e
mi chiedevo sempre: ho vinto qualche cosa? Invece niente e così sia. La vita non
regala niente a Sorso (1970 e 1993) e in
nessun altro paese e continua a raccontare storie false. Io ho provato a
scrivere la vera storia di Cenerentola
ma non interessava a nessuno perché le bugie piacciono di più e
così mi sono ritrovato a lanciare in
aria una monetina: testa o croce? Bel modo di fare una scelta.
I vecchi e giovani si
sono smarriti in un quadrato di sole, hanno
linguaggi diversi e non si capiscono: mi
avete rotto l’italiano ed anche i sogni. Ed altro ancora perche invano
cerco nei volti un sorriso e un grazie. Per il pesce e per tutto quello
che non mi avete dato.
Ma il giorno che votammo no al referendum
raccontandoci un favola di Natale ( fraticelli) e raccogliendo fragoline
dai Boschi, abbiamo comprato animali
da viaggio e una melanzana bianca, mentre aspettavamo il
ritorno del re per dare un nome e un volto allo spirito che vive nello specchio
delle mie brame e che mi
trasmette solo cattive notizie.
Aspettavamo anche l’arca di Noè col suo carico di
animali immaginari e non con silhouette di fantasmi e di anime
vagabonde.
Stranamore quello che passa davanti ai miei occhi mentre guardo
dalla
mia finestra sul cortile: c’è sempre Angela che ogni giorno grida
Buon
Anno a tutti e nessuno le risponde.
Io voglio del ver la mia donna
laudare invece non riesco più a cantare e a sognare. Continuo a
vedere buio e ombre di befane
nella notte e vorrei gridare aiuto
ma a chi? A uomini e donne che non
esistono più, a principi e principesse che impazziscono per vedere Sorso
e la balena morta sulla
spiaggia .
Andare via, questa è la soluzione giusta ma io sono un
uomo fortunato e, anche se mi nascondo dietro maschere veneziane, mi
fermerò qui a cercare altre dimensioni mentre i
bambini ci guardano e fanno i pendolari tra fantasia e realtà.
FINE PRIMO TEMPO
A questo punto dovrebbe passare la pubblicità ma nessuno ha mai investito un centesimo sui miei scritti. Mi consolo mangiando noccioline americane.
SECONDO TEMPO
Pensieri molesti, come dolori invisibili, paesaggi
dell’anima che non puoi e non sai raccontare. Se possibile, vorrei
restare solo e dimenticare per un attimo le donne in guerra e i
bambini perduti che ormai neanche ci guardano più. Vorrei tante cose e invece ho
scritto t’amo e altro sopra i muri,
poi sono fuggito perché non volevo sapere della vita e morte di Jessica.
Vade retro ho gridato a qualcuno che si fumava l’erba
voglio e vedeva fantasmi e apparizioni, preghiere e profezie
sulla stampa italiana. Professione donna come se fosse un
mestiere comodo con la beffa di vantarle le donne e ferirle e continuiamo a farci tanto male.
Il cliente ha sempre ragione
sostengono i clienti delle ragazze nere
ai bordi delle strade ma se il mio nome è nessuno con chi me la
posso prendere?
Tremate, tremate, le streghe son tornate. Intanto arrivano anche cose tristi dal mondo, arrivano cartoline dalla Siria.
Perché la
vita è rotonda e, gira gira, la palla ritorna sempre a me e non capisco perché
non vinco mai. Ma non importa perché ormai non ho più niente da vincere
e bisogna essere capitani coraggiosi per sopportare la domenica delle salme e
illudersi che domani è un altro giorno.
Intanto s’avanza l’armata Brancaleone, comici
spaventati guerrieri che non sanno di avere già perso ma per favore non
bruciate la strega Cunegonda perché la musica che gira intorno ai
falò piace agli artisti di strada, ai ragazzi, e a quelli che
credono di essere innamorati.
Nel secondo tempo di un film pieno di umorismo
involontario ( vedi una votazione in Parlamento) Adamo ed Eva vendevano poltrone
e divani con scadenza domenicale e sconti a piacere.
Cosa non si fa per
portare a casa la pagnotta ma oggi non parliamo male di Berlusconi,
facciamo un bel girotondo (1968) con mezzi uomini e cavalli a metà e così
evitiamo di essere presi a calci
in culo, altrimenti fate come feci io il giorno che
mi nascosi in una scatola: sparii dalla scena per 24 ore. Non se ne
accorse nessuno.
Poi riprendiamo in mano un libro di storia, il 25
aprile, festa della liberazione e vediamo cosa fare, io avrei un programmino
del tipo si marcia su Roma. Lo so, l’hanno già fatta, e per noi sardi è
dura attraversare il Tirreno perché com’è profondo il mar e poi c’è
tanta gente di passaggio che chiede un passaggio ma perché vogliono venire
in Italia, è un’assurdità.
Ma se io avessi previsto tutto questo
avrei riempito di donne allegre tutte le case di bambole; avrei mandato
in campo il gatto , la volpe
e l’uva ( magari quella puttanesca): avrei liberato Medusa
e sguinzagliato i suoi
serpentelli velenosi sulle teste lucide della politica italiana. Invece sto mettendo
annunci come angeli custodi cercansi
per buttare Alice nel paese delle carabattole
e così farla stare zitta perché la notte non potho reposare ( non riesco
a riposare).
Sono pronto a tutto anche a firmare un contratto di governo con
Alì Babà e i suoi quaranta ladroni, a inviare una lettere aperta al Partito
Democratico perche la chiudano con le stronzate; a regalare sorrisi agli sconosciuti
purchè rimangano sconosciuti; e se non mantengo questi impegni peste vi colga
ed io divento scimmia o pecora
a seconda della posizione delle chiappe tanto non mi faranno niente perché l’Italia
è un paradiso di bugie e infatti ho scritto un libro
per dimostrare che a Brescia non c’è la nebbia. (2)
Infatti la situazione è disperata ma non seria,
il
mondo è grigio il mondo è blu ed
è pure nella merda, ma noi siamo salvi perché oltre a papa Francesco habemus Conte.
A Roma,
2 giugno 1968, insieme alle sorelle di Cenerentola che andavano alle feste senza Cenerentola, c’ero
anch’io e, orribile visu, guardavo le facce delle autorità sulla tribuna
d’onore quando, colte al volo, ho sentito due domande, la prima: mai
stato sulla luna? No ,non sono stato neppure a Canicattì ma là in
mezzo al mar dei Sargassi, c’è gente che neanche a Sassari dopo un
temporale quando tutti escono a cercar lumache. Infatti tanto tuonò che piovve al
punto che mi sono dimenticato la seconda domanda. Qualcuno ha capito mi sono
dimenticato la mutanda, quella che tutti hanno visto volare nel cielo
sopra il Trentino, direzione Austria, dove, sul Brennero aspettano
prima di tutto gli italiani per pestarli per bene. Sono costumi
tipici di paesi e città, dove secondo
il vangelo di Matteo (Salvini) noi troveremo la
rivincita: infatti noi suoneremo le vostre trombette
, perepè, perepè.
Ma ognuno è solo trafitto da un raggio di sole e da una
coltellata avanzata agli amici di Giulio Cesare ed io che non leggo e me ne vanto ho trovato
solo tre parole da ricordare a chi mi seguirà, anzi due parole: voglio vivere. Le diceva uno
dei tanti bambini che abbiamo abbandonato tra le braccia del mare.
P.S.
Il primo “Titoli” era più allegro, questo m' è uscito più cupo. Colpa mia, sto
invecchiando male. Certo che a guardarsi intorno non ti viene l’allegria.
NOTE (1-2)
Il giorno 21 di questo mese, alle ore 21,30, presso la libreria Koinè di Porto Torres, presenterò,
insieme all’amico Francesco Chisu, il mio nuovo romanzo” A Brescia non c’è la
nebbia”. Per chi è interessato o almeno
curioso, la presente vale come invito. Non lasciateci soli, parlare di libri,
anche quando sono piccoli come il mio, aiuta a vivere meglio.
Koine Sassari ha il tuo libro in vendita?
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