L'Agnese va a morire

di Leo Spanu

“L’Agnese va a morire” è un romanzo di Renata Viganò, ambientato in Emilia Romagna durante la seconda guerra mondiale e pubblicato  nel 1949. Nello stesso anno ha vinto il premio Viareggio. Dal libro è stato tratto un film nel 1976 con la regia di Giuliano Montaldo e Ingrid Thulin nel ruolo della protagonista.

Trama
Agnese è una lavandaia che deve lavorare il doppio per mantenere se stessa e il marito malato e invalido. L’uomo è politicamente impegnato, un comunista e un giorno viene portato via dai nazisti in seguito ad una soffiata dei vicini di casa. Poco tempo dopo viene informata della morte del marito. Ad Agnese del marito restano solo i ricordi e la gatta. Una sera, un soldato tedesco ubriaco, che corteggia la vicina di casa e le figlie, spara per gioco alla gatta.  Piena di rabbia e di odio Agnese uccide il soldato poi scappa e si rifugia tra i partigiani.  Diventerà l’organizzatrice delle staffette e la “mamma” della compagnia. Quando finalmente arrivano gli inglesi a liberare la zona, Agnese viene catturata dai nazisti e uccisa. Di Agnese resterà solo “ un mucchio di stracci nella neve.”

Agnese è un personaggio inventato anche se credo che Renata Viganò si sia ispirata ad una persona reale.
In occasione della festa delle donne, per l’8 marzo, parlerò quindi di una donna che non esiste.

Agnese è una donna di scarsa cultura, più vecchia della sua età per la fatica del suo lavoro, le sue mani sono ruvide e callose. Ma la sua vita le basta così com'è, col marito da curare e una gatta per giocare. Quando le viene tolto tutto impazzisce. Agnese non sa nulla di politica e di ideologie, la sua rivolta è provocata dal dolore, dalla rabbia, dalla vita ferita dalla violenza degli uomini. 
Un critico cinematografico, all'epoca dell'uscita del film, scrisse che malgrado la grande interpretazione della Thulin, Agnese era una figura incerta, una donna priva di spessore e di personalità. Che clamoroso errore! Agnese è una grande figura di donna perché misura il mondo, il suo e quello degli altri, col metro dei sentimenti. Amore e odio sono espressioni sincere di anime vere non di figurine, maschili o femminili, costruite e vestite con belle parole come abiti eleganti. Agnese è vera perché quando dichiara la sua guerra alla barbarie del nazismo non ha paura di mettersi a totale disposizione dei partigiani, di rischiare la vita con loro, sapendo che per lei non ci saranno medaglie e onori ma solo fatica e sacrifici. Ancora una volta una vita difficile, una vita da spendere per gli altri.

Quale simbolo più bello. Una piccola e semplice donna che lotta con le sue poche forze per costruire una società migliore se possibile. Una società che non abbia bisogno di eroine da commemorare una volta all’anno poi, passata la festa,le  mettiamo via in un armadio come bambole che non servono più. No, non capisco certe manifestazioni dell’8 marzo. Stupide e squallide. Le donne non dovrebbero mai prestarsi ai giochi della pubblicità, a quel mercato drogato che banalizza tutto in funzione del profitto.  Giusto tenere alta l’attenzione ma non credo che smutandandosi a Milano ci sarà un futuro. Così l’Agnese andrà ancora a morire. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Le donne nella Bibbia: Gezabele

Attrici francesi di ieri

Donne di Sardegna 2

Cantanti italiane. Parte seconda

Gente di Sorso-1-

Cantanti italiane. Parte prima

Case chiuse, tariffe e sconti per i militari (R)

Modello Giuditta

Il Re Travicello

Gente di Sorso- 2-