Piccole lezioni di italiano (1/10): Le doti del linguaggio
di Leo Spanu
Cominciamo (plurale maiestatis) una serie di dieci lezioni ( una alla settimana)
sulla lingua italiana. Non perché i miei articoli mi abbiano fatto guadagnare un'onorificenza da parte dell’Accademia della Crusca anzi, dopo questi, dovrò andare esule e ramingo per terre straniere a mendicare, un pò poeta e un pò cialtrone, un sonetto o uno strambotto. La verità è che mi sono rotto cuore, testa e zebedei nel sentire
massacrare la nostra lingua da insopportabili analfabeti. Lo sottolineo: analfabeti; anche se hanno lauree ( acquisite non si sa
come) e ruoli pubblici (giornalisti televisivi, politici e altri rappresentanti
delle istituzioni e , fatto veramente grave, insegnanti di vario ordine e
grado) che dovrebbero garantire forme di comunicazione almeno corrette sul
piano formale. ( Sui contenuti preferisco sorvolare).
Ma essendo un signor nessuno in materia ho deciso di appoggiarmi ad un mio libro scolastico. ( Si! Una volta “certe cose” si studiavano)
Ma essendo un signor nessuno in materia ho deciso di appoggiarmi ad un mio libro scolastico. ( Si! Una volta “certe cose” si studiavano)
Il libro è intitolato “ Stilistica e metrica italiana” di
F.L. Mannucci e G Scarpati, ed è stato pubblicato dall’editore Luigi Trevisini
di Milano. La mia copia è una seconda edizione del 1959.
Devo dire che è un libro che ho odiato moltissimo da
studente anche perchè era di una noia mortale. Infatti è uno dei pochi che mi è rimasto perché
a suo tempo, finita la maturità, avevo caricato il cofano della macchina di mio
padre ( la mitica NSU Prinz) di libri e, davanti al portone del liceo scientifico Annibale Calini di Brescia, li avevo venduti quasi tutti. Ricordo che avevo incassato ( insieme al mio quasi amico Luciano Vezzoli) oltre
ottantamila lire. Non male nel 1965.
Oggi sono contento di non essere riuscito a venderlo. Perché
la lingua italiana è un mondo pieno di meraviglie e questo libretto ingiallito è la chiave
per entrare. E’ vero, nei commenti e nei giudizi è piuttosto datato. Cito una
definizione del romanzo poliziesco: “ è diffusissimo specialmente nei ceti
popolari col nome di romanzo giallo…. Un genere letterario letterariamente poco
pregevole.” Come giudizio non solo è una vera sciocchezza dal punto di vista culturale ma contiene pure una venatura razzista.
Malgrado i molti limiti quel vecchio libro è come una vecchia cassapanca polverosa dimenticata in
cantina: la apri e scopri un tesoro. Spero di riuscire a raccontare la nostra
lingua in maniera piacevole e non come l’hanno fatta studiare a noi. Chi avrà voglia di seguirmi in questa stravagante avventura troverà molti e vari elementi di interesse. Spero inoltre che
qualche presunto scrittore, se avrà la bontà di leggermi, trovi una ragione
valida per smettere di scrivere. In Italia ci sono troppi libri brutti, scritti
male e inutili.
Ed ora cominciamo la prima lezione sulle doti del
linguaggio.
La proprietà di linguaggio consiste
nell’uso di parole e forme che rendano con precisione non solo il concetto che
si vuole esprimere ma anche le sue sfumature. Si tratta quindi di scegliere le
parole giuste.
Un monsignore in visita ad una scuola provò ad accarezzare un bambino ma il piccolo si ritrasse:
- Ha paura di me.- Disse il prelato.- Non è paura, è timore- Rispose la maestra. -Si ha paura di chi può farci male e timore per chi si rispetta.-
- Ha paura di me.- Disse il prelato.- Non è paura, è timore- Rispose la maestra. -Si ha paura di chi può farci male e timore per chi si rispetta.-
L’eleganza non è l’uso di parole
ricche e sonore ma la naturalezza dell’espressione, qualità che si
acquisisce con l’affinamento del buon
gusto.
Tanto gentile e tanto onesta pare/ la donna mia,
quand'ella altrui saluta. Dante
quand'ella altrui saluta. Dante
L’urbanità è una dote legata all’educazione delle persone.
Lei è mai stato a quel paese? Prego, si accomodi!
La
convenienza è invece la capacità di scegliere le parole e le forme
adatte alla circostanze.
Franza o Spagna purchè se magna.
La brevità. Si tratta di esprimere il proprio pensiero senza parole superflue e si distingue dalla concisione
che cerca di impiegare il minor numero possibile di parole. La prima è
una dote la seconda invece può causare incomprensioni.
Un deputato della 1° repubblica esordi in Parlamento con : Sarò circonciso.
L’armonia è la più importante delle
doti della proprietà per il giusto equilibrio ( non facile da trovare) tra
parole e musicalità.
... piove su i nostri volti/ silvani, / piove su le nostre mani/ ignude,/ su i nostri vestimenti/ leggieri,/ sui freschi pensieri/ che l'anima schiude/ novella, / su la favola bella/ che ieri/ t'illuse, che oggi m'illude..... D'Annunzio
Da questi primi elementi il
lettore può farsi un’idea di quanto lo aspetta e quindi decidere se vorrà continuare a seguire queste lezioni, anche perchè non essendo io un insegnante, racconterò le storie a modo mio e in perfetta libertà.
Andiamo avanti. Nel cercare la giusta armonia del
linguaggio ( scritto o parlato) bisogna tenere da conto alcuni rischi che
vengono inquadrati nella categoria delle cacofonie.
Lo iato. L’incontro di troppe vocali in
parole diverse. Es: lo ha aiutato.
L’ asprezza. Vengono prodotte da gruppi di consonanti. Es: parlò al zoppo.
L’ allitterazione. Ripetizione di suoni
simili. Es: ho visto stamani uno stolido che si stupiva di tutto.
L’assonanza. Ripetersi di parole con
uguali desinenze. Es: Un pensiero opprimente gli tormentava la mente.
L’iperbato. Inversione delle parole. ( Molto usato in Sardegna) Es: questi fanciulli
desiderano che cosa?
Mi rendo conto che gli esempi sono peggio delle definizioni ma pensate che questi termini sono ormai sconosciuti alla maggior parte degli italiani per cui ciò che non si conosce non può far male. Certo che l'iperbato sembra un detersivo per lavatrici mentre la mancanza di iato si direbbe dovuta alla fatica dopo una lunga corsa.
NOTE
Per illustrare alcuni termini e alcuni concetti mi farò aiutare spesso dai versi del milanese Carlo Porta (1775-1821) uno dei maggiori poeti italiani del XIX secolo. Poco conosciuto, purtroppo, perchè scriveva in dialetto e il milanese non è di facile comprensione. Ma probabilmente la causa vera della sua scarsa presenza nei programmi scolastici ( di una volta) di letteratura è motivato dai temi che trattava e dal linguaggio, a volte greve, utilizzato. Basta pensare che " La Ninetta del Verzee" ( 1816. Il Verzere era un quartiere di Milano) racconta, in maniera molto cruda, la vita e le peripezie di una prostituta. Il racconto, in prima persona, è semplicemente un capolavoro.
Naturalmente io utilizzerò i versi tradotti in italiano da Carla Guarisco nella versione pubblicata da Feltrinelli editore nel 1970 con il testo critico stabilito da Dante Isella.
I paroll d'on lenguagg
Le parole d'un linguaggio, caro signor Gorelli,
sono una tavolozza di colori,
che possono fare il quadro brutto, e lo possono far bello
secondo la maestria del pittore.
Senza idee, senza gusto, senza un cervello
che regola le parole nel discorrere,
tutti i linguaggi del mondo sono come quello
che parla un suo umilissimo servitore:
e queste idee, questo buon gusto già lo saprà
che non sono privativa dei paesi,
ma delle teste che hanno pazienza di studiare:
tant'è vero che in bocca di Vossignoria
il bellissimo linguaggio dei senesi
è il linguaggio più coglione che mai ci sia.
Meditate gente, meditate!
Mi rendo conto che gli esempi sono peggio delle definizioni ma pensate che questi termini sono ormai sconosciuti alla maggior parte degli italiani per cui ciò che non si conosce non può far male. Certo che l'iperbato sembra un detersivo per lavatrici mentre la mancanza di iato si direbbe dovuta alla fatica dopo una lunga corsa.
NOTE
Per illustrare alcuni termini e alcuni concetti mi farò aiutare spesso dai versi del milanese Carlo Porta (1775-1821) uno dei maggiori poeti italiani del XIX secolo. Poco conosciuto, purtroppo, perchè scriveva in dialetto e il milanese non è di facile comprensione. Ma probabilmente la causa vera della sua scarsa presenza nei programmi scolastici ( di una volta) di letteratura è motivato dai temi che trattava e dal linguaggio, a volte greve, utilizzato. Basta pensare che " La Ninetta del Verzee" ( 1816. Il Verzere era un quartiere di Milano) racconta, in maniera molto cruda, la vita e le peripezie di una prostituta. Il racconto, in prima persona, è semplicemente un capolavoro.
Naturalmente io utilizzerò i versi tradotti in italiano da Carla Guarisco nella versione pubblicata da Feltrinelli editore nel 1970 con il testo critico stabilito da Dante Isella.
I paroll d'on lenguagg
Le parole d'un linguaggio, caro signor Gorelli,
sono una tavolozza di colori,
che possono fare il quadro brutto, e lo possono far bello
secondo la maestria del pittore.
Senza idee, senza gusto, senza un cervello
che regola le parole nel discorrere,
tutti i linguaggi del mondo sono come quello
che parla un suo umilissimo servitore:
e queste idee, questo buon gusto già lo saprà
che non sono privativa dei paesi,
ma delle teste che hanno pazienza di studiare:
tant'è vero che in bocca di Vossignoria
il bellissimo linguaggio dei senesi
è il linguaggio più coglione che mai ci sia.
Meditate gente, meditate!
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