La nebbia a gl'irti colli
La nebbia a
gl’irti colli…
di Leo Spanu
Esiste una poesia paesaggistica? Se la risposta è negativa
allora bisogna far tanto di cappello ai poeti che cercavano con le sole parole di far concorrenza ai
pennelli dei pittori, decisamente molto più avvantaggiati come mezzi espressivi.
Poi arrivarono la fotografia e il cinema a riempire i nostri occhi di immagini
di ogni genere così i poeti ( i pochi rimasti) si nascosero da qualche parte mentre i pittori
scoprirono l’astrattismo e l’informale. Tempi brutti per l’arte perché con
quella scusa non bastarono più i pittori della domenica a tormentarci con il
loro tragico quesito: cosa ne pensi? Nacquero
infatti anche i pittori del lunedì, del martedì e di tutti gli altri giorni della settimana
festività laiche e religiose comprese.
Giosuè Carducci ( eccolo l’incubo della nostra infanzia!) è
(era?) considerato uno dei padri nobili della poesia italiana. Quanto abbiamo
sofferto per imparare a memoria le sue ( non solo le sue, anche Pascoli ha dato
un notevole contributo ) composizioni. Il trauma fu talmente grave per molte
generazioni di scolari che anche Rosario Fiorello, noto intrattenitore
televisivo, in un momento di grave crisi esistenziale ( capita a tutti gli
umoristi) musicò gli immortali versi del
Carducci (guadagnando una barca di soldi come forma di consolazione) e tutti a cantare quell’accidente di “nebbia che
piovigginando sale”.
Invece noi abitanti della costa nord, in
Sardegna , col maestrale abbiamo un
fatto personale, perché togliere la salsedine dalle macchine è faticoso e sto' cavolo di mare, che “muggisce come un bove”e ti raggiunge anche quando cammini
costeggiando muro-muro per non farti rivoltare da un vento feroce e capriccioso, è pur’esso faticoso.
Oggi la fatica ( d’imparare le poesie a memoria) non
esiste più. Nuove concezioni scolastiche stanno sostituendo la lingua italiana
in favore di una lingua italo-anglo-telegrafica che fa molto “in” mentre la
nebbia non “sale” più ma scende perché oggi si chiama “smog”.
Cercando di tornare a un momento di serietà ( cosa difficile
perché nella stanza affianco mia moglie sta guardando una trasmissione
televisiva divenuta famosa per l’elevato grado
culturale dei partecipanti: L’eredità. Le scemenze escono dallo schermo
come sciami di mosche assatanate disturbando la mia quiete e il mio equilibrio mentale) devo dire che non
ho mai sopportato le poesie di Carducci ma questo “San Martino” è un quadro veramente
bello, un paesaggio opera di un macchiaiolo.
Non solo, ma par di sentire anche i profumi della Toscana: la
terra bagnata e l’odore del vino novello.
Ritorna il buon umore in questa giornata gonfia di vento e di
pioggia ed anche i pensieri più tristi volano via, come uccelli neri,
sul far della sera.
Caspar David Friedrich: Viandante sul mare di nebbia (1818)
San Martino (1887)
La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir dei tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
Gira sui ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando;
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri
com’esuli pensieri
nel vespero migrar.

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