Historia della passera. Parte prima
di Leo Spanu
Mi è capitato tra le mani un libretto, di autore
strettamente anonimo, intitolato: La passera è sempre la passera ( Mondadori
2005). L’autore che si autodefinisce “anonimo toscano” ( e ti pareva non fosse un toscanaccio!) chiarisce
subito che non si tratta di un trattato sulla caccia e neppure (aggiungo io) un
elogio di Passera, ministro del tristo e triste governo Monti ( ricordate le lacrime della Fornero?). Trattasi invece ( per chi non
lo avesse ancora capito) di un viaggio filosofico, metafisico e metà no nei dintorni
di quella "cosa" che secondo l’ISTAT è chiamata con quasi 800 nomi ( la controparte maschile gode di oltre 1100
definizioni dimostrando così che non esiste parità di diritti tra uomo e donna).
Citiamo solo alcune definizioni (della passera) in rigoroso
ordine alfabetico ( da notare i tanti nomi di donna; pensateci genitori quando
dovete dare il nome ad una neonata):
affloscia pertiche, Alberta,
attizza banane, azzittapreti
bancomat, Bernarda,
Carmensita, casa dolce
casa, chella ca guarda’n terra, cicciola, conto in banca,
dove che te pissi, dove riposa il
guerriero,
effetto serra, Elettra, entrata
nascosta, erba profumata dei prati, Ernesta,
Eva, Evarista,
farfallina, Filiberta,
Filomena, fiorellino, fossa di Fatima (?), fragolina,
Gegia, Gigliola, Gina,
Giorgina, gnocca, gobba di gatto (?),
Katiuscia, Kitty,
lei, Luana, Ludmilla,
lubrifica pertiche,
Mafalda, mangia
piselli, Moana, morositas,
pacciocciu (sassarese),
patatina, patonza, portapene, puffetta, purchiasgnacchera,
risucchia anime,
sdraia cazzi, selva
oscura, sfarfallapifferi, sicilia (?), spegnicandele,
temperamatite,
Ubalda,
Virginia, vispa Teresa,
Come diceva la buon’anima di Pirandello: una, nessuna,
centomila. Tante e tanta. Ora che abbiamo conosciuto il nome della “rosa” ( vi piace la mia
citazione di Umberto Eco. Perché questo è il vero significato del titolo del suo romanzo), vediamo la
classificazione. Sono cinque la grandi famiglie: passerine novelle, passere bucoliche, passere da ascensore, passere di
sera, passere a pelo rosso.
Premesso che parleremo solo di passere da 18 anni in su per una questione di
legge vediamole una per una.
Passerine
novelle è la condizione iniziale di tutte le donne poi ( purtroppo) il tempo
passa: Come fiori galleggiano in un ruscello, ora seguono la corrente, ora
l’anticipano
sospinte dalla brezza. Veloci aggirano i sassi, poi, lente,
accarezzano una riva rigogliosa di erbe. E bravo l’Anonimo Toscano; questa
è poesia (della passera).
La passera
bucolica o “da fienile” si è coperta di gloria in tutte le epoche.
Esuberante, generosa e maneggevole. Virgilio la esalta per la vita all’aria
aperta e per quel dolce appartarsi nei prati ( da noi una volta si chiamava camporella). Nel Medio evo
cominciò a frequentare luoghi meno
salubri come i fienili ( anche Vittorio Emanuele II, re d'Italia. era un accanito frequentatore di
questi simil-casini ricchi dei profumi
agri e forti della campagna e dello stallatico). Oggi è una passera da rimpiangere per via della tecnologia che
ci relegato tra i sedili delle macchine con cambio e freno a mano a disturbare
( alzi la mano che non ha trombato nella cinquecento senza mischiare
piacere e dolore).
La passera da ascensore ha la caratteristica di una totale
disponibilità a far l’amore subito, appena conosciuta. Qualche volta anche
prima. Il bottone stop dell’ascensore infatti indica un “carpe diem” in quel luogo
in verità non molto accogliente. Comunque è sempre meglio che sopra la
lavatrice o dentro il frigorifero. Qualcuno ci prova anche al semaforo dove il
rosso dura più a lungo.
Il discorso sulla passera
da sera è più complesso. Detta anche” passera reale” è elegante, esigente e
raffinata. Niente cofani di macchine ed alberghi tristi ma tempo, corteggiamento,
cene sontuose, champagne, musica raffinata e ambienti di lusso. Può costare un
tantino ma quando si concede si entra direttamente
in paradiso.
La passera a pelo rosso è un mito. Pochi l’hanno vista e ancor meno
“assaggiata”. La maga Circe era di pelo
rosso e fece dimenticare a Ulisse Itaca, Penelope e tutto il resto. Anche Diogene che stava sempre chiuso dentro
una botte, una volta, e una volta sola, uscì per una passera a pelo rosso. Con lei pochi preliminari,
entra subito in ebollizione tra vampe e
lapilli e non c’è nient’altro da fare che buttarsi nella mischia sperando di vincere, In ogni caso potrete sempre raccontare dal barbiere: C’ero anch’io!
Nella prossima puntata esamineremo la passera dal punto di vista organolettico. Qui vogliamo solo segnalare i nemici della passera che non solo esistono ma sono molto agguerriti. L'Anonimo Toscano ( merita il maiuscolo per la profondità della sua cultura)) ne segnale diversi che riportiamo senza commenti personali.
I finocchi ( chiamati anche gay) perchè considerano le donne come concorrenti. Infatti chiamano la passera "quell'orrida ferita",
I preti perchè sostengono che la passera sia la dimora del diavolo. In effetti li dentro un pò di caldino c'è ma piace tanto.
I babbi perchè sono gelosi delle figlie.
Le tarme perchè sciupano la pelliccia.
La piazza si trova Firenze, zona Santo Spirito. Il nome dovrebbe derivare dal fatto
che già nel 1500 c'era un importante bordello frequentato anche da Cosimo I,
Granduca dei Medici. La struttura fu demolita nel 1920.

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