Nicola Tanda
di Leo Spanu
Ho conosciuto il "professore” come lo chiamavo
amichevolmente, nei primi anni 80. A parte la comune origine sorsense, ci
legava la militanza politica nel partito socialista. Non ha avuto molta fortuna
politica Nicola Tanda forse perché il suo rigore intellettuale non poteva
piegarsi alle meschinerie della politica. Abbiamo scambiato qualche ricordo su
quegli anni così ricchi di speranze per noi socialisti per concludere che tutto era andato nel senso
sbagliato non solo per colpe nostre. La
grande e centenaria avventura del
socialismo utopistico ( perché questo era il sogno) svanì con tangentopoli.
Spero che i nostri figli e nipoti non ci giudichino con troppa severità. E’
vero che l’etica politica era diventata carta straccia ma le persone no. C’era
molta gente perbene che voleva una
società più giusta e più solidale. Per
questo ideale mai realizzato Nicola ed
io siamo rimasti sempre socialisti.
Per qualche anno, ci siamo persi di vista poi, un giorno, dopo alcuni tentativi falliti di pubblicare il
mio primo romanzo con diverse case editrici, decisi di scrivergli una lettera. Lui non era a conoscenza della mia passione
per la scrittura e della mia ambizione di diventare uno scrittore vero. La fama del professor Tanda era un elemento
di grande preoccupazione per me. Sapevo della sua severità e della sua onestà
nei giudizi. Nicola apprezzò subito la mia lettera di
autopresentazione e poi il il mio romanzo e lo pubblicò nella collana “ I
quaderni della memoria” della EDES di Sassari. Anche il suo lavoro di revisione del mio testo fu limitato:
cambiò solo il titolo del romanzo. Fu
per me uno dei momenti più importanti della mia vita, il sogno di una vita che
diventava realtà. Sarò sempre grato a
quest’uomo talvolta ruvido e spesso severo ma così ricco d’umanità e di ironia come capita ai sorsensi di
talento.
Mi spiace che i nostri compaesani non abbiano saputo
apprezzarlo come meritava. Con me si
lamentava di questa indifferenza nei
suoi riguardi perchè aveva tante idee e iniziative da suggerire. Una mattina, verso
la fine dell’estate scorsa lo avevo
accompagnato nella sua campagna al confine tra Sorso e Sennori per raccogliere qualche cestino di uva e
l’avevo sentito molto amareggiato. Invano gli avevo raccomandato di prenderla
con più filosofia ma lui si sentiva come tradito.
Un’amica comune mi ha telefonato per comunicarmi la sua
morte mentre mi trovavo fuori della Sardegna. Da qualche mese non ci sentivamo
anche se il professore stava esaminando un mio nuovo romanzo da pubblicare. I suoi
problemi di vista si erano aggravati e i tempi di lavoro si erano allungati a
dismisura. Chissà perché non avevo messo in conto che il professore potesse
morire; certo non era giovanissimo ma era una di quelle persone che, avendo
tanto da fare, non ti aspetti che un giorno possano fermarsi.
Così non volevo credere a quella telefonata. Stenico è un
bel paese del Trentino, un castello ricco di memorie e di storia che avevo
appena visitato. Mi sono appoggiato ad un muretto e ho detto a mia moglie:
“E’ morto il professore.” E non ho più avuto voglia di parlare.
La città di Ozieri ha proclamato una giornata di lutto
cittadino per la scomparsa di Nicola Tanda, suo cittadino onorario. Sorso, sua
città di nascita, no. Niente lutto
cittadino per la scomparsa di uno dei suoi figli migliori. Un breve necrologio
sul sito del comune e tanto basta.
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