La pioggia nel pineto
La pioggia
nel pineto (1902)
di Leo Spanu
L’anno scorso, in
occasione di un mio viaggio a Brescia per rivedere un mio vecchio amico,
son andato a Gardone Riviera, destinazione il Vittoriale di Gabriele D’annunzio
(1863-1938). Non era la mia prima visita ma, ogni volta, quell’incredibile
monumento alla vanità riesce a colpirmi e a stupirmi. L’insieme di tante cose
fasulle, pacchiane e spesso fuori di
testa, potrebbe essere paragonato ai
vari disneyland, gardaland o alle
ignobili ricostruzioni in formato ridotto di Las Vegas ( le architetture di Venezia,
gli archi trionfali di Roma, la torre
Eiffel di Parigi ecc.) anche se in realtà è impossibile raggiungere le vette di
cattivo gusto degli americani. Invece nel
Vittoriale ci sono scorci davvero belli. Di sicuro non la nave incorporata
nella collina ma certe costruzioni, angoli del giardino e altri particolari
(anche minimi) non lasciano indifferenti e fanno capire che dietro il gusto estetico
eccessivo del Vate, c’è anche una concezione della bellezza che indica
sensibilità e fantasia. Certo “il superuomo”
malamente ispirato da Fiedrich Nietzche si riempie occhi, cuore e
pensieri del massimo immaginabile, concepibile e possibile, come un dio in
sedicesimo che vuole creare un mondo a sua immagine e somiglianza. Come un
novello faraone, D’Annunzio costruisce la sua immortalità e ci riesce
benissimo, visto che decenni dopo migliaia di turisti vengono a visitare questo
“paese delle meraviglie” ed anch’io sono qui a domandarmi se quest’uomo borioso
e pieno di se è la stessa persona che, quando non giocava con le parole( arte
in cui era veramente bravo) sapeva anche fare poesia.
1930 ca.
Per fortuna non sono
un professore o un critico e non devo
dare risposte anche se ritengo che nelle scuole D’Annunzio ( non solo lui
in verità) dovrebbe essere recuperato per far conoscere alle giovani leve sempre più
analfabete i padri della letteratura
italiana e magari spiegare che poesia e
rap non sono sinonimi e neppure parenti lontani.
In questa sede
riporterò solo la prima strofa di una delle poesie più belle di
D’Annunzio. Per chi volesse poi saperne
di più ( dell’uomo e del poeta) non
mancano le possibilità anche su internet.
La poesia è intitolata “La pioggia nel pineto”. E qui la parola è suono, colore , immagine.
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie.
A questo punto ci siamo già persi e non possiamo più tornare
indietro alle nostre case tristi, alle nostre strade rumorose, alle nostre
città senz’anima. Che senso ha pensare, sognare, cercar di capire se i rumori diventano parole, le parole poesia ,
la poesia musica.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scogliosi ed irti,
piove sui mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.
Come sperare che il tempo ci dia ragione quando la nostra
favola finisce qui, immersa e dispersa nello spirito silvestre di una
natura senza confini. La nostra favola che ancora ci illude e ci delude mentre
fuori piove sui nostri sogni.

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