Cartoline e dintorni.12


Tour della Lombardia e del Veneto. Aprile/Maggio 2001

Itinerario: Pavia, Sirmione, Brescia. Verona, Venezia, Mantova, 
Parco della Sigurtà, Gardone, Salò, Desenzano, Piacenza, Genova.

Sirmione era la nostra “ base operativa”. Il nostro viaggio annuale ha avuto come meta la Lombardia e il Veneto. Lorenza non conosceva quei posti, io sono tornato a casa. Nessuna nostalgia, è stato un viaggio bellissimo, abbiamo fatto i classici turisti visitando località incantevoli.
Io ho visitato anche i miei ricordi. I paesaggi, i colori, i profumi sono quelli della mia giovinezza e so che non cambieranno mai. Le persone che ho conosciuto, gli amici che non rivedrò, loro continuano  a vivere dentro di me.

Brescia. Il Castello

Il castello è il cuore di Brescia. Proprio al centro della città, un colle ricco di boschi, giardini, viali e angoli perduti nel verde. Quanti amori sono nati e morti tra le mura e i parchi del castello. Quanti giorni e ore ho trascorso in quegli spazi liberi. L'ultima volta è stato un addio. Alla città, agli amici già persi, ad una ragazza che non amavo. I favolosi anni sessanta sparivano tra le macerie e i morti di Milano il 12 dicembre 1969. Montanelli scriveva sulla fine della primavera di Praga: I sogni muoiono all'alba. E' stato un facile profeta.
                      
Brescia. Via Garibaldi
Via Garibaldi oggi si potrebbe chiamare via Shangai. La Cina si è trasferita insieme all'Africa nelle vecchie stradine tra il Carmine e via san Faustino dove un tempo vivevano, oltre alla gente più povera, delinquenti di ogni genere: ladri, papponi, mignotte, contrabbandieri di sigarette e tutta una varia umanità che metteva paura ai bambini come me, la prima volta che mi persi in quel dedalo di viuzze sporche e colorate. Poi arrivavi in via Garibaldi e iniziava la città normale.
Oggi quel mondo non c'è più, non so se fosse migliore o peggiore. Ho conosciuto tante persone vere che mi hanno aiutato a crescere e a capire. Mi mancano le grida delle donne e dei bambini, i colori del mercatino. Mi manca il sapore di una pizza (una fetta cento lire) nella rosticceria di via Mameli e il cinema dove, con 180 lire, potevi vedere due film al giorno, dalla commedia, al western, al noiosissimo capolavoro del cinema russo. E nella sala il camionista stanco che russava come un vulcano in attività, il maniaco che allungava le mani e volavano schiaffi e bestemmie, la casalinga con la borsa della spesa, la prostituta che faceva una pausa e  studenti con poca voglia di studiare. Nella vicina chiesa del Carmine ho disegnato un' acquasantiera in marmo del periodo barocco. Sono rimasto una mattina intera per completare l'opera. La gente dava un'occhiata veloce mentre faceva il segno della croce e annuiva soddisfatta. Un bel lavoro. L'insegnante di disegno mi diede nove. C'era un piccolo errore.   
Via Garibaldi e torre della Pallata
                         
Brescia. Case INCIS
Casa, dolce casa. La casa dove abitavo ha la forma di un grosso ciambellone mal riuscito. 
Un' ottantina di appartamenti divisi su dieci scale, tre  per piano, quattro piani, soffitti e 
cantine e un enorme cortile interno. Vi abitavano i dipendenti dello stato dall'usciere
come mio padre, al giudice d' appello, dall'insegnante al piccolo funzionario. 
La grandezza dell'appartamento era a misura del grado. Un serraglio di varia umanità 
che non si conosceva anche se abitava gomito a gomito. Scoprii solo quando frequentai 
il liceo che il “ Signor Preside” abitava nella mia stessa scala al primo piano. L' esimio 
professor Paganuzzi aveva un figlio medico pediatra, qualche anno prima aveva
sbagliato diagnosi e terapia su mia sorella Silvana. 
Mesi di ospedali e  trasfusioni a nastro; mia sorella si è portata dietro tutta la vita 
quell'errore, il medico fu sospeso per un certo periodo dall'esercizio della professione. 
Io fui l' oggetto della vendetta trasversale del professor Paganuzzi. 
La mia carriera scolastica al liceo è stata un vero disastro ( anch'io in verità ho dato un buon contributo).
Noi studenti cantavamo in coro una canzoncina, un successo di Domenico Modugno
( da noi ribattezzato Domenico Mugugno) : Stasera pago io, domani paga-nuzzi. Un vero tormentone.
Al palazzone, di epoca fascista, si accedeva attraverso un ingresso monumentale dove 
c'erano gli appartamenti più importanti, quelli che si davano solo alle Loro Eccellenze. 
Noi entravamo attraverso un ingresso secondario, quello delle macchine, una specie di
galleria lunga e stretta.
Nel 1962 mio padre comprò la sua prima macchina, la favolosa NSU Prinz. 
Io lo accompagnai dal concessionario, avevo il braccio destro ingessato perchè l' ultima 
partita del campionato di rugby mi aveva lasciato un ricordo. Mia madre con mio fratello e 
mia sorella ci aspettavano affacciati sulla finestra esterna (all'ultimo piano). Arrivammo di 
fronte all'ingresso, mio padre si spostò a sinistra per affrontare la curva a 90 gradi 
sulla destra e infilò lo stretto corridoio. Centrò in pieno lo spigolo destro del muro.
Il fanalino si spezzò in mille pezzi e il paraurti si piegò andando ad abbracciare la ruota. 
Così il primo giorno la bianca Prinz dormì dal carrozziere. Invece mio padre, 
che si era anchilosato il braccio firmando cambiali, quella notte non dormì per niente.


 
Chiesa di san Francesco
La chiesa di san  Francesco era la chiesa della gente bene di Brescia. La domenica mattina era un traffico interminabile di macchine di lusso, pellicce e cappotti di cammello. Noi studentelli senz' arte nè parte andavamo a caccia di ragazze. Qualche volta si rimediava un sorriso, raramente un appuntamento, più spesso uno sguardo sprezzante. Era il 1961, in Germania Ulbricht faceva costruire il muro di Berlino.  
Chiesa di S.Francesco
                                                                                               
Sirmione
L' ultima volta che sono stato a Sirmione è stato nel 1967 insieme ad una ragazza di cui non ricordo niente. Ricordo solo un caldo esagerato, era giugno e i giardini delle Grotte di Catullo erano pieni di gente. Io era confuso e infelice, pochi giorni dopo sarei partito per il servizio militare.
Chissà come si chiamava quella ragazza.

Venezia
E' la Venezia della mia infanzia, quando mio padre mi portò a vedere la città dove lavorava. Io avevo sette anni e mi colpirono gli odori forti e il buio delle viuzze. Avrei scoperto la bellezza di Venezia solo più tardi.


Mantova
Ho fotografato il modellino della cattedrale che si trova all'interno della chiesa stessa. E' l'unico modo per avere un'immagine completa della costruzione. Io ho un'idea migliore.
Demoliamo tutte le strutture che nascondono le chiese d'Italia. Liberate le chiese!

Genova
Genova per noi che, come Paolo Conte, sognavamo in fondo alla campagna, è questa chiesa non bella, affogata tra sopraelevate, mostruosità di cemento, capannoni, pubblicità e cassonetti della spazzatura. Mi piace quel campanile che cerca di fuggire dalla volgarità, quasi a graffiare il cielo, come un grido silenzioso di protesta.

Per la cronaca stavamo aspettando di imbarcarci e la “ sala d'attesa” della Tirrenia è quello che è. Un mondezzaio.

Per la serie “ Pagherete tutto” ecco una piccola collezione di fiorellini. Viaggiare è un piacere ma è anche un lusso che ci si può permettere solo una volta all' anno (almeno per noi). Io credo che si esageri con tutti i balzelli che ci perseguitano.

A volte ho paura anche di pormi delle domande. E se mi tocca pagare per la risposta? 


Pagine della memoria

Donne
C' è stato un tempo che ho smesso di pensare. Il mondo fasullo che conoscevo mi era sfuggito dalle mani, presto sarebbe saltato in aria ma io non lo sapevo. Vivevo i miei giorni indifferente a tutto, avevo lasciato gli amici e loro mi avevano lasciato andare. Mi ero chiuso in un silenzio apatico che non si apriva a niente e a nessuno, anche i miei genitori erano solo una presenza fastidiosa. Per guadagnarmi qualche soldo facevo il piazzista porta  a porta nei paesi dell' hinterland di Brescia. Ho venduto di tutto: enciclopedie che non valevano la carta, deodoranti, detersivi, camicie, persino calze da donna e collants. Il mio aspetto da bravo ragazzo piaceva alle mie potenziali clienti: contadine, operaie, lavoratrici in nero all' interno di case che si rivelavano essere fabbriche tessili e altro. Bellino, pulitino, educato, ben vestito con giacca e cravatta, facevo tenerezza e poi parlavo così bene l' italiano tra tanta gente che mischiava dialetto e italiano. Tra l' odore acre delle stalle e il profumo penetrante della terra umida, giravo per la campagna bresciana col mio carico di spazzatura da vendere.
Ho conosciuto molte ragazze in quel periodo, mai avuto tanto successo. Ragazze del popolo che non avevano molte occasioni di incontrare degli studenti universitari; le classi sociali non esistevano  ma di fatto ognuno frequentava il proprio ambiente e la gente bene non si mischiava con la classe operaia. Io  provenivo dall’ elite di Brescia: avevo respirato troppo a lungo l' aria  della ricca borghesia cittadina. 
Un' anomalia  per le mie origini, visto che mio padre era un modesto dipendente dello stato. Una stravaganza in quel mondo di persone che a malapena avevano fatto le scuole medie e che lavoravano duro per costruirsi un avvenire.
E poi, quell' aria di mistero, era così affascinante. Ma io ero troppo preso dal rancore che mi divorava la mente, odiavo il mondo intero e soprattutto odiavo me stesso.
So di essermi comportato da vero stronzo; quando mi rendevo conto che per quelle ragazze io  stavo diventando importante, allora fuggivo. Non volevo legami, quelle donne erano solo
un' appendice della mia vanità e della mia solitudine . Non capivo il male che stavo facendo.
Maria Rosa aveva grandi occhi neri e il profumo delle arance della sua terra, la Sicilia. Quando ero depresso mi accarezzava con tenerezza, come un bambino che ha bisogno di coccole. Poi un giorno mi aspettò invano.
Laura era bresciana anche se dall' aspetto l' avresti presa per una figlia dell' Africa. Una bella ragazza mora con una gran massa di capelli ricci, una simpatia e una vivacità che avrebbe sciolto i ghiacciai.
Mi stava sempre addosso come una trottola impazzita, mi spiazzava con la sua allegria, con la sua voglia di vivere, con il suo amore così giovane. Ma io riuscivo a distruggere tutto. Una sera la vidi piangere in silenzio. Poi anche lei uscì  dalla mia vita e altre ancora, ragazze alle quali non ho saputo dare niente.
Ho un lungo conto da pagare alle donne. E non posso neppure chiedere scusa. 

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