Confessioni di un fumatore che non vuole pentirsi

di Leo Spanu

Piero Murineddu che, dietro l’aspetto serafico di seguace di san Francesco, nasconde una buona dose di perfidia “ sussinca” ( sorsense ) mi ricorda un mio scritto di qualche anno fa, quando ancora fumavo. Ve lo propongo ma sia ben chiaro non mi sono mai pentito di niente in vita mia: errori e vizi sono sempre stati solo miei. Per libera scelta.

“ Il mio amico Piero ha dichiarato guerra ai fumatori. Ha ragione e tanti auguri ma… io preferisco spezzare una lancia in difesa di questi ignobili e puzzolenti distruttori dell’ambiente così ben salvaguardato dalle multinazionali del petrolio, del cemento, della malavita e degli affari.
Il fumo fa male, è vero, non si discute. Un vecchio proverbio recitava Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere. Con Bacco non sono mai andato d’accordo, Venere ormai non mi degna di uno sguardo, m’è rimasto l’unico vizio della sigaretta perché, come recita un altro proverbio, sto perdendo anche i peli ma non il vizio. Lasciatemi quindi quest’ultimo vizio se non volete che in vecchiaia diventi un santo con tanti saluti ad un’intera vita di bastian contrario, di lupo solitario in cerca non di agnelli ma di mostri da mordere, di parole dette e scritte contro la stupidità umana. E poi perché cancellare immagini e simboli che fanno parte della nostra cultura e dei nostri tempi? Come si può pensare a Wiston Churchill o a Che Guevara senza sigaro o al film Casablanca con Humpery Bogart che non sia immerso in una nebbia di fumo e magari succhia mentine?
La storia è quella che è con i suoi personaggi spesso sopra le righe ma veri, coi suoi miti a volte sbagliati ma ricchi di fascino e di umanità.  Fra Cristoforo, nei Promessi Sposi, non sarebbe diventato una straordinaria figura se non fosse stato prima un assassino per non dire poi dell’Innominato. No, i nostri vizi sono spesso la nostra forza e la nostra grandezza. I santi tutti di un pezzo sono noiosi e insopportabili. San Francesco da giovane era un gaudente e amava usare le mani specie per picchiare quegli antipatici di perugini.
Chiaramente il mio piccolo vizio non mi porterà a diventare un grande uomo ma mi fa compagnia. Mi piace fumare come mi piacciono tante altre cose: leggere e scrivere, sognare e fantasticare, disegnare e fotografare, studiare la gente e coglierne difetti e sorrisi, emozioni e sentimenti. Mi piace fare anche altre due cose: la seconda è viaggiare. Tutti vizi che mi porto dietro da giovane e che vorrei conservare fino alla fine. Ma come sempre cerco di non disturbare né con il fumo, né con le parole né con le azioni.
Non ho mai preteso di sovrapporre la mia libertà a quella altrui e neppure di imporre le mie scelte esistenziali a nessuno. Non sopporto le prediche e i consigli pelosi specie di coloro che sono sempre esenti da colpe. Non mi piace chi, in nome di un presunto e superiore senso etico, regala lunghe agonie ai malati terminali; non mi piace chi sa sempre con certezza la differenza tra il bene e il male; non mi piace chi usa il potere, politico o religioso che sia, per decidere della mia vita, della nostra vita.
Mi accontento di essere quello che sono, pieno di vizi, di poche virtù e con un pizzico d’intelligenza. Probabilmente un giorno smetterò di fumare così per capriccio come ho cominciato ma per favore, moglie, figli, amici e parenti piantatela di stritolarmi gli zebedei con le vostre parole e con i vostri silenzi.
Se poi un giorno svanirò in una nuvoletta di fumo, allora ricordatevi di trasformarmi anche in cenere da spargere nelle acque di qualche mare ma attenti alla legge: è vietato inquinare l’ambiente con residui organici.

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