Soldati
Soldati
di Leo Spanu
Uno dei pregi dei grandi poeti è l’universalità del loro
messaggio. Parole che nascono da fatti privati, spesso limitati in piccoli
spazi e nell’arco di tempo di un sospiro, ma che finiscono col raccontare l’anima e spesso il
dolore di persone all’altro capo del mondo e della storia.
Uno dei grandi poeti italiani, Giuseppe Ungaretti
(1888-1970) famoso per l’essenzialità dei suoi versi ( chi non conosce il
distico: M’illumino d’immenso ) racconta la sua esperienza di soldato durante
la prima guerra mondiale (1914-1918).
San Martino del Carso
(1916)
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
Di tanti che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
Ma nel cuore
nessuna croce manca.
E’ il mio cuore
il paese più straziato.
La fotografia sottostante è stata scattata nel 2014. Un secolo dopo le macerie raccontate da Ungaretti, un secolo dopo quelle
croci nel cuore del poeta. Il tempo passa ma intorno e dentro noi sempre macerie.
A volte mi domando se la nostra civiltà si è davvero evoluta
nel corso dei secoli o se la nostra ferocia è la stessa di sempre dietro la
facciata del perbenismo. Non voglio conoscere la risposta perché ho paura di
quello che potrei scoprire.
Un’altra fotografia. E ancora una volta mi domando e vi
domando se questa bambina che ci guarda senza sorridere ha un futuro. Sa che il
suo domani potrebbe finire su una
spiaggia greca o turca; questa bambina sa che potrebbe diventare solo una nota
di agenzia che passa su tutti i telegiornali del mondo e poi avanti con
un’altra notizia.
Bambina siriana in un campo profughi. 31 gennaio 2014 ( Khalil Mazraawi/AFP/ Getty
Images)
Il poeta lancia uno sguardo verso il futuro
ma quello che vede non è certo consolante. Un secolo dopo siamo ancora qui a
parlare di guerra, di nemici da uccidere. Soldatini di latta che un soffio di vento può buttare giù.
Soldati (1918)
Si sta come
D’autunno
Sugli alberi
Le foglie


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