No potho reposare ( Non riesco a riposare)
di Leo Spanu
Andrea Parodi
Il Consiglio
Regionale ha approvato recentemente ( 28 aprile 2018) l’inno dei sardi: si
tratta di Procurate ‘e moderare una composizione del 1794 di Francesco
Ignazio Mannu. Recita il testo: Procurade
‘e moderare/ Barones sa tirannia.
In italiano: Baroni ( proprietari terrieri)
cercate di moderare la vostra tirannia.
La prima domanda che mi pongo è: cosa vuol dire moderare una tirannia?
Le tirannie si abbattono, non ci sono regimi tirannici più o meno buoni. E già
questa prima banalissima osservazione mi fa dire no a questo inno sardo. E’
vero che la mia opinione non interessa a nessuno ma da sardo non mi sento
rappresentato da parole di sudditanza politica e morale anche se vengono da
lontano. Mi pare che la Sardegna abbia subito troppi oppressori nel corso dei secoli e pazienza se non siamo riusciti a respingerli
aldilà del mare ma chiedere meno schiaffi e meno calci in culo non mi sembra
molto dignitoso. I sardi che io conosco hanno la schiena dritta, sulla classe
dirigente ho qualche dubbio. Quindi pollice verso anche se si tratta solo di
una canzone.
Si poteva scegliere la marcetta della Brigata
Sassari Dimonios: si
tratta di un inno militare ma quell’Ajò!
Dimonios!/ Avanti, forza paris (
Andiamo! Diavoli! Avanti, forza insieme.)
ha qualcosa di anarchico che non dispiace. E poi quell’avanti insieme, che meraviglia. Per non dire di Ajò ( una parola dai molteplici significati) che solo noi di Sassari,
Porto Torres, Sorso possiamo e sappiamo usare.
Ma la mia preferenza per l’inno sardo non può che essere No potho reposare composta nel 1920 da
Giuseppe Rachel su testo di Salvatore
Sini. Lo so, è una canzone d’amore ma se un certo Beethoven ha composto, su
testo di Friedrich Schiller, un Inno
alla gioia che è diventato l’inno dell’Europa perché, in piccolo, un inno
all’amore non può essere l’inno della Sardegna. Cosa c’è di più bello
dell’amore e della gioia?
Sono versi di una semplicità estrema e proprio per questa
ragione, rivestiti di musica, diventano poesia .
Non potho reposare amore ‘e coro
pensende a tie so donzi momentu
no estes in tristura, prenda e
oro
ne in dispiacere o pensamentu.
T’assicuro che a tie solo bramu
ca t’amo forte t’amo, t’amo e t’amo.
Non riesco a riposare amor del cuore
sto pensando a te ogni momento
non esser triste, gioiello d’oro
ne addolorata o preoccupata.
Ti assicuro che desidero solo te
perché t’amo forte t’amo, t’amo e t’amo.
Cantata da Andrea Parodi è qualcosa di unico; ogni volta che
l’ascolto mi vengono i brividi. E’ una canzone così bella che potrei cantarla
anch’io senza riuscire a rovinarla.
Ho conosciuto Andrea Parodi per motivi di lavoro: un suo
concerto all’interno del Parco Archeologico di Porto Torres, accompagnato solo
dalla chitarra di Marino Derosas, un virtuoso di quello strumento. C’erano
problemi tra l’artista e gli organizzatori, qualche dissidio e malumore ma io mi misi, insieme alla mia squadra di operai, a completa disposizione del cantante. Mi è
sempre piaciuta quella parte del mio lavoro, l’organizzazione di
manifestazioni sia che si trattasse di
concerti o di mostre o di sfilate di moda. Erano lavori senza orario: quindici,
venti ore e anche più senza fermarsi, con qualche panino mangiato di corsa,
quasi sempre di sabato e di domenica. Io mi sono sempre occupato della parte
tecnica, costruire strutture in ferro, in legno, in plastica e inventare mille
soluzioni per problemi sempre nuovi e diversi. Un lavoro che spesso non si vede
ma permette all’artista di presentarsi davanti al pubblico nel migliore dei
modi.
Il concerto di Andrea Parodi e Marino Derosas ebbe un successo strepitoso: c’era gente sulla strada, dietro le ringhiere della recinzione, dietro le spine dei fichi d’india. E in cielo una luna curiosa e le stelle più luminose di quella notte d’estate. Finito lo spettacolo ( quante ore erano passate? Forse 17 , 18 ed io cominciavo ad essere stanco) Andrea Parodi venne a cercarmi e, da quel grande artista e grande uomo che era, mi ringraziò, con preghiera di girare la sua riconoscenza ai miei collaboratori, per l’aiuto prestato nel corso di quella lunghissima giornata. Potete anche non crederci ma, a volte, un semplice grazie non ha prezzo.
Il concerto di Andrea Parodi e Marino Derosas ebbe un successo strepitoso: c’era gente sulla strada, dietro le ringhiere della recinzione, dietro le spine dei fichi d’india. E in cielo una luna curiosa e le stelle più luminose di quella notte d’estate. Finito lo spettacolo ( quante ore erano passate? Forse 17 , 18 ed io cominciavo ad essere stanco) Andrea Parodi venne a cercarmi e, da quel grande artista e grande uomo che era, mi ringraziò, con preghiera di girare la sua riconoscenza ai miei collaboratori, per l’aiuto prestato nel corso di quella lunghissima giornata. Potete anche non crederci ma, a volte, un semplice grazie non ha prezzo.

Commenti
Posta un commento