Non passa lo straniero

Non passa lo straniero

di Leo Spanu

Due fotografia prese da Twitter. Vengono da Kos, amena e pacifica isoletta della Grecia invasa dai nuovi barbari. Nella prima una madre abbraccia il figlio appena sbarcati sulla spiaggia. Pianto di gioia, di speranza, di paura? Chissà? Nella seconda  un padre lava la figlioletta, ancora  spaventata dal viaggio, con una bottiglia d’acqua minerale.



Ho scelto queste due immagini come espressione positiva  di tempi che non invitano all’ottimismo. Personalmente non ho mai avuto la vocazione a fare il moralista e di certo non sono un “buonista” che aspira ad un posto in paradiso.  Mi sono sempre considerato una persona intelligente e per dirla con Antonio Gramsci  un pessimista della ragione e un ottimista della volontà. Solo che oggi non capisco più niente del mondo in cui stiamo vivendo. Mi sento impreparato, incapace di leggere la nuova realtà. Provo solo una profonda sensazione di schifo  per tutti quelli che, col culo ben coperto e caldo, giudicano e condannano senza dubbi e senza pietà. Ho già scritto della nostra intolleranza, della nostra paura per tutto ciò che è diverso da noi ma oggi mi sono reso conto che abbiamo paura anche di quelli che ci rassomigliano, abbiamo paura dei nostri fratelli. Il nostro spazio di umanità si sta sempre più riducendo. La famiglia, i parenti, qualche amico. Oggi. Domani forse neppure quello. Il nostro vicino di casa è già un nemico. Allora su a costruire barricate, muri e recinzioni. Lo straniero non deve passare. La parola d’ordine è: chi se ne frega di tutti gli altri! Allora via gli zingari che rubano, i barboni che dormono sulle panchine dei nostri ordinati giardini, i neri che si fanno sparare dai poliziotti bianchi, i gay che chiedono la parità di diritti, i cattolici che non possono pregare in Africa, in Cina ed in altri posti “democratici”, i mussulmani che non applicano la sharia in modo violento, i poveri che chiedono l’elemosina, i polacchi che rompono agli incroci, le prostitute che occupano i  viali delle nostre belle città, i drogati che corrompono i nostri figli, i clandestini che vengono a morire nel nostro mare, gli ultimi di tutti i generi  sempre pronti a rubarci la nostra libertà e la nostra vita. Non passa lo straniero e non passerà.  Sulla linea del Piave pianteremo le nostre bandiere: qui si fa l’Italia o si muore. Quante parole stupide per giustificare ignoranza e violenza. E quanta gente che crede a questi venditori di merda, a questi  Brancaleone dell’armiamoci e partite. Che fine hanno fatto l’intelligenza, il buon senso, l’umanità. A volte questa società mi fa paura, a volte vorrei trovarmi lontano, molto lontano. E gridare: Fermate il mondo! Voglio scendere. 

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